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Elezioni europee 2024

L’Italia verso le elezioni europee 2024: la sfida tra la destra di Meloni e quella di Salvini

Sia Meloni che Schlein si sono candidate alle europee dell’8 e 9 giugno 2024, ma oltre alla partita tra i due schieramenti c’è anche quella tutta interna alla destra. Ecco come l’Italia sta arrivando al voto.
A cura di Annalisa Girardi
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Giorgia Meloni contro Elly Schlein o Giorgia Meloni contro Matteo Salvini? Qual è la vera sfida alle elezioni europee?

Dopo mesi di incertezze e tentennamenti sia Meloni che Schlein hanno annunciato la candidatura alle europee. “Scrivete Giorgia”,ha detto la presidente del Consiglio, un chiaro tentativo di personalizzare la campagna elettorale. La leader del Pd, invece, ha replicato: “Non votate per me, votate per il partito”. Insomma, uno scontro tra campi politici e tra modi di fare politica: in Italia le europee sembrano delle midterm nazionali.

E Salvini? Il suo nome non ci sarà, tra quelli in lista con la Lega. Ma questo non significa che la partita dell’8 e 9 non lo veda protagonista. Tutt’altro, il problema è in che modo. All’ultima tornata europea del 2019 la Lega aveva fatto il pieno di consensi, prendendo oltre il 30% e risultando il partito più votato. A cinque anni di distanza, le cose per Salvini sono cambiate in modo drammatico. Il suo partito, secondo i sondaggi non arriva nemmeno al 10%. Se in questo momento gli eurodeputati leghisti sono i più numerosi all’interno della delegazione italiana, le cose saranno ben diverse dopo il voto.

Il voto avrà un impatto all’interno della maggioranza italiana, negli equilibri tra gli alleati. Meloni e Salvini, ognuno con il proprio peso chiaramente, governano insieme in Italia, ma sono in gruppi politici diversi in Europa. E quello di Meloni, i Conservatori, prova a prendersi sempre più spazio a scapito di Identità e Democrazia, la famiglia europea di Salvini: è uno scontro tra due destre sempre più a destra, tra due facce del sovranismo europeo.

Il Podcast di Fanpage.it che racconta l'Ue al voto

Fanpage.it ha realizzato un podcast che si chiama "Inversione a Eu" e racconta tutti i Paesi membri e le regioni dell'Unione verso le elezioni, tra equilibri politici nazionali e sfide europee: si può ascoltare al link di seguito.

Con chi stanno in Europa i partiti di governo

La Lega di Matteo Salvini era risultata vincitrice indiscussa alle elezioni europee nel 2019, arrivando al 34%. Fratelli d’Italia invece, in quel momento, stava dietro il Pd, dietro il M5s e dietro Forza Italia, appena al 6%. La situazione si è capovolta da allora: alle elezioni politiche del settembre 2022 Fratelli d’Italia ha preso il 26%, la Lega appena l’8%. E secondo gli sondaggi il partito di Salvini ora potrebbe scivolare dopo Forza Italia, diventando partner minoritario dell’alleanza di governo.

C’è un particolare interessante, sul centrodestra italiano. A Roma, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia governano insieme, ma al Parlamento europeo di Strasburgo fanno parte di tre gruppi politici diversi: Fratelli d’Italia sta con ECR, il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei (di cui Meloni è anche presidente) – la Lega con Identità e Democrazia – e Forza Italia con il Partito popolare europeo, il gruppo più numeroso al Parlamento.

Anche a livello di alleanze, le cose sono diverse in Europa: il PPE, infatti, è il primo partner di una maggioranza sostenuta anche dal gruppo dei Socialisti & Democratici (la famiglia europea del PD) e da Renew, il gruppo dei liberali di cui fanno parte partiti come Italia Viva. ECR e ID spesso votano contro le posizioni sostenute dalla cosiddetta “grande coalizione” di popolari e socialisti, entrambi gruppi di stampo europeista.

Sia Meloni, che Salvini che Antonio Tajani, il leader di Forza Italia, hanno detto di voler replicare una maggioranza di centrodestra anche in Europa, sul modello italiano. Ma non è così semplice. E a rimetterci potrebbe essere proprio la Lega di Salvini.

