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Le motivazioni della Cassazione che ha assolto Salvini nel caso Open Arms: “Non fu un sequestro di persona”

La Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza con cui, il 17 dicembre 2025, ha confermato l’assoluzione di Matteo Salvini nel caso Open Arms. I giudici hanno confermato che la condotta di Salvini, sul piano legale, “non può rientrare nella sfera di applicazione del sequestro di persona”: il motivo che la nave Ong avrebbe potuto andare in Spagna, rinunciando a sbarcare a Lampedusa.
A cura di Luca Pons
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La quinta sezione della Corte di Cassazione, a quasi cinque mesi dalla sentenza, ha pubblicato le motivazioni che il 17 dicembre hanno spinto i giudici a rendere definitiva l'assoluzione di Matteo Salvini nel caso Open Arms. La vicenda risaliva la 2019, quando l'allora ministro dell'Interno impedì a una nave Ong (Open Arms, appunto) che trasportava 147 persone migranti di attraccare in Italia. Le accuse nei suoi confronti erano di sequestro di persona e rifiuto d'atti d'ufficio.

"La condotta contestata a Matteo Salvini", ha ricordato la Cassazione, era di aver "privato indebitamente della libertà personale 147 migranti, omettendo senza giustificato motivo di esitare positivamente le richieste di Pos (place of safety) inoltrate al suo Ufficio di gabinetto, così provocandone l'illegittima privazione della libertà personale, costringendoli a rimanere a bordo della nave Open Arms". Il tutto "nella qualità di ministro dell'Interno" e "abusando dei propri poteri". Il punto è che, però, tutto questo "non può rientrare nella sfera di applicazione del sequestro di persona".

Non si trattò di un sequestro, in punto di diritto, perché le autorità italiane (nella persona di Salvini) impedirono alle persone a bordo della Open Arms ‘solo' di sbarcare nel porto di Lampedusa. Non c'era nessun divieto, invece, di "far rotta in altra direzione". E anzi, proprio su questo spinse il governo giallo-verde. La richiesta alla nave era proprio di andare in Spagna (Paese della Ong), allungando così la navigazione di diversi giorni.

I giudici hanno riportato anche che la Spagna indicò "un porto per sbarcare (il 18 agosto 2019), modificato (nel senso che ne era stato indicato uno più prossimo in quello di Palma di Maiorca) proprio per limitare nel tempo la permanenza a bordo dei migranti (rispetto a quello, più distante, dapprima indicato in Ceuta), in adesione alla richiesta del comandante della nave". Dunque, come detto, visto che la nave aveva un'altra opzione verso cui dirigersi – per quanto molto più lontana di Lampedusa – e che il ministero dell'Interno italiano non aveva alcuna intenzione di impedirle di andare in quella direzione, non si può parlare di sequestro di persona.

Per di più, la Cassazione ricorda che in quei giorni furono "messi a disposizione altri due natanti, uno immediatamente disponibile della Guardia Costiera italiana, sul quale trasbordare i migranti, in parte immediatamente". Questo avrebbe consentito alla nave Ong, se si fossero seguite le procedure dettate dall'Italia, di "approssimarsi alle coste spagnole" con la scorta di queste due ulteriori imbarcazioni, "raggiungendo la nave militare spagnola che si sarebbe pure approssimata alla Open Arms".

Secondo i giudici, questo è anche ciò che aveva richiesto il comandante della nave. Eppure, lo stesso comandante "raggiungendo la nave militare spagnola che si sarebbe pure approssimata alla Open Arms".

Le motivazioni, naturalmente, non fanno altro che mostrare il ragionamento del tribunale dietro una decisione già presa in via definitiva a dicembre; la Cassazione ha confermato anche sul piano formale la sentenza nel merito che avevano scagionato Salvini perché il fatto non sussiste. Da parte sua, la Ong ha già rivendicato in più occasioni che, al di là dell'esito giudiziario della vicenda, continua a rivendicare la contestazione politica alla linea dei ‘porti chiusi' che il governo italiano tenne in quegli anni.

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