Smart working obbligatorio un giorno a settimana e meno aria condizionata: il piano UE contro il caro energia

Il prezzo dell'energia non smette di salire a causa della guerra in Iran e l'Unione europea prepara le sue risposte. La Commissione Ue il 22 aprile presenterà Accelerate Eu, una comunicazione con cui chiarirà cosa intende fare nei prossimi mesi e darà anche alcuni consigli ai governi nazionali. Una bozza del piano è già circolata, e anche se potrebbe cambiare nei prossimi giorni ci sono delle indicazioni interessanti.
Finora, ciascuno è andato avanti per conto proprio. In Italia, ad esempio, il governo ha varato il taglio delle accise e ha confermato il decreto Bollette che aveva approvato prima della crisi. Ma l'idea ora è di tracciare delle linee comuni. Ci sono anche delle proposte molto concrete: spingere le aziende a introdurre almeno un giorno di smart working obbligatorio a settimana; abbassare il riscaldamento o l'aria condizionata negli edifici pubblici; incentivare il car sharing, le biciclette, insomma tutto ciò che può permettere di consumare meno benzina.
Smart working obbligatorio e meno riscaldamento in ufficio
L'obiettivo generale è chiaro: consumare meno energia, soprattutto quella prodotta da fonti fossili, gas o petrolio, che costano moltissimo. E uno dei modi per risparmiare è far sì che le persone non debbano spostarsi e riunirsi in un unico edificio, che va riscaldato e tenuto in servizio: ovvero, far lavorare le persone da casa.
Per questo tra gli esempi di "misure immediate" fatte dalla Commissione europea c'è: "Dove possibile, incoraggiare le imprese a introdurre almeno un giorno di telelavoro (in Italia spesso chiamato anche smart working, anche se i due termini non sono identici, ndr) a settimana obbligatorio". Certo, non si parla di un obbligo legale in tutta Europa, ma di una direzione comune da adottare.
Non solo. Si parla anche di ridurre il riscaldamento e l'aria condizionata negli edifici pubblici, spingendo anche i privati a fare lo stesso. Cosa già avvenuta, in Italia, durante lo shock energetico del 2022 con il governo Draghi. Si parla anche di "chiudere gli edifici pubblici quando possibile". E, sempre in tema di lavoro, di evitare i viaggi di lavoro in aereo quando è possibile.
Sconti sui mezzi pubblici, più car sharing e biciclette
Il trasporto è uno dei grandi ambiti in cui si può cercare di risparmiare e consumare meno. L'idea è di spingere il maggior numero possibile di persone a non mettersi in auto, o almeno non ogni giorno. Si propongono degli sconti sui biglietti del trasporto pubblico, magari anche rendendolo gratuito per alcune categorie. Ma anche anche di specifici incentivi per i lavoratori pendolari che scelgono i mezzi invece della propria auto.
Nelle città, poi, si parla dell'idea di organizzare delle "giornate senza auto", di allargare gli spazi in cui le macchine non possono circolare. E, sempre tramite incentivi, di spingere per la diffusione del car sharing – più persone che si organizzano per viaggiare insieme, usando meno carburante – o delle biciclette, o dei veicoli elettrici.
No ai tagli delle accise, sì a bonus bollette e sconti fiscali per le rinnovabili
La linea comune, che tutte le grandi istituzioni vanno ripetendo, è che gli aiuti non devono essere a pioggia. Servono interventi rapidi, mirati e temporanei, nel breve termine, mentre si lanciano anche soluzioni più di lungo periodo. Su questo, il taglio delle accise sarebbe un esempio di cosa non fare: una misura molto costosa, che aiuta maggiormente le famiglie con reddito più alto, e che diventa difficile da rimuovere perché crea un contraccolpo immediato.
Ci sono esempi che, invece, possono funzionare meglio sia per costo, sia per efficacia. I bonus bollette, ad esempio, purché siano mirati ai redditi bassi. Ma anche l'introduzione di apposite tariffe sociali, sempre e solo a beneficio di chi ne ha più bisogno. E, sempre nell'ottica di tutelare i vulnerabili, il divieto temporaneo per i fornitori di staccare l'energia a chi non paga le bollette perché è in difficoltà.
Infine c'è tutta una serie di incentivi fiscali che possono avere un impatto positivo. Ad esempio i bonus per l'installazione di pompe di calore e di pannelli solari. Così come i rimborsi per chi sostituisce il proprio riscaldamento a gas o petrolio, o anche per chi cambia una cucina a gas per metterne una elettrica. Senza dimenticare le imprese, che vanno sostenute economicamente se scelgono di passare all'energia prodotta da fonti rinnovabili.