Viviamo tempi complicati in cui difendere la magistratura appare quasi fuori luogo. La pagina venuta fuori con le intercettazioni di politici e magistrati, che si incontravano di notte per decidere gli incarichi direttivi da assegnare di giorno, e la conseguente, orripilante difesa d'ufficio dei coinvolti "Così fan tutti" è davvero una delle più nere della Repubblica. Tuttavia non va dimenticato che la tenuta democratica del nostro Paese dipende molto dal modo in cui media, opinione pubblica e, soprattutto, gli altri poteri dello Stato – esecutivo e legislativo – lavorano alla salvaguardia di quello che è un pilastro della nostra libertà: insomma, affossare la Magistrature non conviene a nessuno.

Meno che mai continuare a tirare pubblici ministeri e giudici per le indagini preliminari da ogni parte. Pretendere, infatti, di osservare e giudicare ogni gesto di questo o quel magistrato attraverso la lente della politica, o meglio del confronto politico, o peggio dei deliranti soliloqui via social, è una china pericolosa, pericolosissima . Ancor più in un'epoca di giornali in crisi e sempre più stressati dall'esigenza di sfornare notizie da dare in pasto a un'opinione pubblica non a conoscenza dei meccanismi tecnici e giuridici alla base del nostro dettame Costituzionale. Il rischio è serio, non va sottovalutato.

Perché se un pubblico ministero ordina l'arresto della Comandante della SeaWatche3, Carola Rackete, e successivamente un Gip ne ordina la scarcerazione, in considerazione del fatto che su uno stesso fatto hanno una diversa interpretazione di una norma, vuol dire che il nostro sistema giuridico funziona, non il contrario. Allo stesso tempo, se dalle indagini della forze dell'ordine emergono dei presunti reati nel sistema degli affidi in Emilia Romagna, dopodiché un Pm ordina degli arresti e un Gip li conferma, vuol dire che il nostro articolato sistema giuridico funziona. Oltretutto stiamo parlando appena di indagini, non di processi, meno che mai di sentenze.

Nonostante le criticità e pagine nere che si annidano nel potere giudiziario – pagine nere che vanno tutte strappate, sia chiaro, senza nessuna ambiguità possibile su quest'argomento – bisogna smetterla di colpire a randellate il nostro ordinamento giuridico e sfuggire così alla triste e pericolosa propaganda di quei politici che oggi si avventano sui magistrati per massimizzare il loro consenso politico, e che domani si candidano a sottometterli attraverso forme più o meno gravi di autoritarismo.