Nel 2023 il Colosseo apparirà molto diverso da come è oggi, con una pavimentazione dell'arena che consentirà anche di fruire in maniera radicalmente diversa di uno dei monumenti più famosi e visitati al mondo. Il progetto, bandito nel 2015 con un finanziamento di 18,5 milioni di euro, è stato infine aggiudicato dalla Milan Ingegneria, che realizzerà una struttura reversibile, una pavimentazione di legno con un sistema di pannelli con un'anima di carbonio, che ruoteranno in modo da garantire sempre una vista sui sotterranei e garantiranno il ricircolo d'aria dell'ambiente ipogeo.

La commissione – composta da specialisti come Salvatore Acampora, Alessandro Viscogliosi, Stefano Pampanin, Michel Gras e Giuseppe Scarpelli – è stata messa insieme da Invitalia che ha bandito la gara, ha scelto il progetto tra altri dieci. Ora si dovrà individuare la ditta e arrivare alla forma definitiva. La nuova veste del Colosseo è stata fortemente voluto dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che ha parlato di "un progetto ambizioso che aiuterà la conservazione e la tutela delle strutture archeologiche recuperando l'immagine originale del Colosseo e restituendogli anche la sua natura di complessa macchina scenica". L'idea è quella che l'Anfiteatro Flavio possa ospitare anche eventi culturali con pubblico, e già dal prossimo 29 luglio ospiterà i ministri della cultura del G20.

Le ragioni del progetto secondo il suo ideatore Daniele Manacorda

L'idea di ricostruire la pavimentazione del Colosseo era stata lanciata alcuni anni fa dall'archeologo Daniele Manacorda, che così spiegava la sua idea oggetto di un aspro dibattito scientifico e culturale in un'intervista del 2014:  "L’asportazione dell’arena non è una traccia della stratificazione storica che ha trasformato l’anfiteatro Flavio in una fascinosa rovina. È invece il prodotto della recentissima attività scientifica e investigativa dell’archeologia, la quale ha portato a termine il suo compito e ora deve risarcire il monumento e la comunità". Non si tratterebbe dunque di un'operazione per far diventare il Colosseo un'arena per gli spettacoli, ma per "ridare una forma al monumento, per restituirgli la dignità che gli abbiamo tolto e – aspetto non secondario – per renderlo maggiormente comprensibile ai visitatori".

Le ragioni di chi critica il progetto della pavimentazione del Colosseo

Tra le voci più critiche verso il progetto quella dello storico dell'arte Tomaso Montanari, che nel 2020 scriveva che il progetto esprimeva solo "un estremo consumismo, non sostenibile, del patrimonio culturale. E niente insegna il precedente infausto dell’Arena di Verona, ormai completamente inconoscibile come monumento e letteralmente mangiata da spettacoli in gran parte di infima qualità". Perché tre sono le ragioni fondamentali degli oppositori: la ricostruzione dell'arena a danno del processo storico che l'ha resa così come la conosciamo, il rischio che diventi uno spazio dedicato solo agli eventi, la spesa a fronte dei tanti bisogni di recupero dei beni culturali in Italia. Argomenti di cui Montanari è uno dei più strenui sostenitori. Per il professore infatti assisteremmo "all’applicazione della logica delle Grandi Opere al patrimonio culturale. In un Paese in cui i monumenti crollano per mancanza di manutenzione, i politici continuano a preferire “l’inaugurazione alla manutenzione” (Leo Longanesi). Ma salvare, in silenzio, le piccole cose che muoiono non dà consenso, mentre i circenses attizzano la folla: festa farina e forca, si diceva a Napoli".