È un “duplice patto” quello che il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, lancia dalle pagine del Corriere della Sera agli alleati del Pd al governo: Movimento 5 Stelle e Italia Viva. Franceschini chiede a tutti i partiti della maggioranza di difendere la manovra che è ora in discussione in Parlamento e, allo stesso tempo, vuole che si creino le condizioni per “costruire una maggioranza politica”. Secondo il ministro dei Beni culturali “i partiti di governo devono difendere compattamente la finanziaria”. Perché gli esecutivi devono essere “tenuti insieme da una serie di motivazioni e noi ci dobbiamo preparare ad affrontare due snodi fondamentali”.

I due snodi fondamentali di cui parla Franceschini sono proprio la manovra e il prossimo voto in alcune regioni, a partire dall’Emilia Romagna. Da una parte, sottolinea l’esponente del Pd, “in Parlamento sta per iniziare l'esame della finanziaria, che è sempre un appuntamento insidioso anche quando le maggioranze sono omogenee e sono il frutto di una vittoria elettorale”. Dall’altra parte ci sono le elezioni previste per il 2020: “Sui territori stanno per celebrarsi le regionali in Emilia Romagna e Calabria. Ecco, sia in Parlamento che sui territori rischiamo scelte negative”.

Le modifiche alla manovra per Franceschini

La fase delicata da affrontare nei prossimi mesi, quindi, deve essere superata in una maniera diversa rispetto a quanto sta accadendo oggi: “Serve un patto di metodo: le eventuali modifiche alla legge di Stabilità, così come ad altri provvedimenti futuri, andranno preventivamente concordate nella maggioranza. Senza furbizie e in modo collegiale, abbandonando l'idea di voler sconfiggere il partner di governo. Perché i risultati sono un successo di tutti, e i problemi sono problemi di tutti. Altrimenti si ripete il copione del governo gialloverde, che infatti è andato a sbattere”.

Le alleanze per le prossime elezioni regionali

L’altro momento delicato da affrontare è quello delle elezioni regionali. Anche in questo caso Franceschini si rivolge ai suoi alleati di governo: “Mi chiedo e chiedo: senza questa somma di fattori, si può stare insieme solo per la paura di Salvini? Perciò penso sia necessario un secondo patto: lasciare ai territori la possibilità di valutare se ci sono le condizioni per evitare di essere gli uni contro gli altri. Gli elettori non capirebbero il motivo per cui a Roma siamo alleati e in periferia siamo contrapposti”.