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21 Ottobre 2021
19:23

Eutanasia, Neri Marcorè a Fanpage.it: “Al referendum voterò sì, ognuno deve poter scegliere”

Neri Marcorè ha da poco recitato nel cortometraggio ‘L’ultimo stop’, del regista Massimo Ivan Falsetta, sul tema del suicidio assistito. Dopo una proiezione, a porte chiuse, del film l’attore ha risposto alle domande di Fanpage.it sull’eutanasia legale, dopo il deposito in Cassazione di oltre 1 milione e 220mila firme per il referendum: “Questa risposta così massiccia dimostra che ci troviamo davanti a un tema sentito, che è ancora un vulnus all’interno della nostra legislazione”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Non succede spesso che il cinema si occupi del delicato tema del ‘fine vita'. ‘L'ultimo stop', cortometraggio di Massimo Ivan Falsetta, prodotto da Donatella Busini di Ipazia Production, interpretato da Neri Marcorè e da Euridice Axen (Completano il cast Lucia Batassa, Costantino Comito e Alla Krasovitzkaya) è una felice eccezione. Il lavoro è stato presentato ieri al cinema Troisi a Roma, che ha organizzato una prima visione privata, a porte chiuse. Poi la pellicola inizierà l'iter dei festival.

In venti minuti il regista racconta cosa avviene quando un malato, che ha perso ormai quasi totalmente la mobilità del corpo, capisce che vivere per lui è ormai una sofferenza insopportabile e preferisce ‘dare l'ultimo stop', cioè darsi la morte. Nicodemo Prosa, regista sessantenne affetto da un male incurabile, deciderà di andare in Svizzera, nonostante le resistenze di un amico e consapevole di dare un dolore alla madre e ai suoi affetti.

La straordinaria mobilitazione popolare registrata negli ultimi mesi per la raccolte firme a favore del referendum sull'eutanasia legale – oltre 1 milione e 220mila le sottoscrizioni raccolte in soli tre mesi e depositate in Cassazione – mostra plasticamente che un cambio di passo nel dibattito pubblico c'è stato. Sono passati 15 anni dalla lettera di Piergiorgio Welby al presidente della Repubblica Napolitano, 8 anni dal deposito della legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e 3 anni dal primo invito della Corte Costituzionale al Parlamento italiano perché legiferasse sul suicidio assistito. Fino ad ora la politica è stata sorda a queste istanze e i leader dei partiti sono rimasti pressoché silenti durante la campagna per la raccolta firme promossa dall'Associazione Coscioni, la prima tra l'altro che ha potuto beneficiare dell'introduzione della firma digitale come strumento di partecipazione democratica.

Adesso qualcosa si è mosso, e dopo che la Suprema Corte avrà verificato la validità delle firme e la Consulta avrà esaminato l'ammissibilità del quesito referendario – che chiede l'abrogazione parziale dell'articolo 549 del codice penale che punisce l'omicidio del consenziente – i cittadini potrebbero finalmente essere chiamati a esprimersi sul tema.

È in questo clima che esce ‘L'ultimo stop', un film che riesce a restituire un momento di estrema drammaticità, stemperandolo con la leggerezza. Il regista arriva diretto allo spettatore, senza prendere una posizione né a favore né contro, ma limitandosi ad uno sguardo documentaristico. Non c'è giudizio nel cortometraggio: è solo la rappresentazione di uno dei tanti punti di vista possibili per parlare di suicidio assistito. L'opera fa parte di un progetto più ampio – il regista dovrebbe girare in tutto 4 episodi – sul tema del fine vita. "Chi guarda la pellicola non nota neanche la mia posizione personale, anche se ho già dichiarato di aver sottoscritto il referendum per l'eutanasia legale", ci spiega il regista. "Pongo solo una domanda: se noi fossimo in quella condizione o se ci fosse al posto di Nicodemo un nostro caro, noi cosa vorremmo per lui? Ognuno di noi sicuramente darà risposte diverse".

Per realizzare l'opera Massimo Ivan Falsetta si è avvalso della collaborazione dell'Associazione Coscioni, e in particolare di Mina Welby: "Dopo la prima stesura del copione, dopo attente documentazioni personali, mi sono rivolto a chi realmente accompagna le persone a morire in Svizzera. È stata Mina Welby a raccontarmi cosa pensa una persona il giorno prima di intraprendere questo viaggio. Per esempio non sapevo che spesso le persone festeggiano il giorno prima".

