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Decreto Sicurezza 2026

Dl Sicurezza, Piantedosi dice che i reati sono in calo ma il suo ministero si dimentica di aggiornare i dati

Il ministro dell’Interno da diversi giorni dice che i reati in Italia sono diminuiti. Tuttavia questi dati non sono riscontrabili da nessuna parte. Il suo ministero non li ha aggiornati e – fanno sapere fonti interne contattate da Fanpage – non si sa quando verranno pubblicati.
A cura di Giulia Casula
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Se c’è una cosa su cui il governo Meloni ha puntato tutto è la sicurezza. Che sia il pallino di questa destra è cosa nota. Una narrazione che tiene legate le diverse anime della maggioranza e che è servita a supportare l’ennesimo decreto sicurezza, approvato ieri al Senato.

È il quarto. A giugno 2025 ce n’è stato un altro, nel 2023 il decreto Caivano e nel 2022 quello sui rave, il primo provvedimento urgente adottato dopo l’approdo a Chigi. L’impronta era chiara. Se poi andiamo a considerare anche altri interventi su temi legati alla sicurezza – il decreto Cutro, il nuovo Codice della strada per fare qualche esempio – la lista si allunga. Ad oggi, dopo quattro anni, con un arsenale di nuovi reati e pene inasprite su più ambiti, è lecito chiedersi che effetto abbiano avuto questi interventi.

Sono stati efficaci? La risposta è duplice: assolutamente sì, secondo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che da diverse settimane va rivendicando un presunto calo dei reati in quest’ultimo anno; non abbastanza, secondo Giorgia Meloni che due settimane fa in Aula ha detto di non essere soddisfatta dei risultati sulla sicurezza, a suo giudizio insufficienti. Dichiarazioni rilasciate a poche ore di distanza l’uno dall’altro.

I reati diminuiscono, dice Piantedosi ma i dati non sono pubblici

Nonostante questa evidente discordanza sulla riuscita dell'approccio securitario del governo, vale la pena soffermarsi sui dati citati da Piantedosi. Il titolare del Viminale dice che nel 2025 "i delitti sono calati complessivamente di oltre il 2%”. Se guardiamo ai reati di maggior allarme sociale “i numeri raccontano risultati ancora più positivi: -15% gli omicidi volontari, -6% i furti e -4% le rapine". Giù anche le statistiche sulla violenza di genere: “-3% atti persecutori, -1,4% maltrattamenti, -7% violenze sessuali”, dice sempre Piantedosi.

Si potrebbe dire che il governo sta cominciando a raccogliere dei frutti. Tuttavia il condizionale è d’obbligo. Sì perché i dati sciorinati dal ministro della sicurezza non sono pubblici. Ne ci è dato sapere quando lo saranno. Fonti del Viminale contattate da Fanpage.it precisano che si tratta di elaborazioni del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e che saranno pubblicati dall’Istat ma la “data non è certa”.

Nel 2024 i reati in Italia hanno superato i livelli del 2018

Il punto è che “parlare di dati che non sono pubblici è un puro esercizio di retorica”, ci dice Michela Di Biase deputata PD nella Commissione giustizia alla Camera. “Gli unici dati pubblici in questo momento son quelli relativi al 2024”. E il quadro che emerge non è certamente dei migliori.

Nel 2024 i reati in Italia sono aumentati dell’1,7% rispetto all’anno precedente superando i livelli del 2018. Sono salite anche le rapine (+1,8%), i reati connessi agli stupefacenti (+3,9%), le violenze sessuali (+7,5%),  i furti nelle abitazioni (+4,9%), quelli di autovetture (+2,3%), quelli con strappo (+1,7) e anche quelli con destrezza (+0,6%). “Questi sono tutti reati che impattano sulla percezione che i cittadini hanno della sicurezza”, osserva la dem. Su quanto si sentono sicuri nelle loro città, quando salgono su un mezzo pubblico, nei loro quartieri, nelle loro case.

Sempre più italiani si sentono meno sicuri rispetto a tre anni fa

Non è un caso che secondo Ipsos la percentuale di italiani che si sente almeno parzialmente sicuro nella zona in cui vive sia scesa dal 60% al 52%. E che rispetto a tre anni fa il 46% pensa che le condizioni di sicurezza siano peggiorate. Nell’ultimo biennio i delitti denunciati alle autorità sono arrivati a toccare quota 2,4 milioni. Parliamo di 40 casi ogni mille abitanti. A confermarlo sono anche autorevoli istituti di ricerca come il Censis all’interno del suo ultimo rapporto sulla situazione sociale nel Paese.

Torniamo allora alla domanda iniziale. Quanto hanno funzionato, in questi quattro anni di governo, decreti sicurezza, misure repressive e nuovi reati? “Non hanno funzionato, l’aumento di norme penali non determina una minore commissione di reati. L'unica cosa certa è che le carceri, inclusi gli istituti minorili, stanno esplodendo”, risponde Di Biase.

Il problema, lo ripetiamo, è che i dati di cui parla Piantedosi non sono riscontrabili da nessuna parte. Il ministero non li ha aggiornati e questo nonostante le richieste pervenute già diversi mesi fa dalle opposizioni. “Ormai la vicenda sicurezza viene piegata ai canoni della propaganda, anziché della realtà . E spiace che lo faccia un ministro come Piantedosi, che proveniendo dalla carriera prefettizia dovrebbe conoscere il senso delle cose”, dice a Fanpage il vicepresidente di Italia Viva Enrico Borghi. “Non aggiornare i dati sulla criminalità, né dire quando si farà, non è segno di capacità. Forse il governo ricorre a questo per celare la propria difficoltà, che si sostanzia in cinque decreti sicurezza in quattro anni, a dimostrazione della propria inefficacia”.

La mancata trasparenza sui numeri sulla criminalità rende difficile commentarli, darne una lettura organica, metterli in relazione con le statistiche precedenti, le quali – come evidenziato – non sono certamente lusinghiere. Se pure la flessione dovesse essere confermata, si tratterebbe di una prima variazione negativa che arriva dopo un'impennata che non si registrava da almeno sei anni. E dopo anni di strette, repressione del dissenso, smantellamento e compressione delle libertà che si sono rivelate nel complesso inefficaci.

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