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Biennale Venezia, Giuli attacca Buttafuoco: “Sbagliato aprire il padiglione russo, ha fatto un pasticcio”

Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco “ha fatto un pasticcio” decidendo di riaprire il padiglione della Russia. La versione della Fondazione dopo l’ispezione del MiC: “Nessun invito formale a Mosca”.
A cura di Giulia Casula
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Non si fermano le polemiche attorno alla Biennale di Venezia. Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli Pietrangelo Buttafuoco, un tempo suo caro amico, "ha fatto un pasticcio" decidendo di riaprire il padiglione della Russia. "Voleva l'Onu dell'arte, ha finito per illudersi di poter fare politica estera. Ma questa spetta al governo e al Parlamento". Ma nel verbale redatto dagli ispettori del Mic la Fondazione precisa che la "Federazione russa non è stata formalmente invitata".

Giuli: "Venezia capitolo chiuso, Buttafuoco è un fratello sbagliato"

In un'intervista a Repubblica il ministro della Cultura fa il punto sulla crisi della Biennale, a pochi giorni dall'inizio della 61° edizione. "Per me il capitolo Venezia è chiuso, ora è tutto in mano a palazzo Chigi. Pietrangelo è un fratello sbagliato, ma un fratello sbagliato rimane un fratello. È stato vittima di una fantasia pacificatoria, voleva l'Onu dell'arte, ha finito per illudersi di poter fare politica estera. Ma questa spetta al governo e al Parlamento", ribadisce.

La decisione, annunciata lo scorso marzo, di riattivare il padiglione russo per la prima volta dal 2022 ha generato un'ondata di polemiche fino alle dimissioni della giuria internazionale incaricata di assegnare i premi a nazioni e artisti. "Il danno d'immagine l'ha causato la Biennale a se stessa. Pietrangelo è l'inconsolabile espressione di un ancien régime isolazionista e borbonico, che non riconosce l'unità d'Italia", commenta. Il problema, osserva Giuli, è che la Biennale "non è uno stato sovrano, Buttafuoco dev'essersi confuso. A forza di rivendicare autonomia, si è persino auto-commissariato".

L'ispezione del Mic

Le reazioni sono arrivate anche dall'Ue che ha annunciato l'intenzione di tagliare i fondi – 2 milioni di euro – destinati alla Biennale per violazione delle sanzioni contro Mosca. Dopo la presa di distanza, il Mic ha inviato i suoi ispettori. "Ho fatto quello che andava fatto", dice Giuli. "Accertare che tutto fosse regolare. In pubblico sono intervenuto solo per precisare che sul padiglione russo il governo è stato informato a cose fatte". L'ipotesi di commissariamento, assicura il ministro, "non è mai stata in campo. Non c'è ragione di destabilizzare la situazione. Buttafuoco non è un martire". A chi gli chiede l'ultima volta che l'ha sentito replica: "E chi se lo ricorda più? È un dispiacere".

Giuli chiarisce i motivi che hanno portato all'ispezione: "Dopo la diffida dell'artista israeliano, la fondazione si è rivolta al Mic e a palazzo Chigi in cerca d'aiuto. Siamo andati lì con gli estintori, non con il lanciafiamme. Per esaminare il loro pasticcio". Alla fine Buttafuoco avrà il padiglione russo: "Rifiuto lo schema vincitori/vinti. Se però migliaia di visitatori ceceni mandati da Ramzan Kadyrov voteranno il padiglione russo, sapremo chi ha vinto: Vladimir Putin. Ma il mio più grande rammarico è un altro. Se Pietrangelo ci avesse coinvolto nelle interlocuzioni che portava avanti con i russi da anni, forse avremmo potuto chiedere una contropartita. Sarebbe stato un trionfo riaprire il padiglione russo in cambio di un cessate il fuoco con la liberazione di cento bambini ucraini".

La relazione degli ispettori, la Biennale: "Nessun invito formale alla Russia"

La versione della Fondazione, secondo quanto riportato nella relazione degli ispettori del MiC, è che "la Federazione russa non è stata formalmente invitata e che non ha sottoscritto il documento disciplinante la procedura di partecipazione, come anche altri Paesi titolari di padiglioni". Nelle pagine anticipate dal Corriere della Sera viene spiegato che "Il Padiglione Russia (costruito ai tempi di Nicola II) è stato recentemente restaurato nel 2019, e risulta che la Federazione Russa abbia dato comunicazione dei lavori al Comune di Venezia e Soprintendenza per quanto di competenza e informato la Fondazione. Non esiste una procedura consolidata in merito, La Biennale non sempre viene necessariamente avvertita dei lavori di manutenzione dei Padiglioni".

Il documento domani sarà inviato a Palazzo Chigi. Tra i temi della relazione anche la revoca dei finanziamenti della Commissione europea per il mancato rispetto delle sanzioni imposte a Mosca. A questo proposito la Fondazione specifica che nel "bilancio 2025 è stato prudenzialmente iscritto a fondo rischi la quota dell'acconto ricevuto che si riferisce al 2026-2027, la quota per gli anni 2026-2027 è attualmente prevista nel budget 2026 della Fondazione (di recente approvato dal ministero dell'Economia e delle Finanze e dall'Autorità vigilante) e il Consiglio, per il momento, si è riservato ogni decisione". E aggiunge che "ha compiuto in ogni momento una verifica di rispetto delle sanzioni e che non può intervenire sui progetti, ma ha verificato fin dove possibile sulla base delle informazioni a disposizione, l'osservanza della normativa da parte dei progetti presentati".

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