È colpa del Pd” se la Commissione europea ha proposto di aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia, secondo il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio. Affermazioni rigettate dai dem, a partire dal deputato e capogruppo in commissione Bilancio alla Camera, Luigi Marattin. Che intervistato da Fanpage.it attacca Di Maio, parlando di un “tentativo patetico” di scaricare la propria responsabilità. Secondo Marattin, il problema del Movimento 5 Stelle, in questo caso, è di comprensione: “Non sono sicuro che capisca” le motivazioni della Commissione, attacca il deputato del Pd. “Si tratta di scarsa comprensione, non hanno gli strumenti per comprendere queste cose, non sono in grado”. Per Marattin, in sostanza, quella di Di Maio da una parte è propaganda, ma dall’altra è anche dovuta a carenze di “comprensione”. E tornando su un altro dei punti sollevati dalla Commissione, il deputato dem sostiene che la quota 100, la riforma in tema di pensioni, andrebbe abolita, ascoltando gli avvertimenti arrivati sul tema da Bruxelles.

Marattin risponde ironizzando alla presa di posizione di Luigi Di Maio contro il Pd: “Per ora il testo è stato pubblicato solo in inglese, quindi suggerirei a Di Maio di aspettare quello in italiano per comprenderlo meglio. A dire il vero non sono del tutto sicuro che lo capisca ugualmente”. Ironia dovuta al fatto che, secondo il deputato dem, “basta leggere il testo per capirlo: la violazione del criterio del debito riguarda tre anni. Si parte del 2018: comunque per più della metà di quell’anno il paese è stato governato da Conte, già basterebbe questo per chiudere la polemica”. Ma non solo: “Una semplice lettura dimostra che la violazione riguarda anche il 2019 e il 2020, la Commissione dice che da quando siete al governo voi il rapporto tra debito e Pil continua a salire e fattori aggravanti sono le riforme strutturali, non proseguite o smontate, che erano stato intraprese nella scorsa legislatura. L’esempio è quota 100 ma ci anche altre cose”.

La classe dirigente e le politiche di M5s e Lega

L’esecutivo comunitario sottolinea che “le vere necessità sono altre come le digitalizzazioni, la riforma della Pa, la diminuzione della quota spesa sociale in pensioni per investire su altri scopi: sono tutti rilievi che la Commissione fa all’attuale impianto di politica economica. Quello di Di Maio è solo un tentativo patetico”. Per questi motivi Marattin attacca ancora: “Si tratta di scarsa comprensione, la classe dirigente del M5s non ha gli strumenti per comprendere queste cose, non hanno fatto nella vita nulla di rilevante. Ora si trovano nei posti chiave del Paese, ma ci devi andare se sai cosa stai facendo. Loro non hanno gli strumenti per comprendere queste cose”.

Proprio per questo dicono che la colpa è di qualcun altro: “Stavolta il Pd, poi sarà la Bce, saranno i mercati, sarà Soros”. Un sistema di propaganda, che spesso può anche avere successo, spiega Marattin. “Per troppo tempo abbiamo fatto decadere la qualità della classe dirigente, e non mi riferisco solo a loro, ma loro non sono in grado di comprendere”, accusa ancora. Nella Lega, invece, “indubbiamente ci sono persone che queste cose le sanno molto bene, ma sono in minoranza. Anche Salvini utilizza il solito reframe populista, stanno cercando di far capire che da una parte ci sono i brutti e cattivi contro l’Italia e dall’altra i governanti che possono attingere da un pozzo senza fondo. quello del deficit, come se fossero soldi regalati da qualcuno, e chi non lo fa fare non vuole il bene dell’Italia”. Marattin fa quindi un “appello a chi nella Lega sa che questo è un cumulo di bugie”.

La crisi di governo e lo stallo in Parlamento

Marattin preferisce non entrare nel dibattito sull’instabilità del governo e sulla possibilità che questa non sia altro che campagna elettorale, ma si dice “preoccupato” per lo stallo in Parlamento, come sul decreto Crescita. E anche per altri motivi: “C’è un Paese che non è governato, la preoccupazione mia è quella”. Anche perché ora “l’Italia non ha più tempo”, dice riferendosi alla difficile situazione economica: “La differenza con il 2011 è che allora c’era una crisi globale e soprattutto europea, con almeno cinque paesi coinvolti. Stavolta non è né globale né europea e solo noi siamo nei guai”. Altra preoccupazione espressa da Marattin è quella riguardante la prossima legge di Bilancio, con il timore di un aumento dell’Iva: “Il governo è allo sbando, non porta neanche un decreto in Parlamento, ci sono problemi di funzionalità della macchina”.

‘La quota 100 va abolita'

Tema affrontato dalla Commissione è quello delle pensioni, con critiche mosse alla quota 100. Si deve abolire la riforma voluta soprattutto da Matteo Salvini? “La mia opinione: sì – risponde secco Marattin -. Persone più esperte di me dicono che è impopolare affermarlo, ma o diciamo cose impopolari o non ne usciamo fuori. È un errore e va abolita: non posso consentire a chiunque di andare in pensione a 62 anni con 38 di contributi, io ho sempre avuto un’altra opinione. Questa possibilità la devi dare a chi fa lavori gravosi e usuranti. A chi se lo “merita”, tra virgolette, perché ha fatto un lavoro per cui si è spaccato la schiena. Magari possiamo estenderlo a più categorie, ma non a chiunque”. Quindi la quota 100va sostituita con misure analoghe ma rivolte solo ai lavori gravosi”.