18 Novembre 2022
12:40

Perché non ci sarà il tetto al contante a 5mila euro nel decreto Aiuti quater

Il rialzo del tetto al contante rientrerà nella legge di bilancio, dice il governo, ma è stato cancellato dal decreto Aiuti quater. Il motivo della sparizione: il presidente Mattarella avrebbe obiettato che la norma non poteva essere inserita in un decreto legge, perché non è urgente.
A cura di Luca Pons

Il tetto al contante, cioè il limite di denaro in contante che si può usare per effettuare un pagamento, doveva essere alzato a 5mila euro a partire dal 1° gennaio 2023 con il decreto Aiuti quater. Invece, grazie a una bozza del decreto circolata nei giorni scorsi, si è scoperto che la norma sul tetto al contante è stata cancellata dal testo. Il motivo sarebbe un intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma la misura verrà comunque inserita in un'altra legge.

Il decreto Aiuti quater, approvato dal Consiglio dei ministri giovedì 10 novembre e poi presentato il giorno dopo dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. La pubblicazione è l'atto necessario perché un decreto o una legge entrino in vigore, quindi al momento il decreto Aiuti quater non è ancora valido, e per questo può essere modificato.

La nuova bozza fatta circolare il 16 novembre conteneva per la maggior parte delle conferme: in particolare sul superbonus 110%, che viene ridotto al 90%, ma anche sullo sblocca trivelle che dovrebbe permettere di estrarre più gas naturale nei mari italiani e su tutte le misure contro il caro bollette, dal credito d'imposta per le imprese al fringe benefit alzato a 3mila euro. La principale modifica è stata proprio la sparizione del tetto al contante. Il motivo, a quanto pare, sarebbe un'obiezione tecnica fatta dal Quirinale.

Il passaggio necessario, dopo l'approvazione del governo e prima della pubblicazione in Gazzetta, è la firma del presidente della Repubblica. Qui ci sarebbe stato un ‘blocco'. Il presidente Mattarella, infatti avrebbe fatto notare alla presidente del Consiglio che la norma sul rialzo del tetto al contante a 5mila euro non era né strettamente necessaria, né particolarmente urgente (a maggior ragione perché sarebbe comunque entrata in vigore l'anno prossimo). Questi sono i due criteri da rispettare per le decisioni che vengono inserite in un decreto legge.

Un decreto legge, infatti, è diverso da una legge approvata dal Parlamento: il decreto viene adottato dal governo, cioè dalla presidente del Consiglio e dai suoi ministri. Come dice la Costituzione, è uno strumento che si può usare "nei casi straordinari di necessità e urgenza". Normalmente, infatti, dovrebbe essere il Parlamento a legiferare, tanto che un decreto legge è valido solo per 60 giorni: in quel periodo, Camera e Senato devono decidere se modificarlo e poi approvarlo con un voto.

La norma sul tetto al contante a 5mila euro, quindi, sarebbe stata giudicata inadatta a un decreto legge. Per questo, ha garantito il governo, tornerà nella legge di bilancio, la norma che stabilirà la principali misure economiche del governo per il 2023. Questa sarà discussa lunedì in Consiglio dei ministri. La scadenza ultima, per avere l'approvazione del Parlamento sulla legge di bilancio o ‘manovra', è il 31 dicembre 2022.

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