Ormai dell'esistenza di due Pd se ne sono accorti tutti: uno è il Pd di Nicola Zingaretti, l'altro è quello dell'ex segretario Matteo Renzi. È lo stesso eurodeputato dem Carlo Calenda a ricordarlo: "C'è il Pd di Renzi che controlla la maggioranza dei gruppi parlamentari. E c'è il Pd di Zingaretti, Franceschini, Gentiloni eccetera che controlla la maggioranza degli organi di partito". Ancora più esplicitamente ha twittato: "Matteo Renzi è il leader della corrente di minoranza del Pd", che però ha la "maggioranza dei gruppi parlamentari". Ora il punto è che Matteo Renzi potrebbe voler accelerare il processo di separazione.

Le frizioni si sono registrate anche nei giorni scorsi, quando i dem si sono scontrati per esempio sulla doppia mozione per chiedere le dimissioni di Zingaretti, lanciata dai comitati civici renziani e poi bloccata perché concorrente a quella promossa dal segretario Zingaretti. E prima ancora Renzi aveva dovuto ingoiare lo stop alla sua mozione di sfiducia a Matteo Salvini sul Russia gate, perché secondo il segretario sarebbe servita "a ricompattare il governo".

L'occasione per annunciare un divorzio, che per il momento coinvolgerebbe solo lui, potrebbe essere la Leopolda di ottobre. Timing non casuale, che coinciderebbe con l'apertura di una nuova campagna elettorale, in caso si vada a elezioni anticipate. L'ex premier, in un'intervista rilasciata a ‘La Stampa', ha spiegato che "Nascerà una forza di centro". Il colloquio in questione sarebbe avvenuto prima del voto sulla Tav. Ma ha precisato che non sarà lui il protagonista di questo nuovo progetto. "Io ormai sono un osservatore", e ha aggiunto: "magari ne nascerà più d'una. Il problema casomai è se ne riesce a nascere davvero una seria, fatta bene". Ma è plausibile pensare che Renzi starà solo a guardare?

Secondo le previsioni di Renzi "se Salvini non rompe subito non si voterà prima del maggio 2020". Ma potrebbe restare anche tutto com'è, perché Salvini "ama le campagne elettorali e vuole farsi a inizio anno quella dell'Emilia Romagna e della Calabria". Tuttavia secondo l'ex premier, fra i possibili scenari, "il più lineare sarebbe un Conte bis".