Biennale, Salvini sta con Buttafuoco e visita padiglione russo: “Niente di scandaloso, esco con idea di serenità”

"Una bellissima Biennale Arte, è valsa la pena fare questa visita". È questo il commento di Salvini all'Adnkronos, una volta arrivato a Ca' Giustinian, sede della Biennale di Venezia, dopo aver visitato i padiglioni nazionali di Usa, Cina, Russia, Italia e Israele. Accolto da Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale che aprirà domani al pubblico, Salvini ha partecipato a una sessione della Biennale della Parola dedicata al tema "Il dissenso e la pace".
Il vicepremier leghista si è inserito nella scontro tra il ministro della Cultura Giuli e il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, nato dalla scelta di quest'ultimo di tornare a ospitare il padiglione russo all'interno della 61esima Esposizione internazionale d’arte, cosa che non accadeva dal 2019, e di far partecipare degli artisti israeliani.
Salvini contraddice Giuli e si schiera con Buttafuoco
Salvini ha detto apertamente di essere dalla parte di Buttafuoco: "Godiamoci l’arte, godiamoci gli artisti al di là delle polemiche, delle bandiere, dei boicottaggi perché un giorno c’è quello sulla Russia, poi su Israele, poi c’è il boicottaggio sugli Stati Uniti". E sulla polemica che ha coinvolto Buttafuoco: "Sono totalmente d'accordo con lui", ha ribadito il leader della Lega visitando i Giardini della Biennale di Venezia. "Qui deve parlare l'arte", ha aggiunto.
Al padiglione russo Salvini si è trattenuto 25 minuti, accolto dalla commissaria del padiglione, Anastasia Karneeva. Il vicempremier ha ascoltato alcune esibizioni musicali, soffermandosi sulle installazioni artistiche, compreso l'albero al centro della sala del piano superiore che dà il titolo al padiglione. Infine ha ascoltato un coro di giovani che ha cantato per lui. Le performance degli artisti da domani non saranno più visibili al pubblico. Tra i cento Paesi partecipanti alla Biennale Arte 2026, infatti, il padiglione russo sarà l'unico a non essere accessibile ai visitatori per tutta la durata della manifestazione, quindi fino alla chiusura il prossimo 22 novembre.
"Qua ai Giardini, all'Arsenale non si parla di guerra, non si parla di conflitti. Vengo dal Padiglione degli Stati Uniti, passo da quello russo, vado a quello cinese, passo per quello israeliano, vado all'italiano e spero di vederne tanti altri. La cultura e lo sport dovrebbero essere campi neutri, campi d'incontro anche perché chi entra in questo padiglione russo penso che ne esca con un'idea di serenità che poi magari traspone nell'attività politica", ha detto il vicepremier al termine della visita al padiglione russo, intervistato dai cronisti tra cui un'inviata della tv russa.
A chi gli ha chiesto se avesse trovato "qualcosa di scandaloso" nel padiglione della Federazione Russa, Salvini ha riposto così: "Scandaloso? Io non esco scandalizzato, anzi io adoro i canti e le tradizioni popolari in tutte le parti del mondo", facendo riferimento alle esibizioni musicali a cui ha assistito.
Quindi ha aggiunto: "Io con la testa oggi sono anche un po' a Genova per l'adunata degli alpini perché anche lì è storia e tradizione, lingua e cultura e rispetto. Anche lì polemiche: siamo veramente in un'epoca surreale dove perfino l'adunata dei rigorosi alpini riesce a scandalizzare e a preoccupare. Io penso che i problemi non siano negli alpini né questi ragazzi e i loro canti siberiani, non penso che venendo qua si sostenga il conflitto o un governo di una parte o dell'altra".
Salvini però non ha commentato l'assenza del ministro Alessandro Giuli, in polemica con Buttafuoco, all'inaugurazione della Biennale: domani ci sarà una semplice apertura al pubblico, senza la cerimonia di consegna dei Leoni d'oro e d'argento, dopo che la Giuria internazionale ha consegnato le sue dimissioni.
Le tensioni al corteo ProPal contro Israele
La visita di Salvini si è svolta in una giornata di tensioni, esplose quando circa duemila manifestanti del corteo ProPal, che hanno sfilato contro la presenza di Israele alla Biennale Arte, hanno cercato di sfondare il cordone della polizia nei pressi dell'Arsenale, dove si trova il Padiglione di Tel Aviv, bloccati dalle forze dell'ordine. In uno degli striscioni si leggeva: "No padiglione genocidio, sì ai diritti delle artworkers". Durante il corteo è stato scandito più volte lo slogan: "Venezia lo sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare".
"Siamo qui perché il genocidio non si è mai fermato – ha spiegato uno dei manifestanti al megafono prima della partenza – e qualcuno vuole farci credere che basti coprire il genocidio con un padiglione alla Biennale. Abbiamo il dovere di essere in strada per riprenderci lo spazio politico, per dire che non possiamo accettare ne il genocidio né l'art washing che copre le politiche genocidarie dello Stato di Israele".
I ringraziamenti della commissaria russa a Salvini
Il vicepresidente del Consiglio italiano Matteo Salvini ci ha regalato una bellissima sorpresa e lo ringraziamo: la sua visita ci ha fatto molto piacere. Come ci fanno piacere tutte le visite", ha commentato all'Adnkronos la commissaria del padiglione russo, Anastasia Karneeva, al termine della visita del ministro.
Le polemiche per la visita di Salvini al padiglione russo: "Senza vergogna"
"Che il vicepremier abbia la faccia di andare al padiglione del Cremlino, mentre nelle città ucraine civili inermi vengono bombardati, mi sembra inaccettabile, cinico, spregiudicato. Non mi venite a parlare più del governo amico dell'Ucraina. Senza vergogna", ha scritto Filippo Sensi del Pd sui social.