– di Matteo Salvini

Egregio direttore,

ho deciso di scriverle una lettera aperta prima che la tensione di questi giorni diventi qualcosa di più e di peggio. Non mi riferisco agli attacchi contro di me, purtroppo in questi anni ho imparato a mettere in conto aggressioni, maledizioni, insulti e minacce. Da Ministro dell'Interno ricevevo, e ricevo ancora, continue intimidazioni di ogni sorta, buste con bossoli, post deliranti e tutto il resto del repertorio che purtroppo anche lei, da direttore di un giornale con la schiena dritta, ha potuto toccare con mano quando le inchieste di Fanpage hanno scoperchiato qualche vaso di Pandora. Per questo sono sicuro che mi capirà quando le dico che la mia preoccupazione è per il consigliere comunale della Lega di Torre del Greco aggredito ieri, è per le decine di segnalazioni di continue aggressioni, lanci di sedie, tagli di fili per sabotare comizi, vandalismi e assalti ai nostri banchetti, proclami violenti sui social, che ricevo ogni giorno dai nostri militanti in Campania e non solo. In Toscana per ben due volte a essere presi di mira sono stati perfino dei semplici ristoratori, a Pontassieve e Bagno a Ripoli, colpevoli soltanto di aver accettato di ospitare un tavolo a nome Lega Salvini.

Egregio direttore, tutto questo non è più accettabile. E per quanto io faccia del mio meglio per placare i toni, basti pensare a come sono stato il primo a non enfatizzare l'aggressione che mi è costata fortunatamente solo un po' di spavento, oltre alla camicia e a un rosario a cui tenevo moltissimo perché donatomi da un prete di strada impegnato a combattere il traffico della prostituzione, l'unico risultato che ottengo sono dichiarazioni inaccettabili come quella del Sindaco Pd che proprio da Pontassieve voleva bandirmi come persona "non gradita" o dell'altro esponente dem che sui social pubblica "Salvini appeso". E come non bastasse ogni giorno salta fuori qualcuno che si prende la briga di puntare l'indice non contro i violenti, ma contro di me. Un cortocircuito folle che, ripeto, mi preoccupa sempre di più. Non per me, ma per le centinaia di migliaia di italiani che ogni giorno incontro nelle piazze e che hanno il sacrosanto diritto di poter esprimere le loro simpatie e opinioni come tutti i cittadini, senza dover temere offese e ritorsioni.

Piaccia o no, la Lega è un partito nazionale che alle Europee di un anno fa ha ottenuto più del 34% dei consensi, ci presentiamo da Nord a Sud, abbiamo migliaia tra militanti, consiglieri e parlamentari, siamo al governo di importanti regioni e comuni d’Italia e i tre governatori più apprezzati del Paese (secondo una indagine del Sole24ore) sono leghisti. Questo per dire che la legittimità democratica ce la siamo guadagnata sul campo, con centinaia e centinaia di amministratori locali che ogni giorno sono al servizio delle loro comunità, con passione, costanza e coerenza.

La legittimità democratica ce la siamo guadagnata sul campo

M. Salvini

Altroché fascismi e altre paranoie da caccia alle streghe.

Da cittadino spero attraverso Fanpage di aprire finalmente una riflessione seria e senza strappi, un confronto  che tanto più vorrete aprire a interlocutori diversi tanto più farà bene, affinché si possa finalmente definire un perimetro di regole condivise, con la messa al bando non di un singolo esponente politico, ma della violenza, in qualunque forma. Da leader del principale partito italiano invece mi appello al governo e al ministro dell’Interno in particolare: nell’Italia di Pd e 5Stelle, all’opposizione va garantito il diritto di fare campagna elettorale senza rischiare la propria incolumità. Pensi, direttore, cosa sarebbe successo se – in zona ad alta densità leghista – qualche esponente del Pd fosse stato aggredito, minacciato, escluso dai ristoranti. Immaginiamo cosa sarebbe successo se a Zingaretti avessero tagliato i fili per impedire l’uso del microfono, se all’onorevole Boschi avessero strappato delle catenine dal collo, se un ristoratore fosse stato minacciato dopo aver accettato il ministro Bellanova come cliente, se le sedi del Pd fossero sistematicamente imbrattate.

Non mi interessa la solidarietà scontata e pelosa: garantire i diritti dell’opposizione non è una concessione, ma è un preciso dovere di ogni democrazia, sempre che l’Italia non sia attratta da modelli come quello cinese.

Cordialmente,

Matteo Salvini