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12 Dicembre 2020
17:56

Gregoretti, scontro a distanza Salvini-Toninelli. Il leader della Lega: “Ricorda dove abita?”

Nell’aula bunker del carcere di Bicocca, a Catania, questa mattina si è tenuta un’altra delle udienze preliminari del caso Gregoretti. E da dietro al suo scranno il giudice Nunzio Sarpietro, presidente dell’ufficio gip del tribunale etneo, parla di quei “tanti morti ancora in quel mare”. Ad ascoltarlo dal tavolo dell’accusato c’è l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Sul banco dei testimoni c’è, invece, il pentastellato Danilo Toninelli, che col leghista ha condiviso l’esperienza del governo Conte 1. Prossima udienza il 28 gennaio a Palazzo Chigi.
A cura di Luisa Santangelo
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Matteo Salvini
Matteo Salvini

Matteo Salvini da una parte, Danilo Toninelli dall'altra. In mezzo, il presidente dell'ufficio gip di Catania, il giudice Nunzio Sarpietro. Nell'aula bunker del carcere di Bicocca è ripresa questa mattina l'udienza preliminare sul caso Gregoretti: l'ex ministro dell'Interno e leader della Lega è accusato di sequestro di persona. Per via di quei migranti che, tra luglio e agosto 2019 – a governo gialloverde non ancora crollato – sono rimasti per giorni a bordo della nave Gregoretti della Guardia costiera italiana senza che venisse assegnato loro un porto per lo sbarco.

La storia ormai è nota. E dopo l'inizio del procedimento (con le proteste all'esterno e il cedimento di una lastra di marmo all'interno del tribunale), all'inizio di ottobre, oggi è stata la volta dei primi testimoni: gli ex ministri Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta, rispettivamente dei Trasporti e della Difesa. Entrambi hanno chiesto che l'udienza si svolgesse a porte chiuse. "Visto l'interesse pubblico, per noi le udienze possono svolgersi a porte aperte, alla presenza della stampa", puntualizza Giulia Bongiorno, ex ministra anche lei, ora in veste di avvocata di Salvini.

Ma è su Toninelli che si concentrano l'attenzione e l'ironia del senatore del Carroccio: "Non si ricordava praticamente nulla – ride Salvini – Spero che almeno ricordi il suo indirizzo di casa". Nei pochi minuti concessi alla stampa all'interno dell'aula, l'avvocata Bongiorno chiede conto di post sui social e della condivisione della linea del governo. "Non ricordo", risponde in più di una occasione l'ex ministro pentastellato. E al giudice Sarpietro, che in udienza parla dei m0rti in mare "che continuano a esserci" e il dibattito politico che "dovrebbe servire a migliorare le pratiche amministrative", Toninelli replica: "Le leggi internazionali…".

All'uscita dall'aula bunker, però, l'esponente dei Cinque stelle è un fiume in piena: "Salvini faceva il duro, diceva agli italiani che stava chiudendo i confini, ma nelle aule giudiziarie tenta di scaricare le responsabilità su altri". Danilo Toninelli cita le memorie difensive di Salvini; spiega che a lui, da ministro dei Trasporti, spettava occuparsi della sicurezza in mare, e che la garanzia di un posto sicuro a terra era invece appannaggio del ministero retto dal leghista. "Il coraggiosissimo", ironizza Toninelli.

Che poi ha anche deciso di fare chiarezza rispetto alla sua versione dei fatti: "Stanno circolando versioni gravemente alterate e false della mia deposizione sul caso Gregoretti. Non esiste alcuna mia dichiarazione su una fantomatica firma del decreto relativo alla nave Gregoretti a me attribuibile in quanto, ed è un dato oggettivo, nessun provvedimento di divieto di sbarco è stato mai assunto con riferimento a tale imbarcazione. Ed è ovvio perché si tratta di nave militare dello Stato italiano. Di conseguenza, non esiste alcun mio ‘non ricordo di aver firmato il decreto' per il semplice fatto che non vi è mai stato un decreto per tale vicenda", ha commentato l'ex ministro. Per poi aggiungere: "Il mio ‘non ricordo' si riferiva ai decreti di divieto di sbarco per la nave dell'ong Open Arms. Fatti, questi, intorno ai quali ho deposto in termini di verità e trasparenza. Diffido, pertanto, le testate giornalistiche dal continuare la diffusione di una notizia falsa, riservandomi il diritto di querela".

L'ex inquilino del Viminale, dal canto suo, tira dritto: "Sono orgoglioso di quello che ho e abbiamo fatto", assicura. Mentre Giulia Bongiorno ricorda i giorni in cui i Consigli dei ministri finivano a notte fonda, perché "il gruppetto" doveva decidere cosa fare dei migranti in mare. "Io e la ministra Trenta rimanevamo fuori ad aspettare per ore", racconta alla stampa. Il 28 gennaio toccherà al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte essere sentito dal giudice. Per lui, però, niente aula bunker: l'udienza si terrà a Palazzo Chigi. "Il 9 gennaio, invece, sarò al tribunale di Palermo per la vicenda Open Arms – ricorda Salvini – Ne approfitto per preparare le prossime amministrative di Palermo e le Regionali siciliane tra due anni", annuncia.

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