Nel decreto Sicurezza c’è un bonus per gli avvocati che fanno rimpatriare i loro clienti migranti

Nel decreto Sicurezza, approvato in fretta e furia al Senato dopo settimane di divisioni nel centrodestra e ora passato alla Camera per il via libera finale, c'è anche una norma dedicata ai rimpatri che ha sollevato dure polemiche. Si tratta di un provvedimento che, anche se tra le righe, fa in modo che gli avvocati che assistono gli stranieri che scelgono il rimpatrio volontario ricevano un "compenso" extra, un bonus da 615 euro.
La norma si aggiunge a un altro provvedimento che riguarda i rimpatri. Un altro articolo, infatti, toglie di fatto la possibilità di assistenza legale gratuita a chi fa ricorso contro un decreto di espulsione. "L'ennesimo decreto che serve solo a reprimere e togliere diritti", ha attaccato il Pd. Non solo: il Consiglio nazionale forense, l'organismo istituzionale che rappresenta gli avvocati, citato esplicitamente nella legge come organismo che eroga il ‘bonus' agli avvocati, ha preso le distanze: ha detto di non sapere nulla della nuova legge e ha chiesto al Parlamento di cancellarla.
Bonus per gli avvocati se il loro assistito chiede il rimpatrio volontario
La novità si trova in un emendamento presentato dal centrodestra unito, che è stato approvato nell'ultima seduta fiume nell'Aula del Senato che ha discusso il provvedimento. L'emendamento aggiunge un articolo 30-bis al decreto Sicurezza, e questo va modificare il Testo unico sull'immigrazione, in particolare l'articolo 14-ter, che riguarda proprio i cosiddetti "programmi di rimpatrio assistito", o rimpatri volontari.
Con il decreto Sicurezza, nella sua forma attuale, il ministero dell'Interno quando attua i programmi di rimpatrio volontario ed assistito ha la possibilità di collaborare anche "con il Consiglio nazionale forense". Cioè con l'organo che rappresenta gli avvocati in Italia. Quell'organo che poi ha detto che non sapeva nulla della norma.
A cosa porterebbe questa" collaborazione"? Il Consiglio può pagare agli avvocati, con fondi messi a disposizione dallo Stato, dei "compensi" aggiuntivi. E a chi spettano questi compensi? All'avvocato "che ha fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione ad un programma di rimpatrio volontario o assistito". Però i soldi arrivano solo quando c'è "la partenza dello straniero".
In pratica, il governo ha il potere di mettersi d'accordo con il Consiglio nazionale forense per fare in modo che gli avvocati che assistono un migrante per che viene rimpatriato ricevano un bonus. Evidentemente, si tratta di un incentivo a spingere il proprio cliente a fare richiesta per il rimpatrio volontario.
I 615 euro pronti per duemila avvocati
L'importo del bonus non è riportato nel decreto. Si parla di un "compenso pari alla misura del contributo economico per le prime esigenze" che viene erogato alle persone migranti che accettano il rimpatrio. Con l'ultimo programma di rimpatri volontari, lanciato nel 2024, la somma in questione era di 615 euro.
Il centrodestra ha deciso di mettere a disposizione di questa novità 1,23 milioni di euro tra il 2026 e il 2026. Calcolatrice alla mano, si tratta di una somma sufficiente a pagare i 615 euro di ‘bonus' a duemila avvocati. Numeri piuttosto in linea con i rimpatri volontari che già avvengono: sono stati circa 2.500 tra il 2023 e il 2025.
Il Consiglio nazionale forense si dissocia dalla norma: "Il Parlamento la elimini"
Il Consiglio nazionale forense ha precisato "di non essere mai stato informato di tale coinvolgimento: né prima della presentazione dell'emendamento, né durante il suo iter parlamentare, né dopo la sua approvazione". La presa di distanze è arrivata, netta, con una nota stampa. Il Consiglio ha chiesto che il Parlamento "intervenga per eliminarne ogni coinvolgimento, sottolineando che le attività previste non rientrano tra le proprie competenze istituzionali".
È un colpo duro per la maggioranza, che però potrebbe non avere tempo per tornare sui suoi passi. I tempi per il decreto sono strettissimi: da tabella di marcia va approvato definitivamente mercoledì. Sabato 25 aprile, infatti, scadrebbe. Ma se la Camera facesse la modifica richiesta dal Consiglio, il testo dovrebbe tornare ancora una volta al Senato. Impossibile immaginare di riuscire a restare nei tempi, a quel punto.
In mattinata già il ‘sindacato' degli avvocati, l'Organismo congressuale forense, aveva espresso "forte stupore e ferma contrarietà" nei confronti della riforma, e aveva proclamato "lo stato di agitazione dell'intera avvocatura" chiedendo che "si modifichi integralmente il testo". Poi il Consiglio è intervenuto a risolvere tutti i dubbi: il centrodestra ha scritto e approvato l'emendamento senza mai chiamare in causa l'organismo in questione.
Pd: "Vergogna normativa", Magi: "Taglia come nel Far West"
Anche a livello politico, non sono mancate le reazioni critiche. "Un incentivo per gli avvocati alla remigrazione dei loro assistiti; avvocati che, al contrario, perderanno il patrocinio a spese dello Stato nel caso in cui i i migranti facciano ricorso contro l'espulsione. Una vergogna normativa che lede la stessa dignità dei professionisti e rispetto alla quale, mi auguro, che l'avvocatura faccia sentire la sua voce. L'ennesimo decreto che serve solo a reprimere e togliere diritti", ha commentato Debora Serracchiani, responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del Pd.
Il governo "intende strumentalizzare gli avvocati facendone il mezzo per realizzare le sue scelte politiche sull'immigrazione", ha attaccato la deputata M5S Valentina D’Orso, capogruppo in commissione Giustizia. "Una norma che oltre a calpestare diritti e dignità dei migranti getta discredito sull’avvocatura perché nasconde il retropensiero che gli avvocati assistano i migranti e ne promuovano i ricorsi in modo strumentale e per finalità di guadagno". Da Alleanza Verdi-Sinistra, il capogruppo nella stessa commissione Devis Dori ha chiamato in causa il Consiglio nazionale forense: "Sarebbe molto grave se un organismo istituzionale che rappresenta l'avvocatura si mettesse a disposizione di politiche restrittive che comprimono i diritti dei migranti, motivo per il quale dubito che questo accordo ci sia".
"Praticamente una taglia tipo Selvaggio West, dove i diritti sono calpestati e chi dovrebbe tutelare i diritti dei cittadini stranieri viene incentivato economicamente a non farlo. Totalmente incostituzionale, contrario al principio del giusto processo e totalmente contrario persino al codice penale, che punisce il patrocinio infedele per chi svolge la professione legale. Per questo, il Consiglio Nazionale Forense dovrebbe rigettare questa proposta con fermezza", ha detto il segretario di +Europa, Riccardo Magi.
In merito alla norma del decreto Sicurezza che attribuisce al Consiglio Nazionale Forense un ruolo nel processo di rimpatrio degli immigrati e nella gestione dei pagamenti dei legali coinvolti, il Cnf precisa di "non essere mai stato informato di tale coinvolgimento: ne' prima della presentazione dell'emendamento, ne' durante il suo iter parlamentare, ne' dopo la sua approvazione" e chiede che "il Parlamento intervenga per eliminarne ogni coinvolgimento", sottolineando che le attivita' previste "non rientrano tra le proprie competenze istituzionali"