Attentato a Ranucci, quattro arresti: sospettati partiti dalla Campania, esplosivo ad alto potenziale

Quattro persone sono state arrestate per l'attentato contro il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre scorso davanti alla sua abitazione di Pomezia. Si tratterebbe di quattro uomini sospettati di essere gli esecutori materiali dell'attacco dinamitardo che ha fatto esplodere l'auto e rischiato di uccidere il giornalista e la sua famiglia. Gli arresti sono stati effettuati dai carabinieri dei nuclei investigativi di Roma e Frascati, con le indagini della procura di Roma coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pm della Dda Carlo Villani. Stando alle prime informazioni emerse, i mandanti non sono stati ancora identificati, ma sarebbe abbastanza certo che avrebbero pagato i quattro sospettati per eseguire materialmente l'attentato, arrivando persino a fornire un'eventuale copertura legale e pianificare una copertura all'estero.
Gli arresti a Napoli e Avellino
Le misure cautelari sono state eseguite dai carabinieri nelle province di Napoli e Avellino. Nello specifico, tre persone sono finite in carcere, mentre una si trova ai domiciliari. Le accuse sono, a vario titolo, detenzione, porto e utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con le aggravanti dell'aver agito in più di cinque persone e con modalità mafiose. Si tratta di uomini di età compresa tra i 23 e i 53 anni, con precedenti per droga e danneggiamento. Uno di loro, in particolare, era già ai domiciliari per questioni legate allo spaccio. Secondo quanto emerso, sarebbero gli esecutori materiali: terzi non ancora identificati li avrebbero pagati migliaia di euro per eseguirlo, arrivando anche a pianificare una loro eventuale fuga all'estero e prospettandogli assistenza legale in caso di fermo.
Perquisizioni in corso, si cercano i mandanti
Gli arrestati sono in arrivo presso la caserma di via in selci. Contestualmente agli arresti sono ancora in corso numerose perquisizioni di altre persone indagate, che potrebbero aver fornito l'esplosivo e il supporto logistico al comando. Le indagini non sono ferme, ma proseguono per individuare i mandanti che avrebbero commissionato l'attentato contro il giornalista di Report.
L'ordigno ad alto potenziale composto da gelatina da cava
Le indagini, andate avanti per mesi, hanno permesso ai carabinieri di ricostruire tutte le fasi dell'attentato attraverso l'analisi delle telecamere di sorveglianza, i rilievi scientifici e i tabulati telefonici. In particolare, gli accertamenti del Ris hanno mostrato che l'ordigno era composto da gelatina da cava, un esplosivo molto utilizzato in passato e oggi ormai poco usato, ma con un alto potenziale distruttivo. Proprio il fatto che si trattasse di un materiale così vecchio ha fatto pensare all'esistenza di una rete illegale di approvvigionamento.
La Fiat 500X ripresa sulla Pontina dalle telecamere
A permettere ai carabinieri di individuare i sospettati sono state le telecamere sulla via Pontina, che hanno permesso di individuare una Fiat 500X noleggiata in Campania e che è stata utilizzata per raggiungere Roma e rientrare subito dopo l'attentato. Incrociando le immagini delle telecamere con i tabulati telefonici, i carabinieri hanno visto che i cellulari degli esecutori avevano eseguito lo stesso tragitto non solo il giorno dell'attacco, ma anche durante un precedente sopralluogo nella zona, avvenuto sei giorni prima. Il sopralluogo è stato effettuato da tre sospettati, mentre l'ordigno esplosivo poi posizionato davanti l'abitazione del giornalista di Report è stato trasportato a Pomezia da due di loro.
I tentativi di depistaggio
Dalle indagini è emerso che gli indagati – forse capendo che i carabinieri erano sulle loro tracce – avrebbero tentato più volte di ostacolare le indagini, effettuando bonifiche per individuare eventuali microspie, distruggendo schede SIM del telefono e concordando tra loro delle versioni comuni da dare la ai carabinieri. Non solo: il loro scopo principale sarebbe stato quello di proteggere i veri mandanti dell'attentato, che allo stato attuale sono ancora sconosciuti.
Ranucci: "Capire se ci sono altri livelli"
"Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli" – ha dichiarato ad "Agorà Estate" il giornalista di Report, Sigfrido Ranucci – "Da quello che ho capito c'è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora".