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Opinioni
Covid 19
10 Gennaio 2022
10:04

Cosa c’è che non va nell’obbligo vaccinale per gli over 50 del governo Draghi

L’obbligo vaccinale per gli over 50 disposto dal governo Draghi salverà migliaia di vite, con ogni probabilità. Ma allora, perché è una misura così controversa e dibattuta?
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Anche chi detesta le premesse, concorderà sull’opportunità di questo incipit, per evitare qualunque fraintendimento o interpretazione strumentale. I vaccini funzionano, sono sicuri e rappresentano il principale strumento a nostra disposizione contro la Covid-19. La larghissima diffusione della variante Omicron rende fondamentale un’ulteriore accelerazione della campagna vaccinale e soprattutto dei booster, perché più di una ricerca ha chiarito come l’efficacia dei vaccini cali col tempo e, dopo pochi mesi, tende ad annullarsi del tutto. I vaccini a nostra disposizione non sono più uno scudo inscalfibile contro il contagio, ma continuano a lavorare egregiamente nel prevenire le forme gravi della malattia: immunizzarsi è prima di tutto una scelta di tutela individuale, che ci salva la vita e ci mette al riparo dagli effetti gravi della Covid-19.

Premessa a parte, c’è da dire che la decisione del governo di imporre l’obbligo vaccinale per gli over 50 è criticabile praticamente sotto ogni punto di vista. C’è un problema di metodo, che francamente troviamo ingiustificabile: non è possibile, davvero non è possibile, che l’introduzione di un provvedimento così impattante e atteso arrivi per il tramite di un decreto pasticciato, confuso, confondente, per giunta senza che il Presidente del Consiglio ci metta la faccia per assumersene la responsabilità. Come se non bastasse, l’impreparazione di questo esecutivo è tale da non aver pensato neanche a una comunicazione chiara e univoca del contenuto del decreto, che tenesse conto anche degli aspetti scientifici e convincesse i cittadini della bontà della scelta. Infine, non è affatto scontato che la macchina organizzativa sia pronta, perché l'obbligo comporta procedure e meccanismi non semplicissimi (in Austria se ne stanno accorgendo) e può cambiare le dinamiche dell'intera campagna vaccinale.

Poi c'è il merito della questione, che certamente non è di minor importanza. Non è un mistero che nella maggioranza ci siano posizioni molto diverse in merito alla gestione di questa fase della crisi pandemica; alcuni partiti da tempo spingono per un’accelerazione della campagna vaccinale che passi per un obbligo generalizzato, altri credono che siano sufficienti le attuali misure, altri ancora immaginano di poter allentare la pressione normativa per affidarsi solo al buonsenso dei cittadini. La decisione di implementare un obbligo per gli over 50 (oltre che di estendere parzialmente l’utilizzo del super green pass) è un compromesso tra le diverse visioni, ma pur sempre in continuità con la nuova strategia del governo modellata sulla variante Omicron. Come vi abbiamo raccontato, infatti, l’infezione di massa è passata da spauracchio da evitare a ogni costo a scenario inevitabile; i governi di mezza Europa, confortati dai primi dati sulla pericolosità di Omicron e sull’efficacia dei vaccini nel prevenire la forma grave della malattia, hanno deciso di provare a gestire l’ondata confidando nella tenuta del sistema sanitario. Secondo tale lettura, il problema principale sarebbe rappresentato dalle persone non vaccinate, che rischiano in modo considerevolmente più alto di finire in ospedale o in terapia intensiva. All’interno di questo sottogruppo, il rischio è maggiore per le persone più anziane e fragili: da qui l’individuazione della fascia over 50 come quella da proteggere a ogni costo, obbligando alla vaccinazione.

L'efficacia dell'obbligo contro Omicron

È corretto dire che vaccinare gli over 50 salverà migliaia di vite e diminuirà la pressione sui sistemi sanitari nel medio e lungo periodo? Certamente sì, non ci sono dubbi sul fatto che i vaccini funzionino contro la malattia severa e riducano il rischio di ospedalizzazione e morte. È corretto dire che questa è una misura contro Omicron? No, perché la campagna vaccinale è un processo lento, mentre la crescita dei contagi è rapidissima e la variante andrebbe fermata (limitata) in altro modo e pure in fretta. È corretto dire che questa è la pandemia dei non vaccinati? No, per nulla: il vaccino non protegge sufficientemente dal contagio, se non pieghiamo la curva delle infezioni rischiamo che il numero assoluto di morti e ricoveri sia altissimo. Essenzialmente, insomma, il governo ha imposto un obbligo per un vaccino che non previene in modo sufficiente l'infezione, ma che riduce sensibilmente il rischio di conseguenze gravi da una malattia che praticamente sta rinunciando a contenere. Non il miglior modo per convincere gli scettici, diciamolo.

Una misura così drastica (un over 50 non vaccinato dovrà rinunciare al lavoro e potrà usufruire solo di servizi essenziali) andrebbe supportata da un'ampia documentazione scientifica, con valutazioni di impatto che tengano conto delle tempistiche di attuazione, degli scenari potenziali e dell'effetto complessivo. Al momento, quando mancano poche settimane all'implementazione dell'obbligo, non sappiamo praticamente nulla: non conosciamo le stime del governo sull'adesione, non sappiamo in che tempi e in che misura attenderci un allentamento della pressione sul sistema sanitario, non sono state diffuse informazioni sull'effetto combinato delle (poche) norme di contenimento dei contagi e dell'obbligo vaccinale. Non sappiamo, inoltre, se questo possa essere il primo passo di una strategia di ampliamento dell'obbligo ad altre fasce di età (tra l'altro quelle che stanno trainando la crescita dei contagi in questi giorni). E, infine, si tratta di una scelta non concordata a livello europeo, sebbene in altre nazioni si stia procedendo in modo simile, anche per quanto riguarda l'aspetto sanzionatorio.

