L’ala rotante della Red Bull spiazza tutti al GP Miami: perché è diversa dalla Macarena della Ferrari

Il GP di Miami 2026 si è aperto come era prevedibile: con una lunga lista di novità tecniche. Il documento diffuso dalla FIA ha confermato che dieci team su undici hanno portato aggiornamenti in Florida, ma l'attenzione del paddock si è concentrata soprattutto sulla Red Bull. Il team di Milton Keynes ha introdotto un pacchetto molto ampio sulla RB22, con sette interventi dichiarati, e soprattutto una nuova ala posteriore rotante che ha subito richiamato alla mente la "Macarena" della Ferrari.
Il collegamento è inevitabile perché il principio di base è simile: sfruttare l'aerodinamica attiva prevista dal nuovo regolamento della Formula 1 2026 per ridurre la resistenza all'avanzamento sui rettilinei. In parole semplici, l'ala cambia posizione per far "scivolare" meglio la monoposto quando serve velocità massima. Ma la soluzione portata dalla compagine austriaca a Miami non è una copia diretta di quella vista sulla Ferrari. E anzi, proprio qui sta la differenza più interessante.

Perché l'ala rotante Red Bull non è uguale alla "Macarena" Ferrari
La Ferrari aveva fatto discutere già nei test e poi in Cina con la sua ala posteriore ribaltabile, soprannominata "Macarena" per il movimento molto evidente del profilo. Il sistema della Scuderia può ruotare fino a 270 gradi, ma nel primo vero test in un weekend di gara non aveva convinto del tutto. Dopo le prove libere in Cina, infatti, il team di Maranello era tornato a una configurazione più tradizionale, anche per evitare rischi sul piano della stabilità e dell'affidabilità.
La Red Bull ha scelto una strada diversa. Secondo quanto emerso a Miami, la nuova ala della RB22 sembra ruotare di circa 160 gradi, ma nella direzione opposta rispetto al concetto Ferrari. L'obiettivo resta lo stesso: generare carico quando serve e scaricare la vettura sui rettilinei. Il modo per arrivarci, però, cambia. Il movimento appare più netto, l'apertura molto più ampia e l'attuatore posizionato al centro.
Non a caso l'ala ha subito colpito chi l'ha osservata da vicino durante le prove libere del GP di Miami. Ted Kravitz, reporter di Sky Sports F1, l'ha descritta così: "La Red Bull ha ‘superato' l'ala posteriore della Ferrari". Poi ha aggiunto: "Abbiamo visto le foto spia a Silverstone, ma non ci credevamo davvero". Il punto è proprio questo: la Red Bull sembra aver preso un'idea già discussa nel paddock e averla portata a un livello più estremo.
La Red Bull nega la copia: "Concetto sviluppato da tempo"
A Milton Keynes, però, respingono l'idea di un progetto nato guardando Maranello. La Red Bull ha fatto sapere che l'ala non sarebbe né copiata né ispirata alla Ferrari, ma il risultato di un lavoro iniziato già da tempo. Il team avrebbe presentato le prime idee alla FIA lo scorso anno, poco dopo la Ferrari, senza però riuscire a portare il componente in pista nei primi tre weekend della stagione.
Il debutto è arrivato quindi a Miami, dopo un test positivo effettuato a Silverstone durante la pausa. La spiegazione tecnica fornita dal team è molto chiara: "Per consentire una maggiore escursione, il meccanismo e gli attacchi agli elementi sono stati rivisti, rendendo necessaria una leggera modifica del terzo profilo vicino all'asse centrale".
L'ala posteriore, però, è solo la parte più visibile del pacchetto. La Red Bull è intervenuta anche su ala anteriore, prese d'aria, fondo, fiancate e cofano motore. Le pance della RB22 sono state ridisegnate con un andamento più aggressivo rispetto alla versione vista in Giappone, mentre il fondo e la carrozzeria lavorano insieme per aumentare il carico senza perdere stabilità del flusso verso il retrotreno.

C'è poi il tema del peso. La RB22 era nata ancora sopra il limite minimo e, secondo le indicazioni filtrate dal team, l'eccesso iniziale di circa 12 kg sarebbe stato quasi dimezzato con questo pacchetto. L'obiettivo resta arrivare al peso minimo di 768 kg più avanti, probabilmente tra Austria e Gran Bretagna.
Laurent Mekies, però, ha evitato proclami. Dopo un inizio di stagione complicato, il team principal Red Bull ha chiarito che a Miami non bisogna aspettarsi una soluzione immediata: "Non ci aspettiamo di aver risolto tutti i nostri problemi in una volta sola, tuttavia puntiamo sicuramente a dare a Max e Isack una vettura con cui si sentano più a loro agio a spingere al massimo. In definitiva, solo il circuito di Miami ci dirà quanto bene abbiamo fatto e quanto ancora dobbiamo migliorare".
Il messaggio è prudente, ma l'impatto visivo dell'ala resta fortissimo. La Red Bull ha spiazzato il paddock perché ha portato in pista una soluzione che ricorda la "Macarena" Ferrari, ma con una filosofia diversa e un'esecuzione più aggressiva. Ora resta la parte più importante: capire se riuscirà a fare quello che a Maranello non è ancora riuscito, cioè trasformare un'idea estrema in un vantaggio reale anche in gara.