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Scontro tra Fitto e Regioni sui fondi di coesione per il caro energia, Todde: “Quei soldi servono a noi”

La proposta del vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto di usare i fondi di coesione per affrontare il caro energia ha fatto infuriare le Regioni, che contano su quelle risorse per sostenere i propri programmi di sviluppo. “Non possiamo accettare che i territori più fragili paghino”, dice a Fanpage.it la governatrice della Sardegna Alessandra Todde.
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Il tema dell'energia continua a essere un grattacapo per il governo Meloni. La proposta del vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto (ex ministro italiano agli Affari europei) di utilizzare i fondi di coesione, il fondo di sviluppo regionale e il fondo per una transizione giusta "per affrontare le sfide" poste dalla crisi ha fatto infuriare le Regioni. Molte di queste risorse infatti, sono già state impegnate in programmi territoriali, politiche di sviluppo e crescita. Privare le Regioni dei fondi significherebbe lasciarle a secco all'improvviso. 

Palazzo Chigi chiede flessibilità all'Ue. Nei giorni scorsi il governo aveva sollecitato una deroga al Patto di stabilità per far fronte ai costi dell'energia. Attualmente le uniche spese esonerate dagli stringenti vincoli di bilancio Ue sono quelle in materia di difesa.

Bruxelles però non si era sbilanciata. Qualche giorno fa aveva la portavoce dell'esecutivo europeo aveva fatto notare che l'Ue avesse messo a disposizione già diversi strumenti (il Next Generation EU, i fondi di Coesione e il fondo per la Modernizzazione, per un totale di 95 miliardi di euro), facendo intendere di non essere disponibile ad allargare i margini.

La lettera di Fitto ai 27 leader Ue: "Usate i fondi di coesione"

Una linea messa nero su bianco dal vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto, che ieri ha scritto una lettera ai 27 leader in cui chiede di utilizzare i fondi già esistenti. "Usiamo con urgenza tutti gli strumenti disponibili: l'Unione ha le risorse per rispondere e dobbiamo mobilitarle adesso", ha sottolineato il titolare del portafoglio della Coesione ed esponente dello stesso partito di Meloni, Fratelli d'Italia.

Fitto ha indicato tre fondi da poter riprogrammare a favore dell'energia: il fondo generale della Coesione, il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), e il Just Transition Fund, destinato ai Paesi in ritardo sulla transizione. "Per accelerare l'utilizzo di queste risorse, gli Stati membri e Regioni possono agire su più fronti: creare nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari", ha scritto.

L'ira Regioni: "I fondi non sono un bancomat"

La proposta ha mandato su tutte le furie la la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto."Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica di investimento in un'aspirina", ha commentato su X.

Una dichiarazione che ha lasciato "sorpreso" Fitto, che invece ha difeso quelle che ha definito "soluzioni concrete capaci di aiutare cittadini e sistema produttivo ad affrontare il peso della crisi energetica"." La parte migliore di questo, casomai, si chiama flessibilità. L'hanno chiesta le Regioni. Bruxelles ha risposto.Con la revisione di medio periodo abbiamo rimodulato quasi 35 miliardi verso nuove priorità strategiche, sempre condivise, andando incontro proprio alle richieste di Stati e Regioni. Tutto su base volontaria, programma per programma, territorio per territorio. Lo abbiamo fatto in piena condivisione anche con il Comitato delle Regioni. Ora stiamo facendo la stessa cosa davanti alla crisi energetica. Non c'è nessun ‘bancomat'. E soprattutto Bruxelles non obbliga nessuno: decidono Stati e Regioni sulla base delle esigenze reali dei territori", ha concluso.

Il punto centrale è che riprogrammare i fondi per le spese energetiche significa togliere quei soldi da qualche altra parte. In particolare dalle Regioni, che in alcuni casi li hanno già contabilizzati a favore di programmi di transizione e coesione sociale. Non solo, il governo ha promesso di finanziare il Ponte sullo Stretto con una fetta delle risorse di coesione.

Todde a Fanpage: "Usare i fondi è sbagliato, le Regioni non possono pagare"

Tra le Regioni che rischiano di essere maggiormente colpite da un'eventuale riprogrammazione c'è la Sardegna, che conta su quei fondi per supportare la transizione energetica di aree fragili come il Sulcis Iglesiente. Parliamo di bonifiche e interventi per lo sviluppo di impianti rinnovabili.  "La proposta di usare i Fondi europei per ridurre i costi della crisi energetica è totalmente sbagliata e illegittima. Agli effetti scellerati delle guerre non si risponde in modo improvvisato togliendo soldi ai territori più fragili e in difficoltà", ha dichiarato a Fanpage.it la presidente della Regione (M5s) Alessandra Todde.

"Come giustamente detto dal Comitato europeo delle Regioni, i vari Fondi europei – Fondi di sviluppo e coesione, fondi Fesr e il Just Transition Fund (JTF) – hanno utilizzi precisi decisi dai trattati e non possono essere utilizzati per altri scopi. Noi come Sardegna –  ha spiegato – abbiamo un livello di utilizzo molto alto di tutti questi fondi con i quali finanziamo politiche fondamentali in settori delicatissimi come sanità, scuola, lavoro, lotta alla dispersione e allo spopolamento, senza dimenticare il polo industriale del Sulcis e le bonifiche connesse". La governatrice promette battaglia: "Non possiamo accettare che i territori più fragili paghino con la sottrazione di risorse. Ci batteremo in tutte le sedi opportune per evitare che sia sottratto ai sardi anche un solo euro".

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