Un Matteo Salvini in parte inedito. In un’intervista rilasciata al magazine francese Le Point il leader della Lega si riscopre moderato e europeista. E così la prima cosa che fa è escludere una Italexit, tanto da non desiderare un referendum come quello avvenuto in Gran Bretagna nel 2016: “No, ma vanno completamente cambiate le regole dell'Europa come la direttiva Bolkestein che abbiamo fermato. Ricordo anche i 15 miliardi regalati alla Turchia e che si sommano ad altri 7 già messi a bilancio per i prossimi anni. A questo proposito mi auguro che tutti siano convinti, come la Lega dice da anni, che la Turchia non può entrare in Europa. Aggiungo, a proposito di Bruxelles, che il tempo del servilismo deve finire! Non prendiamo lezioni da chi voleva imporre come commissaria europea Sylvie Goulard, con tutti i suoi problemi. È stata sonoramente e giustamente bocciata”.

Salvini chiede all’Europa di fare poche cose, ma di farle bene: “Vorrei che riprendessero le discussioni sulle politiche commerciali. Ad esempio, i dazi a livello continentale non sembrano aver funzionato. Pensiamo ad un'Europa che si occupi di immigrazione, di difesa comune, della difesa dei confini. Il progetto Frontex oggi è debole. L'Europa deve combattere il terrorismo e occuparsi di sicurezza, ma deve lasciare le scelte economiche agli Stati”. Ma Salvini non parla solo dell’Ue nel suo insieme, ma anche dei singoli Paesi, in cui, secondo il leader della Lega, cresceranno movimenti come il Carroccio: “In alcuni paesi dove non c’erano dovranno maturare. Siamo movimenti diversi, con origini e storie diverse”. I partiti populisti, secondo Salvini un merito lo hanno già avuto: “Molte cose sono cambiate negli ultimi sei anni… Eravamo e siamo all'opposizione. Sentire finalmente i tedeschi parlare di flessibilità, di revisione dei vincoli di bilancio e di nuove leggi sull'immigrazione, mentre sei anni fa tutto sembrava intoccabile, mi sembra un passo avanti”.

Salvini no global: tassiamo le multinazionali

L’ipotesi della creazione di un bilancio europeo sembra non convincere del tutto Salvini: “Dipende soprattutto dalla provenienza di questi soldi. Se ciò comporta una tassazione più elevata a livello nazionale, allora sono contrario. D'altra parte, se si iniziasse a discutere della possibilità di tassare le multinazionali a livello continentale, allora potremmo discuterne”. Sull’euro, invece, il leader della Lega parla di “un brutto esperimento: detto questo, stiamo lavorando per ridurre i danni causati dalle politiche monetarie e finanziarie. Le regole delle banche devono essere cambiate, le regole di Basilea e quelle del Bail-In”.

Salvini moderato: siamo amici di Francia e Germania

Per Salvini gli amici dell'Italia sono Francia e Germania, più di Polonia e Ungheria, da un punto di vista politico: “La bilancia commerciale italiana parla francese e tedesco e per questo siamo ovviamente amici di Francia e Germania. Uno dei motivi di rottura con il Movimento 5 Stelle è stata la Tav, il treno ad alta velocità. Non collegare Francia e Italia sarebbe stata una follia. Per quanto riguarda i leader, mi trovo più vicino a Kaczyski ed Orban che a Macron”. Sul presidente francese Salvini afferma: “È il nuovo volto del vecchio sistema”.

Salvini storico: fascismo e comunismo sono morti

Il leader della Lega parla anche della manifestazione del 19 ottobre a Roma, assicurando che “non è una marcia: “Riempiremo una piazza a Roma, San Giovanni, dove spesso si ritrova la sinistra. È anche nota per essere il luogo dei concerti…”. Poi si improvvisa interprete della storia, negando ogni richiamo, da parte sua, al fascismo: “Il fascismo, come il comunismo, è un'idea morta. Sono fenomeni da studiare, ma nessuno dei due tornerà. Detto questo, citare D'Annunzio o affermare che alcune zone di Roma, come l'Eur, sono eredità di questo periodo, non vuol dire essere fascisti”.

Salvini intimista: vorrei avere più fede

Parlando di storia, Salvini afferma di amare tutti i periodi storici, preferendo però il Medioevo, con “le radici dell’Europa cristiana, dalle umili chiese di campagna fino alle cattedrali che ospitano i capolavori del Rinascimento”. Poi parla di se stesso: “Sono meno credente di quanto vorrei e dovrei. Sono un credente, ma non pratico molto. Credo nel paradiso, credo all'inferno. Credo che il Vangelo sia un testo da leggere e rileggere. Vorrei avere più fede”. Pur non nascondendo le critiche più volte rivolte alla Chiesa: “Io rispetto fedelmente le indicazioni del Papa e della gerarchia vaticana. Penso che alcuni preti abbiano torto nel fare politica nelle chiese a livello locale. Si sbagliano anche sul dialogo con l'Islam e l'accoglienza incondizionata di tutta l'immigrazione. Questo non mi impedisce di essere assolutamente in linea con i valori della Chiesa”.