Dario Franceschini non si accontenta. L’alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle può andare oltre l’esperienza di governo ed estendersi anche alle elezioni regionali: “Se lavoreremo bene, potremo presentarci insieme già alle regionali. È difficile, ma dobbiamo provarci. Per battere questa destra ne vale la pena”, commenta in un’intervista a la Repubblica. L’obiettivo del ministro della Cultura è quello di creare una alleanza “politica ed elettorale, che parta dalle prossime elezioni regionali, passi per le comunali e arrivi alle politiche”. E il primo test, se mai questa alleanza si dovesse realizzare, è quello dell’Umbria: “Lì le elezioni sono molto vicine, ma se c’è la volontà politica si può fare tutto”.

Diverso il discorso per Emilia Romagna e Calabria: “C’è tempo. In ogni caso, la sfida è questa. So che è difficile ma se governiamo bene, evitando la logica del ‘contratto', cercando sempre la sintesi allora questa squadra può diventare il seme di una futura alleanza”. Franceschini è consapevole che ci sono posizione diverse sia all’interno del Pd che tra i dem e i 5 Stelle, ma non demorde: “Io parlo di una alleanza tra tutto il centrosinistra e l'M5s”.

Sulla durata del governo il ministro della Cultura non sa dare un termine, ma si dice ottimista: “Sarà difficile, non c'è dubbio. Soprattutto se si limiterà ad essere il mero prodotto di forze politiche contrapposte. Però io penso che arriveremo fino alla fine della legislatura”. Ma non ha dubbi sul fatto che questa operazione fosse necessaria, nata dalla “situazione del Paese: cosa sarebbe stato dell'Italia senza questa operazione? Cosa sarebbe successo alla nostra economia? È bastato un solo giorno in cui si è rischiato di non siglare l'accordo e lo spread è di nuovo schizzato. Saremmo nel disastro”.

Senza questo governosaremmo in campagna elettorale e avremmo Salvini al Papeete, ma all’ennesima potenza – prosegue Franceschini – magari a torso nudo a mietere il grano. Solo odio e paura. Ci troveremmo alla viglia della vittoria della Lega. Da celebrare magari proprio il 28 ottobre”, la data dalla marcia su Roma. Questo non vuol dire che ci sia la possibilità di un ritorno al fascismo: “Fortunatamente non tornerà, ma Salvini è il massimo di pericolosità democratica che si può avere nel 2019. E quel pericolo non è finito. Rimane finché qualcuno soffia sulla paura. E noi non potevamo replicare l'errore che quasi 100 anni fa hanno commesso socialisti, popolari e liberali facendo fallire gli esecutivi Bonomi e Facta”.