“Ho 27 anni e due lauree ma per il Comune di Roma non posso lavorare a scuola: ci dicono che siamo un errore”

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"Ho 27 anni e due lauree, ma per il Comune di Roma non posso lavorare a scuola". Questo il racconto di Martina, una giovane insegnante che da due anni lavora come insegnante Mad, Messa a disposizione, nelle scuole di Roma. "Ho dato la mia Messa a disposizione su consiglio di una tutor dell'università. Mi hanno chiamato subito e ho immediatamente iniziato a lavorare, con titolo affine. Il primo anno a mozzichi e bocconi, non venivo chiamata sempre. Dall'anno successivo, invece, ogni giorno: sono due anni che lavoro continuativamente", spiega.
Martina e il rischio di restare senza lavoro: "La scuola senza di noi collassa"
In questi due anni Martina ha lavorato continuativamente. "Ogni giorno c'è un mattoncino in più per accrescere l'esperienza in quello che, oltre ad essere il nostro lavoro, è la nostra passione – spiega – Nel nostro lavoro ci viene richiesto di avere molta esperienza. Poi quando quando c'è questa esperienza, pare che non vada bene, servono requisiti su carta. E noi, come denunciato da molte colleghe, rischiamo di essere buttate fuori dal circuito delle supplenze scolastiche".
Prima di Martina, infatti, Fanpage.it ha raccolto altre testimonianze. Da quella di Barbara che lavora da sette anni come Mad e rischia di restare senza lavoro a Francesca, con un mutuo e due bambini fino a Sonia, che ogni giorno riceve la chiamata per scoprire in quale scuola è destinata a dieci minuti dall'inizio del turno. E ancora, Daniela che ogni mattina si alza alle 4.30 per raggiungere Roma dalla provincia di Caserta, Chiara che fa la stessa cosa da Frosinone e Valeria che, invece, ha preferito trasferirsi direttamente da Napoli.
"Occorre trovare una soluzione e tutelarle tutte", ha spiegato a Fanpage.it la consigliera Linda Meleo, prima firma della mozione urgente presentata nei giorni scorsi in Assemblea Capitolina. Da quando, nei giorni scorsi, sono iniziate le mobilitazioni delle Mad, molte classi sono rimaste scoperte, con genitori costretti a prelevare prima i bimbi da scuola.
Il racconto: "Lavoro come Mad, non ho una vita personale: è tutto all'ultimo minuto"
"Se ci dovessero eliminare, non so cosa potrebbe succedere alla scuola. A tenere aperti gli asili nido siamo noi Mad, senza sarebbero chiusi visto che molte insegnanti di ruolo hanno il contratto fino al 30 giugno – spiega – Ogni giorno mi sveglio, mi preparo e aspetto la chiamata. E negli ultimi due anni non c'è mai stato un giorno in cui io non abbia risposto ma, soprattutto, in cui non mi abbiano chiamato".
Con le lauree che ha conseguito Martina potrebbe lavorare anche come pedagogista. "Ma a me piace proprio il lavoro in classe, è tutta un'altra storia. Non aiuta trovarsi, ogni giorno, in una scuola diversa, in una classe diversa con bimbi diversi. Questo è il lavoro che voglio fare – sottolinea – Come Mad, non ho diritto a ferie né malattie pagate. È un lavoro precario e le condizioni in cui lo svolgiamo possiamo definirle anticostituzionali. Con il lavoro come Mad non ho una vita personale: la mattina fino a poco prima della chiamata non so dove andrò, quanto tempo impiegherò a tornare a casa e neanche il mi turno effettivo. Ma siamo costrette a stare al gioco, perché a noi serve lavorare. E ora vogliono toglierci anche questo".
Da settembre, però, anche il futuro di Martina è incerto. "Se ci tolgono dagli elenchi, io non so cosa fare. Ho impiegato tempo, impegno e studio. Ho lavorato per due anni. A saperlo avrei fatto tutt'altro nella vita, limitando anche la mia passione. Vogliamo essere riconosciute, non siamo invisibili. Ma per il Campidoglio, come ci è già stato detto, siamo soltanto un errore di sistema".
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