Valeria, insegnante a chiamata: “Trasferita da Napoli a Roma per poter lavorare: ora rischio di perdere tutto”

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"Faccio questo mestiere dal 2021. Fatta eccezione per il primo anno, mi reputo anche abbastanza fortunata: mi sono sempre capitate sostituzioni lunghe. Ma il prossimo settembre rischio di non essere più chiamata a lavorare: la nuova graduatoria valorizza le studentesse universitarie rispetto a noi Mad con anni di esperienza. Ma io per lavorare a Roma mi sono trasferita da Napoli".
Questa è la storia di Valeria, insegnante a chiamata che da settembre, come tante colleghe Mad, cioè messa a disposizione, rischia di restare senza lavoro. Come Barbara, che lavora come insegnante a chiamata da sette anni e come Daniela, che ogni giorno si sveglia alle 4.30 per raggiungere la scuola a Roma da Caserta, anche lei rischia di tornare
La storia di Valeria, che si è trasferita a Roma per lavorare come insegnante a chiamata da Napoli
"Mi sono trasferita a Roma nel 2021 perché convocata dal municipio III per ricoprire un ruolo di supplenza presso una scuola dell'infanzia – esordisce con Fanpage.it – Chiesi come mai fosse possibile dal momento che mi ero iscritta al concorso per la graduatoria unica nel 2018, ma per il nido non avevo sostenuto il concorso nel 2019. Mi risposero che come titolo affine potevo essere convocata", racconta.
"A settembre 2021 a causa delle graduatorie bloccate per i ricorsi al Tar le mie possibilità di insegnare alla scuola dell'infanzia sono sparite del tutto, ma non mi sono arresa – racconta – Sono tornata a Roma, ho investito soldi ed energie e ho inviato la Mad sia all'infanzia che al nido a tutti i 15 Municipi di Roma fino a quando, nel mese di febbraio 2022, non sono stata chiamata dal XII per una supplenza di maternità fino a giugno. Prima rispondevo alle chiamate di lavoro giornaliere, poi quando ho avuto questa occasione mi sono trasferita: all'inizio restavo a dormire in albergo, poi mi sono messa a cercare casa".
L'arrivo a Roma e il trasferimento: "La nostra esperienza non conta più niente"
"Quando sono arrivata a Roma per lavorare come supplente, avevo già diversa esperienza anche in altri settori lavorativi, anche in lavori più fisicamente pesanti rispetto allo stare a contatto con i bambini. Mi sono imbarcata, ho fatto la cameriera. Ma quando ho iniziato a insegnare mi è piaciuto e finalmente ho avuto modo di mettere in pratica tanti anni di studio", ricorda Valeria. "Ho preso una stanza, ho vissuto con dei coinquilini. Ed ho accumulato cinque anni di esperienza. Anni in cui non mi sono mai fatta alcun problema a muovermi in qualsiasi zona della città", spiega.
"L'uscita di questa nuova normativa, che serve a equiparare la Capitale alle direttive nazionali, esclude la mia fascia che ha i medesimi requisiti della fascia con riserva, cioè la laurea in Scienze dell'educazione 360 giorni lavorativi ed oltre, mi lascia davvero dubbiosa sul discorso meritocratico che è il principio sul quale si basa la nostra mission educativa – dice – Non vediamo riconosciuto l'impegno, la devozione, la disponibilità, l'affidabilità di cui municipi, genitori e colleghi possono godere, perché siamo professioniste formate sul campo ma anche e soprattutto con discipline psico-socio-pedagogiche e relazionali idonee alla fascia d'età compresa tra gli 0-6 e all'interazione con la famiglia. Escludere noi per equipararsi allo Stato non è accettabile: vuol dire non rispettare noi precarie come insegnati, perché è esattamente quello che siamo".
"Anni di esperienza, ma per lavorare conta soltanto la teoria"
Come spiegato a più riprese a Fanpage.it anche dal sindacato Sgb, Sindacato Generale di Base, che si sta occupando della questione da tempo, queste nuove graduatorie rischiano di mettere le une contro le altre professioniste del settore con diverse abilitazioni, specializzazioni e anni di esperienza.
"Hanno più possibilità di essere chiamate le studentesse universitarie di Scienze della Formazione Primaria che hanno già svolto il tirocinio da 150 cfu che noi Mad. Eppure noi facciamo questo mestiere da anni, con rispetto, spirito di sacrificio e professionalità – sottolinea – Ma sembra quasi che valga di più rispondere a un requisito teorico, su carta che alle ore di lavoro pratico. Tutto questo, inoltre, quando sappiamo che ci sono enormi vuoti di organico e assenze. Forse potremmo addirittura servire tutte per garantire il migliore servizio possibile ai piccoli e alle loro famiglie".
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