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Colosseo 2023, la parola agli architetti: “L’Italia sarà leader nella tutela dei beni culturali”

Intervista agli architetti responsabili del progetto per la ricostruzione del piano dell’Arena al Colosseo: “Non crediamo al conflitto tra tutela e fruizione, chi critica il progetto ne ha una scarsa conoscenza” sostengono gli architetti Maria Claudia Clemente, Francesco Isidori e Fabio Fumagalli.
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Un Colosseo nuovo e allo stesso tempo identico a se stesso, fedele alla sua idea originaria. Entro il 2023. È questa l'opinione degli architetti responsabili del progetto vincitore del bando di gara per la riqualificazione del monumento simbolo dell'Italia. Dopo l'annuncio del ministro Dario Franceschini sulla scelta del soggetto attuatore del progetto – Milan Ingegneria, società esperta nel settore e di grande esperienza internazionale – abbiamo posto qualche domanda agli autori del progetto, gli architetti Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori (Fondatori di Labics) e l’Architetto. Fabio Fumagalli.

Qual è la visione che guiderà la realizzazione dell'arena al Colosseo?

La visione complessiva che ha guidato il progetto per la ricostruzione del piano dell'Arena si basa, da una parte, su imprescindibili esigenze di tutela, dall'altra sulla volontà di poter restituire una lettura del monumento più aderente a come in origine. Infatti, la realizzazione del nuovo piano non consiste solo nella realizzazione di una superficie utilizzabile, in grado di proteggere gli ipogei, ma implica come diretta conseguenza anche la possibilità di ricostruire e dunque di percepire la spazialità originaria, perduta nel XX secolo. Questo costituisce un aspetto importante del progetto.

Come pensate di riuscirci nello specifico?

Gli interventi specifici più importanti afferiscono agli aspetti legati da una parte appunto alla tutela e alla conservazione – la protezione dagli eventi atmosferici che stanno diventando sempre più estremi, il progetto di raccolta e recupero delle acque piovane, utile alla riduzione del carico idrico presente negli ambienti ipogei, il controllo del microclima per il contenimento degli elementi di degrado delle murature – dall'altra alla fruizione e alla conoscenza. Il nuovo piano è anche in qualche modo uno strumento didattico: la struttura che sostiene le lamelle consente di leggere la complessa geometria degli ipogei anche quando il piano è chiuso, mentre i meccanismi di apertura permettono la lettura della macchina scenica originaria.

Inutile negare che un intervento del genere riattiverà la polarizzazione del dibattito pubblico sui beni culturali in Italia, diviso tra i sostenitori della tutela e della valorizzazione. Da questo punto di vista, il vostro progetto dove si colloca?

Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori
Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori

Il nostro è un progetto che coniuga forma e funzione per mettersi al servizio del monumento. Il piano ed il suo sistema di movimentazione sono stati pensati non per stupire il visitatore, anche se siamo convinti che il disvelarsi delle strutture ipogee produrrà sempre una grande meraviglia, ma per consentire la migliore conservazione dei sotterranei. Il progetto per la ricostruzione del piano dell'Arena rispetta infatti totalmente il monumento, restituendo ad esso l'immagine originaria; rispetto all'ipotetico conflitto, nel quale peraltro non crediamo, questo è comunque uno di quei casi in cui tutela del monumento e fruizione possono convivere con vicendevole vantaggio.

In che modo l'opera impatterà dal punto di vista ambientale?

L'opera è totalmente sostenibile dal punto di vista ambientale. Ad esempio, l'acqua piovana raccolta dal piano dell'area verrà riutilizzata nei servizi igienici del monumento; il rivestimento in legno utilizzato per la pavimentazione proverrà da colture sostenibili e, grazie ad un processo di acetilazione delle sue fibre che ne aumenta durabilità e resistenza, non necessiterà di manutenzione.

Sul nuovo piano si potranno realizzare attività come concerti e spettacoli? O c'è un limite preciso che la struttura consentirà?

Il nuovo piano dell'arena nasce dalle necessità di tutela e conservazione del monumento; oltre a questo consentirà ai visitatori di poter fruire dell'intera superficie così come era in origine, restituendo un'importante possibilità oggi negata dalla presenza degli spazi aperti degli ipogei. Le attività che si potranno eventualmente svolgere sul piano dell'arena rappresentano un'opportunità che dovrà essere valutata di volta in volta dalla Direzione del Parco archeologico del Colosseo e dagli altri organismi di tutela, sempre nel rispetto dei principi fondamentali di compatibilità e tutela del monumento.

Cosa rispondete a quanti, come i professori Montanari e Settis, hanno espresso dubbi sulla validità di questo progetto?

Fabio Fumagalli
Fabio Fumagalli

Comprendiamo e condividiamo la dovuta attenzione per il monumento. Pensiamo però che questi timori possano nascere da una inevitabile attuale scarsa conoscenza del progetto. L'intervento non solo non può essere considerato dannoso ma, al contrario, porterà un grande beneficio alla conservazione e tutela degli ambienti ipogei, recentemente restaurati. Tra i vari benefici è da sottolineare sia l'attenuazione dello stress termico a cui sono sottoposte le murature – oggi esposte direttamente ad agenti atmosferici spesso particolarmente impegnativi, dall’irraggiamento solare diretto estivo con temperature elevatissime sino alla formazione di ghiaccio durante buona parte del periodo invernale – sia la protezione all'umidità. Come è noto infatti il livello ipogeo del Colosseo, trovandosi in una zona depressa, ha grandi problemi di allagamento e smaltimento dell'acqua; riuscire ad intercettare e canalizzare una parte di questo carico idrico ad un livello superiore – quello dell'arena – contribuirà a migliorare molto questo problema.

Il vostro progetto è ispirato ad altri o l'unicità del Colosseo lo rende in qualche modo un progetto pionieristico?

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Considerata l'unicità del Colosseo, questo intervento è unico nel suo genere. È una grande opportunità per l'Italia per poter scrivere una nuova pagina nel campo della tutela e la conservazione dei beni archeologici. Il nuovo piano dell'area non è una semplice ricostruzione, ma è un dispositivo altamente tecnologico che permetterà, attraverso un controllo delle condizioni termo-igrometriche degli ambienti sottostanti, di aprirsi e modificarsi in base alle necessità. Ci immaginiamo che, tra qualche anno, verranno da tutto il mondo a studiare questo sistema.

Una volta completata l'opera, come cambierà il volto del Colosseo?

Uno degli aspetti particolarmente interessanti di questo progetto riguarda proprio l’enorme flessibilità che potrà assumere. Questa permetterà, a seconda della configurazione, la possibilità di restituire un’immagine di volta in volta differente: riproporre gli ipogei in quasi tutta la loro estensione così come avviene oggi, mostrare gli effetti scenici di apertura del piano in corrispondenza delle botole originarie e, infine, visitare il monumento dal centro dell’arena. Sono tutte configurazioni che permetteranno la lettura da parte del visitatore non di uno solo, ma dei molti volti del monumento.

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Scrittore, sceneggiatore, giornalista. Nato a Napoli nel 1979. Il suo ultimo romanzo è "Le creature" (Rizzoli). Collabora con diverse riviste e quotidiani, è redattore della trasmissione Zazà su Rai Radio 3.
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