A fare riferimento a Identità e Democrazia ci sono anche dei partiti di estrema destra con cui i Popolari hanno detto chiaro e tondo di non voler avere nulla a che fare. Ad esempio, Alternative fur Deutschland: in Germania a inizio anno ci sono state anche delle grandi  manifestazioni per bandirlo, viste le posizioni razziste, discriminatorie, illiberali e in alcuni casi apertamente neonaziste. Ma anche il Rassemblement National di Marine Le Pen ha ricevuto pesanti critiche da diversi esponenti del centrodestra tradizionale, Tajani compreso, che hanno detto di non essere disposti a fare accordi con forze politiche di questo tipo: estremiste ed euroscettiche.

L'ascesa dei Conservatori in tutta Europa

Intanto i Conservatori continuano la loro ascesa in praticamente tutto il continente. E Meloni prova a cavalcare il clima favorevole per formare nuove alleanze e costruire un asse, come ha fatto in Italia, tra le forze più estreme e quelle più moderate nel panorama della destra. Dopo essere riuscita a portare il suo partito – l’erede del Movimento sociale italiano – al governo con il benestare del centrodestra liberale ed europeista, ora punta a strutturare un’intesa di questo tipo anche tra Strasburgo e Bruxelles. Ma questo potrebbe voler dire tagliare fuori Salvini.

Da quando è andata al governo, Meloni ha stretto un rapporto personale con Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea e figura di spicco dei Popolari, ricandidata dal partito a capo dell’esecutivo europeo. Le due, fianco a fianco, hanno viaggiato nei Paesi del Nord Africa per stringere accordi sui migranti, si sono recate insieme in Ucraina per ribadire il sostegno europeo a Kiev, hanno visitato le zone alluvionate del Centro Italia. In tutto questo tempo Salvini, invece, continuava ad accusare von der Leyen di aver distrutto l’Europa.

Su alcuni dei temi più importanti per l’Unione europea, specialmente per quanto riguarda la politica estera, Meloni e Salvini sono agli antipodi. Ed è tutto alla luce del Sole: mentre lei andava a Washington a ricevere baci sulla fronte da Joe Biden, lui continuava a fare il tifo sui social per Donald Trump; mentre lei abbracciava Volodymyr Zelensky e gli assicurava il sostegno incondizionato dell’Italia, lui affermava di prendere atto del risultato delle elezioni russe che confermava (per l’ennesima volta) Vladimir Putin come presidente.

Le distanze, insomma, ci sono. E non dipendono solo dal fatto che Meloni, essendo a capo del governo, debba avere una postura istituzionale di un certo tipo e tenere rapporti anche con gli altri leader internazionali, indipendentemente dalla loro provenienza politica. Si tratta di una distanza strategica ben precisa.

In un clima da campagna elettorale perenne – visti anche gli appuntamenti regionali che hanno segnato i mesi precedenti alle europee – Salvini sta cercando di recuperare consensi puntando su quella fetta di elettorato sovranista ed anti-establishment che più soffre la retorica di governo: il leader leghista è tornato a usare toni quasi da opposizione e ha schierato nelle liste personaggi come il generale Roberto Vannacci, che tra le altre cose pensa che Mussolini fosse uno statista, che gli omosessuali non siano normali e che a scuola ci dovrebbero essere classi separate per i disabili.

Per ora, però, questa strategia non sembra avergli portato troppa fortuna e Fratelli d’Italia continua a essere in testa nei sondaggi. E dopo le elezioni, sarà Meloni a presentarsi come artefice di una nuova maggioranza al Parlamento europeo, spostata a destra, che vede al centro il patto tra Conservatori e Popolari.

La delegazione italiana al Parlamento europeo

Tra l’8 e il 9 giugno l’Italia eleggerà i suoi 76 eurodeputati, una delegazione tra le più numerose a Strasburgo. Al momento la maggior parte dei rappresentanti italiani fa parte del gruppo di Identità e Democrazia, 23 in totale: un numero che rispecchia il risultato del 2019 e che però è destinato a ridimensionarsi. Altri 15 eurodeputati italiani fanno parte dei Socialisti di S&D, 12 del PPE, 10 di ECR, 4 di Renew e 3 dei Verdi. Nel gruppo della Sinistra non c’è nemmeno un parlamentare italiano, mentre ben 9 fanno parte dei non affiliati: si tratta di quelli eletti, ad esempio, nelle liste del Movimento 5 Stelle, che ad oggi non aderisce a nessuna grande famiglia europea.