Le sanzioni per chi non si vaccina

Uno dei problemi costitutivi dell’imposizione di un obbligo vaccinale è sempre stato quello delle sanzioni relative. Cosa fare nel caso in cui, malgrado l’obbligo, le persone avessero scelto di non vaccinarsi? Come far rispettare la norma? La risposta del governo si concentra su sanzioni pecuniarie e sospensioni dal lavoro, confermando le perplessità di analisti ed esperti. Il nuovo decreto legge prevede una sanzione di 100 euro “per il solo fatto di non sottoporsi alle somministrazioni pur essendo obbligati” e la sospensione dal lavoro, senza retribuzione, per chi ha un impiego. Inoltre, gli over 50 dovranno essere in possesso del super green pass per lavorare (dunque vaccinati o guariti), pena un’ulteriore sanzione dai 600 ai 1500 euro, che può raddoppiare nel caso di reiterazione.

La modalità con cui potranno essere erogate le sanzioni, un controllo incrociato di dati da parte dell’Agenzia delle Entrate, è finita al centro della polemica politica, con la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che attacca: “Il ‘governo dei migliori' ci fa sapere, come se nulla fosse, che i nostri dati sanitari sono a disposizione dell'Agenzia delle Entrate. Oggi per multare gli over 50 non vaccinati, domani magari per sapere chi è andato al ristorante col Green Pass. Fratelli d'Italia sottoporrà questa ennesima scandalosa violazione della tutela dei dati sensibili degli italiani al Garante della Privacy”.

La presunta esiguità delle sanzioni ha destato qualche perplessità tra politici e addetti ai lavori. Durissimo Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, per il quale si tratta di sanzioni insufficienti e inutili, dal momento che “se dobbiamo attenderci una risposta in ragione di questa sanzione, credo che non andiamo da nessuna parte”. In effetti, l'idea che l'obbligo possa "valere 100 euro" non sembra il miglior spot possibile per la vaccinazione degli over 50. Anche sul fronte sindacale c’è più di qualche perplessità, con Pierpaolo Bombardieri, segretario Uil, che parla di “scelta parziale del governo” e spiega: “Per noi è ancora poco. Abbiamo chiesto con una lettera unitaria a fine agosto di andare verso l'obbligo vaccinale”.

La guerra ai no vax

Con l'obbligo vaccinale stiamo salvando i no vax da loro stessi (imponendo un trattamento che salva vite e salute), ma stiamo anche provando a impedire che migliaia di persone finiscano in ospedale, acuendo le difficoltà del sistema sanitario. È fondamentale, in tal senso, che questo provvedimento trovi attuazione. Il punto è capire che, per come è strutturato, questo è un obbligo “relativo”, una sorta di estensione del super green pass. Nei fatti, il cittadino che scegliesse di non vaccinarsi lo farebbe assumendosi l'onere delle sanzioni, ma poco altro.

Dunque, è necessario che vi sia un'ampia adesione spontanea degli italiani che finora hanno scelto di non vaccinarsi. Per quanto sicuro e affidabile, si tratta pur sempre di un trattamento sanitario, che dovrebbe essere accettato per convinzione e non tramite coercizione. È abbastanza evidente che in questi mesi si sia fatto poco per convincere gli scettici, fino a scavare una profonda frattura. Il governo per ora non è intervenuto neanche per smontare uno dei cavalli di battaglia della propaganda no vax, ovvero l'assenza di esplicita definizione dell'indennizzo per i danni da vaccino Covid19; perché, se è vero che ci sono diverse sentenze della Corte Costituzionale che hanno esteso l'indennizzabilità ai vaccini anche solo raccomandati e nulla lascia pensare che non accada lo stesso per i vaccini contro la Covid, allo stesso tempo una norma specifica aiuterebbe a fare chiarezza e, appunto, a rivendicare l'imposizione di un obbligo per un vaccino sicuro, ampiamente testato ed efficace.

Siamo sempre allo stesso punto, insomma: la comunicazione confusionaria e ansiogena degli ultimi mesi ha reso complicata la gestione di questa fase della pandemia e persino l'introduzione di norme di tutela come l'obbligo vaccinale. Dopo aver promesso per mesi il "ritorno alla normalità grazie ai vaccini", dopo aver garantito la sicurezza "grazie al green pass", dopo aver abbandonato quasi ogni cautela sperando nella "raffreddorizzazione del virus", per poi dover tornare rapidamente a fare i conti con la realtà, la strada per la ricostruzione del patto di fiducia con i cittadini, fondamentale per la riuscita della campagna vaccinale, è davvero in salita.

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A Fanpage.it fin dagli inizi, sono condirettore e caporedattore dell'area politica. Attualmente nella redazione napoletana del giornale. Racconto storie, discuto di cose noiose e scrivo di politica e comunicazione. Senza pregiudizi.
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