Attentato Sigfrido Ranucci

“A Corrado non devono arrivare”: caccia ai mandanti dell’attentato a Ranucci, volevano far fuggire gli arrestati

Continuano le indagini dei carabinieri per scoprire i mandanti dell’attentato al giornalista di Report Sigfrido Ranucci, ancora ignoti. Al momento sono quattro le persone arrestate: si tratta di Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippis.
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D'Avino e Marika De Filippis: questi i nomi dei quattro arrestati stamattina nella zona di Avella in provincia di Avellino, con l'accusa di aver organizzato ed eseguito materialmente l'attentato davanti all'abitazione di Pomezia di Sigfrido Ranucci. Nomi che già comparivano nelle carte degli inquirenti in relazione a indagini sul traffico di droga, con Passariello e Mutone che hanno un passato importante nella criminalità organizzata. In particolare, Passariello è un uomo che entra ed esce dal carcere da anni e che, secondo gli inquirenti, sarebbe ancora attivo nel traffico di stupefacenti. Incensurata, invece, Marika De Filippis, fidanzata di D'Avino, per la quale sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Gli arrestati esecutori materiali

Ma chi è questo gruppo, che cosa ha a che vedere con il giornalista di Report? In realtà, stando alle 107 pagine dell'ordinanza con cui viene disposta la custodia cautelare per gli indagati, Passariello, Mutone, D'Avino e De Filippis sarebbero solo gli esecutori materiali: i mandanti, al momento, rimangono ignoti. Mandanti che, però, sembrano avere una struttura organizzativa e una disponibilità economica estremamente solide: il gruppo campano, infatti, sarebbe stato pagato migliaia di euro per l'attentato a Ranucci.

L'offerta di fuggire all'estero

Ai quattro sarebbe stata promessa assistenza legale e anche la possibilità di trascorrere un periodo all'estero, in Paesi a loro scelta tra Spagna, Austria e Francia, con un mantenimento di 200 euro al giorno. Gli accusati hanno però rifiutato: non solo perché l'idea di allontanarsi non li convinceva, ma anche perché temevano che potesse essere una trappola. "Se te ne vuoi andare a divertire un po'… ti danno i soldi, mi dai la carta da ricaricare, ti vai a divertire dove dici tu… 10-15 giorni e poi tornate… ogni giorno ti caricano i soldi sulla carta", dice D'Avino. Ma subito dopo, nasce il sospetto: "Ma se mi fanno una cattiveria e mi fanno scomparire?". "Hanno cercato di corromperci, hai capito? Tipo: ‘vuoi andare in Spagna? Ti mandiamo pure 200 euro al giorno noi'… Poi dopo torni qua e se succede una cosa… quelli là non ti pagano gli avvocati. Invece no! Non ci servono i 200 euro al giorno per un mese". Insomma, non si sono fidati, e hanno preferito l'arresto alla fuga.

La caccia ai mandanti dell'attentato

E sono proprio i mandanti su cui si concentreranno le indagini dei carabinieri, effettuate dai carabinieri dei nuclei investigativi di Roma e Frascati, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pm della Dda Carlo Villani. Che ci sia almeno un mandante è poco ma sicuro. Nelle intercettazioni gli arrestati fanno esplicito riferimento a una persona terza, alla quale i carabinieri "non devono assolutamente arrivare" e che si sarebbe attrezzata per fare in modo che il suo nome non emergesse. "Ti do fino all'ultimo centesimo quello (…) ti ringrazia, ha detto: “Io gli do fino all'ultimo centesimo”, però gliel'ho detto: se parla quell'altro lì, io non ti assicuro niente. Quello ha detto a quello che non dobbiamo proprio farlo arrivare a Corrado… se fai il gioco così". Nessuno degli indagati, nemmeno una volta, si lascia sfuggire il suo nome. Persino Pellegrino D'Avino, che secondo gli inquirenti teneva i contatti con il gruppo dei mandanti, non avrebbe mai incontrato di persona chi tirava davvero i fili dell'operazione. Che è ancora avvolto dal mistero.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views