L'idea del film nasce dalla fine di Mario Monicelli, suicidatosi a 95 anni il 29 novembre 2010, all'ospedale San Giovanni di Roma: "Ho pensato, da regista, che forse lui non volesse che qualcun altro desse l'ultimo stop al suo posto", ci spiega ancora Massimo Ivan Falsetta. "Ho cominciato a chiedermi perché un regista potesse arrivare a togliersi la vita. Sono giunto alla conclusione che il fine vita deve appartenere agli essere umani, dobbiamo poter decidere anche su questo. Perché se arrivano a gesti così drammatici anche persone che hanno avuto una vita così brillante e sopra le righe, quanti cittadini vorrebbero fare lo stesso ma non hanno modo di farlo? La riflessione parte dal cinema per arrivare a un grande dramma sociale".

Neri Marcorè è stata la prima scelta del regista: "Volevo una persona che incarnasse il dolce e l'amaro. Secondo me è l'unico in grado di scendere nel profondo, ma di farlo con ironia, anche con una semplice espressione", ci spiega Falsetta. Abbiamo chiesto all'attore di raccontarci perché ha scelto di recitare ne ‘L'ultimo stop' e come ha costruito il suo personaggio.

Il regista Massimo Ivan Falsetta con l’attore Neri Marcorè
Il regista Massimo Ivan Falsetta con l’attore Neri Marcorè

Per interpretare Nicodemo ha parlato con persone che si sono dovute confrontare con esperienze simili?

No, non ho conosciuto personalmente qualcuno che fosse in questa condizione, ma è una realtà che ho approfondito attraverso le storie che vengono riportate dai giornali e diffuse dall'Associazione Coscioni, come le vicende di Welby e Dj Fabo. Ho partecipato per esempio poco tempo fa a una manifestazione organizzata da Marco Cappato. Ho deciso di accettare questa parte perché credo che ci debba essere rispetto per qualsiasi scelta, e che ci debba essere una legislazione consona. Il regista quando ha scritto questa storia ha studiato attentamente regolamenti e procedure. Ad esempio il fatto che la dottoressa controlli le pulsazioni a Nicodemo, che lo visiti prima di somministrargli la medicina che lo porterà ad addormentarsi e poi a morire, è stato verificato da Massimo, che ha anche conosciuto queste situazioni direttamente".

Della necessità di una legge sull'eutanasia si discute da anni, ma la politica, nonostante i richiami della Corte Costituzionale, non se ne occupa. Che idea si è fatto?

È un tema talmente delicato che va trattato con tutta l'attenzione che sta ricevendo. Il dibattito su questi argomenti va avanti, anche se molto lentamente. È giusto tutelare la vita finché si può, ma si deve rispettare anche la posizione di chi non ha una fede talmente forte da fargli accettare qualsiasi condizione di vita o di non vita. Non c'è nessuno che si possa ritenere tenutario della verità o della strada giusta. Penso che sia un dibattito aperto, ma penso che tra tutte le posizioni vada trovata un'armonia che permetta a ognuno di poter esercitare la propria scelta. E questo deve valere sia per i cristiani sia per i non cristiani.

Lei ha firmato per il referendum a favore dell'eutanasia?

No, ma solo per disattenzione. Ho letto che c'è stata un'adesione rapidissima e molto forte. Si è sviluppato tutto in modo talmente veloce che non ho avuto il tempo. Evidentemente questa risposta così massiccia dimostra che ci troviamo davanti a un tema sentito, che è ancora un vulnus all'interno della nostra legislazione, che va presto colmato. Voterò sicuramente a favore.

Ci troviamo secondo lei a un punto di svolta? Secondo lei presto l'Italia potrebbe allinearsi agli altri Paesi sull'eutanasia e sul suicidio assistito?

I tempi sono ormai maturi. Non so quando succederà, me credo che succederà a breve, perché è qualcosa che i cittadini chiedono, e le leggi devono rispecchiare l'evoluzione della società.

Per la Chiesa è ancora un delitto accompagnare una persona a morire, e chi promuove una legge sull'eutanasia o sul suicidio assistito si fa complice di quel delitto. Secondo lei un'opera come questa può aiutare ad ammorbidire posizioni così rigide?

Un film come questo può favorire sicuramente il confronto, ma non credo che possa essere questo a spostare delle convinzioni. La pellicola può essere la premessa per una discussione, per arrivare a una sintesi. Il punto di vista della Chiesa è ovviamente legittimo. Alcune posizioni, che sembravano intoccabili, sono via via cambiate nel tempo, penso che Papa Francesco abbia fatto molto in questo senso. Per chi è cristiano ovviamente la vita appartiene a Dio, che la dà e la toglie. Non si può criticare la Chiesa perché continua a ribadire questo concetto. Ma anche se il Vaticano continua a mantenere la sua linea è la politica italiana che deve agire ed emanare le leggi, che corrispondono poi al volere di gran parte della società. Anche se siamo un Paese cattolico abbiamo uno Stato laico, che deve tutelare anche la posizione di chi la pensa diversamente dai cattolici.

Neri Marcorè con Euridice Axen e Lucia Batassa
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