Appena chiuso il caso della nave Gregoretti della Guardia costiera, per il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si potrebbe aprire un nuovo fronte sulla questione migranti e sui soccorsi nel Mediterraneo. Stavolta protagonista è la nave Alan Kurdi, della Ong tedesca Sea Eye. Che questa mattina ha comunicato di aver soccorso 40 migranti in mare che si trovavano a bordo di un gommone. Tra queste persone tratte in salvo ci sono anche un neonato e due bambini piccoli. L’Ong Sea Eye in un tweet ha assicurato che queste persone vengono assistite a bordo dall’equipaggio presente sull’imbarcazione.

La Alan Kurdi ha chiesto di poter approdare nel porto sicuro più vicino, spiegando che a livello geografico la soluzione più comoda (proprio per una questione di distanza) sarebbe Lampedusa. Ma il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha già detto no allo sbarco. Prima lo ha annunciato durante una diretta Facebook, poi ha firmato il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiani per la nave Alan Kurdi. A darne conferma è lui stesso attraverso un tweet in cui si vede lo stesso titolare del Viminale firmare l’ordinanza: “Firmato il divieto di ingresso in acque italiane per la nave Alan Kurdi. Se la Ong ha davvero a cuore la salute degli immigrati può fare rotta verso la Tunisia: se invece pensa di venire in Italia come se niente fosse ha sbagliato ministro”.

La Sea Eye ha chiesto alle autoritàcompetenti di assegnarci un porto sicuro. Geograficamente, Lampedusa è il più vicino”, spiega il portavoce dell’Ong Gorden Isler al Frankfurter Allgemeine.  Lo stesso portavoce ribadisce che a bordo ci sono anche due donne, di cui una incinta, oltre a un neonato e due bambini. Secondo quanto raccontato dai migranti, avrebbero lasciato la città libica di Tagiura nella notte e proverebbero da Nigeria, Costa d’Avorio, Ghana, Mali, Congo e Camerun.

In mattinata Salvini aveva annunciato che avrebbe firmato in queste ore il divieto di ingresso nelle acque italiane: “È una Ong tedesca, sappiamo tutti dove possono andare, lo sanno anche loro, non di certo in Italia”. Secondo il ministro dell’Interno quella delle Ong “è una provocazione continua, si disobbedisce alle leggi italiani e si attacca nei fatti il giorno italiano”.