“Mi buttano fuori dopo 10 anni che lavoro nelle scuole: ho un mutuo e due bambini, come farò?”

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"Ho 48 anni, due figli e a ottobre sono 2 anni che lavoro come Mad. Ho sempre lavorato in un nido privato convenzionato col Comune di Roma e verso i miei 40 anni ho deciso di laurearmi in Scienze dell'Educazione e della Formazione che era quella abilitante per il nido". Questo è il racconto di Francesca a Fanpage.it, una Mad che ha deciso di rivelare la sua storia.
"Tantissime colleghe che lavoravano per il Comune di Roma tramite Mad, mi hanno detto che c'era tantissima carenza di personale. Così ho deciso di intraprendere questa strada, di fare questo salto nel vuoto – aggiunge – Così ho lasciato un tempo indeterminato per dare la mia Messa a disposizione. Era il 2024″.
Ormai è più di due anni che Francesca svolge questo mestiere. "A questi di Mad si aggiungono i 10 precedenti di asilo. Mi sono formata per due anni, ho fatto esperienza. Ho avuto sotto la mia responsabilità i bambini, sono io che firmo per far mangiare la merenda ai bimbi allergici. E la cosa che più mi fa male è che la carenza di personale resta".
La mobilitazione delle insegnanti a chiamata a Roma
Quello delle insegnanti a chiamata è un mestiere e un rischio che unisce tante insegnanti a chiamata di Roma Capitale, da Daniela che ogni giorno si sveglia alle 4.30 per raggiungere la stazione Termini da Caserta a Chiara che invece arriva da Frosinone, da Barbara che lavora come insegnante a chiamata da sette anni a Valeria che si è trasferita a Roma da Napoli per continuare a lavorare. Sul caso i consiglieri del Movimento Cinque Stelle 2050 hanno firmato e presentato una mozione urgente con la prima firma di Linda Meleo. "Chiediamo di non far sparire queste persone, ma di mantenere questo elenco e metterlo a sistema. La nostra scuola, lo abbiamo visto negli ultimi giorni di mobilitazione, ha bisogno delle Mad", ha spiegato a Fanpage.it.
Nel frattempo per il pomeriggio di oggi, 26 maggio 2026, è previsto un nuovo presidio da parte di tutti i lavoratori e le lavoratrici della scuola che si sono date appuntamento in Campidoglio, non soltanto insegnanti a chiamata. "La realtà quotidiana nei nidi e nelle scuole dell’infanzia capitoline è fatta di sezioni sovraffollate, educatrici ed insegnanti stremate ed una drastica riduzione dell'offerta formativa e del tempo scuola per i bambini e le bambine – fanno sapere con una nota da Sgb, Sindacato Generale di Base – Senza una diminuzione dei carichi di lavoro, un piano straordinario di assunzioni e senza la copertura tempestiva delle supplenze, è impossibile garantire un servizio dignitoso. Roma Capitale non può continuare a fare cassa sulla pelle".
Il presidio in Campidoglio: "Dicono che dobbiamo studiare, ma come facciamo?"
Lo scorso martedì in Campidoglio si è tenuto un presidio. Alcune delegate sono andate a parlare con l'amministrazione e l'assessora Claudia Pratelli. "Ci hanno detto che dobbiamo tornare a studiare per entrare nelle graduatorie. Nel frattempo dovremmo smettere di lavorare, faticare ad andare avanti con le nostre famiglie. Stare a casa mentre studenti e studentesse non ancora laureandi lavorano nelle classi. Vogliono un personale che sia formato. Ma noi, in tutti questi anni, abbiamo già accumulato esperienza sul campo". Iscriversi all'università per queste facoltà, infatti, vuol dire oltrre a seguire le lezioni svolgere ore e ore di laboratori, corsi di formazione aggiuntiva e tirocini non pagati. "Se vuoi che studi, deve essere un percorso abbordabile, creato ad hoc".
Un paradosso secondo Francesca. "Ho una laurea affine, quella di Scienze dell'Educazione e della Formazione. Da anni lavoro con bambini – spiega – Come Mad lavoro fino al 31 luglio 2026 con i bambini di 3 anni. Esattamente un mese e 10 giorni dopo, il 10 settembre, non potrò più lavorare con loro, perché risulterò fuori graduatorie in quanto non abilitata. Un mese dopo, per fare lo stesso lavoro con gli stessi bambini".
L'auspicio: "In autunno il sistema collasserà. E noi torneremo ad essere indispensabili"
L'auspicio è che possa essere creato un nuovo percorso specifico. "Magari inserire degli esami integrativi, chiedere più CFU. Sarebbe un modo per farci migliorare come professioniste e per garantire continuità nel sistema scolastico, dove il rischio è di restare, ancora una volta, con buchi di organico e assenze – aggiunge prima di concludere – Non mi stupirei se, alla fine, ci richiamassero in novembre. Perché senza di noi, il sistema crolla. Ma nel frattempo fino all'autunno inoltrato, cosa farò? Ho un mutuo, due bambini. Ho bisogno di lavorare, non posso fare la studentessa. E da un giorno all'altro resto senza lavoro perché non rispondo ai requisiti di un mestiere che svolgo da 10 anni".
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