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Attentato Sigfrido Ranucci

Attentato a Sigfrido Ranucci: indagati legati al clan Cava ma per i pm la camorra non c’entra

Gli indagati finiti in manette per l’attentato a Sigfrido Ranucci hanno contatti con la camorra del Napoletano, in particolare coi Cava; per gli inquirenti, però, l’ordine (e il pagamento) non sarebbe partito da un clan.
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A cura di Nico Falco
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Camorra sì, camorra no: quello del coinvolgimento della criminalità organizzata napoletana (o, per meglio dire, campana), resta uno dei nodi sull'inchiesta sull'attentato al giornalista di Report Sigfrido Ranucci, la cui è automobile è stata distrutta da una bomba nella serata del 16 ottobre 2025; gli inquirenti hanno stretto il cerchio intorno ai presunti responsabili, è stato individuato anche il tipo di esplosivo utilizzato, ma c'è ancora un punto interrogativo sul mandante: il gruppo avrebbe agito su commissione, in cambio di una cifra non meglio specificata ma che sarebbe di alcune migliaia di euro, ma resta da capire chi avrebbe pagato e perché.

A finire in manette, con destinazione carcere, sono stati Antonio PassarielloSaverio Mutone e Pellegrino D'Avino; si sarebbero occupati di reperire l'esplosivo, l'auto da usare per il viaggio e di fare esplodere la bomba. Quinta indagata arrestata, Marika De Filippis, sottoposta agli arresti domiciliari. Quinto indagato, Luca Amato.

I contatti col clan Cava di Avellino

Quel che è certo, è che gli indagati i rapporti con la camorra li hanno. In particolare col clan Cava: per gli inquirenti Antonio Passariello sarebbe coinvolto nello spaccio di stupefacenti e il suo riferimento, tale "Tore", sarebbe Salvatore Cava (non indagato), figlio del capoclan deceduto Biagio. L'uomo sarebbe il reggente attuale dello storico gruppo di camorra, egemone nel territorio di Quindici (Avellino) e protagonista di una feroce faida che va avanti da decenni col clan Graziano. E con alleanze salde anche con altri clan, in particolare coi Fabbrocino, attivo nei comuni alle falde del Vesuvio (Ottaviano, San Gennaro Vesuviano e San Giuseppe Vesuviano) e coi Moccia di Afragola (Napoli), il clan dei colletti bianchi ormai votato all'imprenditoria e al riciclaggio che si è ben radicato anche a Roma.

La mail anonima del "Regalo di Pasqua"

Restando al discorso dei contatti, apparirebbe quantomeno verosimile il contenuto della mail con oggetto "Regalo di Pasqua" che, il 6 aprile 2026, un indirizzo anonimo ha inviato al pubblico ministero che indaga sull'attentato. "Vi dò una mano a prendere quel deficiente ha fatto quel casino fuori casa di Ranucci", inizia il messaggio. E poi c'è anche la spiegazione: "Se me lo vendo è perché lui ha lavorato per il clan Moccia di Afragola senza avvisare ai compagni che ha intorno e con i quali fa altre attività malavitose che a lei NON interessano… quindi lei potrebbe capire una cosa per un'altra, lui lavora per gli amici di Nola e se c'è lo avrebbe detto NON glielo avremmo mai permesso perché Ranucci a noi NON ci ha fatto niente e questo guaio che NON vogliamo".

Chi scrive fa intendere di farlo a nome di un gruppo criminale di cui farebbe parte anche il responsabile, e lo fa per mettere le cose in chiaro: non vuole che, individuato lui, nell'indagine finiscano anche "gli amici di Nola"; il riferimento non è chiaro, ma potrebbe trattarsi dei Russo, attivi appunto a Nola e anche loro, come scrive nero su bianco la Dia nelle relazioni già da vari anni, legati ai Cava. In sostanza il messaggio della mail è chiaro: il clan non è coinvolto in quell'attentato e non vuole rimetterci per una intimidazione che porta la firma dei Moccia.

Escluso il coinvolgimento della camorra

Quella mail, hanno ricostruito gli inquirenti, l'avrebbe scritta Davide Netti, classe 1979, di Torre del Greco (Napoli), arrestato nel 2023 per avere incendiato l'auto del cognato e scarcerato nel 2026, che, subito dopo essere tornato libero, si sarebbe avvicinato al gruppo di cui farebbe parte anche Passariello.

Ma la ricostruzione del "regalo di Pasqua", perlomeno allo stato attuale, pare non reggere. Ne sono convinti gli inquirenti, per i quali l'azione, seppur sicuramente organizzata, non sarebbe partita dalla camorra, che siano i Cava, i Moccia o altri clan. Si evince anche dalle conversazioni intercettate. Il 31 marzo 2026, quindi quasi 5 mesi dopo l'attentato, Luca Amato (identificato dagli inquirenti come esecutore materiale insieme ad Antonio Passariello), legge un messaggio che gli è stato inviato proprio da Tore, ovvero Salvatore Cava: "‘o zii sto sottocchio, ma assai assai, per mezzo della stupidaggine che hai fatto là a Roma". In un altro passaggio, durante un dialogo tra Passariello e "Tore" datato 8 aprile 2026, si parla ancora dell'attentato, e in particolare dell'automobile utilizzata, e il reggente del clan gli chiede se, all'epoca, lavorasse già con lui, avendo in risposta una conferma.

E niente è emerso nemmeno sul versante Moccia, il cui coinvolgimento sarebbe potuto sembrare plausibile se collegato alle inchieste di Report su appalti e fondi pubblici: nessun indagato riconducibile al gruppo, nessuna pista che porti agli affari del clan nella Capitale o in altre parti d'Italia.

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