L’Italia, in questi anni, è diventata un laboratorio per quello che sta accadendo in Europa e che si cristallizzerà dopo il voto di giugno. Uno studio dell’European Council on Foreign Relations ha previsto che in nove Stati membri a trionfare alle elezioni saranno delle forze politiche più estremiste, populiste ed euroscettische: tra questi ha messo anche l’Italia, oltra ad Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia e Slovacchia. In altri nove Paesi, invece, i sovranisti si consolideranno come secondo o terzo partito.

I cosiddetti partiti tradizionali invece, sempre secondo lo studio, perderanno alcuni seggi. Popolari e Socialisti dovrebbero comunque risultare i primi due gruppi, ma in declino. Il Partito democratico non è estraneo alla crisi. Dopo un iniziale rimbalzo nei sondaggi, subito dopo le primarie che avevano eletto Elly Schlein alla guida, non è detto che i dem riescano ad arrivare al 20%. Ad eccezione della Sardegna, in tutte le ultime elezioni regionali non sono riusciti a spuntarla, né a creare un’alleanza stabile all’interno dell’opposizione con le altre forze politiche, in primis con il Movimento Cinque Stelle. Schlein, mettendoci la faccia e candidandosi in prima persona, spera di riuscire a trascinare l’elettorato di centrosinistra ai seggi, ma anche le polemiche sul suo nome nel simbolo – se andasse inserito o meno – e sulla sua partecipazione di per sé non sembrano essere state accolto in modo particolarmente positivo nel dibattito pubblico.

La corsa al voto per i partiti italiani

Non se la passa meglio il Movimento Cinque Stelle: nelle liste mancano figure di spicco e in generale il partito di Giuseppe Conte sta avendo difficoltà ad occupare la scena. L’ex presidente del Consiglio non si candiderà: per lui presentarsi nelle liste sapendo di non andare in Europa sarebbe un inganno per gli elettori, ma senza il suo nome in corsa il partito potrebbe risentirne. Nemmeno aver messo la parola “pace” nel simbolo, finora sembra essere riuscito a cambiare i pronostici.

L’Alleanza Verdi e Sinistra, invece punta sì sulle candidature illustri e ha proposto il nome di Ilaria Salis, la donna italiana arrestata e detenuta in Ungheria con l’accusa di aver aggredito dei neonazisti a una manifestazione. In questa candidatura, hanno detto i leader Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, c’è tutto il senso della posta in gioco alle elezioni europee: la tutela dei diritti e delle libertà democratiche contro la deriva estremista.

Infine, l’ex Terzo Polo, che non si presenterà unito: sia Azione che Italia Viva in Europa fanno parte del gruppo Renew, ma Carlo Calenda e Matteo Renzi hanno deciso di andare ognuno per la sua strada. Azione ha lanciato la lista “Siamo Europei”, mentre Renzi – insieme a +Europa di Emma Bonino – quella degli Stati Uniti d’Europa.

La posta in gioco alle prossime elezioni europee

Al di là dei riscontri nazionali, delle beghe tra partiti e gruppi politici, alle prossime elezioni europee la posta in gioco è altissima. Dopo una legislatura segnata da crisi prima inimmaginabili – da una pandemia allo scoppio della guerra alle porte dell’Europa – è arrivato il momento di tracciare la traiettoria a lungo termine. Il prossimo Parlamento europeo avrà il compito di disegnare una politica estera davvero europea, che sia in grado di rispondere alle sfide geopolitiche da protagonista, e di segnare la via per contrastare efficacemente il cambiamento climatico prima che sia troppo tardi.

Le politiche europee negli ultimi anni sono state segnate da un trauma dopo l’altro: le crisi migratorie, gli eventi climatici estremi, l’economia sull’orlo del tracollo, le guerre. In gioco c’è molto di più che un rimpasto di governo o una dimostrazione di forza negli equilibri tra i partiti. Anche se per ora, in Italia, questo appuntamento continua a essere vissuto come un referendum su chi sta a Palazzo Chigi.

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