È partita la seconda giornata di lavori al Consiglio europeo a Bruxelles, dove i ventisette stanno cercando di raggiungere un accordo sul ‘Next generation Ue', dopo la fumata nera di ieri. Dopo il vertice ristretto a sette, a cui partecipano la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron, Il premier italiano Giuseppe Conte, il premier spagnolo Pedro Sanchez e il primo ministro olandese Mark Rutte, insieme al presidente del Consiglio Ue Charles Michel e la presidente della commissione Ursula Von Der Leyen, ripartirà la difficile trattativa sul Recovery fund.

"Momento di preparazione della sessione plenaria qui a Bruxelles. Il negoziato prosegue", ha scritto su Twitter il premier Giuseppe Conte, pubblicando una foto che lo ritrae nella sala del Consiglio europeo, intento a parlare con gli altri leader.

L'apertura dell'Olanda

Trapela intanto un'apertura da parte dell'Olanda, che fa parte dei paesi cosiddetti ‘frugali', che aveva richiesto, come condizione, l'obbligo di far approvare all'unanimità dal Consiglio il piano nazionale di riforme di ciascun Paese che vuole accedere al "Next generation Ue', mantenendo quindi la possibilità di porre un veto. Il premier olandese Mark Rutte, in un'intervista al termine dei lavori stanotte, ha spiegato che per il momento "la parte tecnica resta aperta, perché è incredibilmente complicata, ma deve essere organizzata nel modo più stringente possibile". Il voto all'unanimità, "è un modo per farlo. Ma ce ne sono anche altri. Il principio è che specialmente quando si parla di sussidi occorre sapere in modo anche più rigoroso se le riforme si fanno. E questa è la mia priorità".

Ieri il premier Conte aveva proposto una soluzione di compromesso, che prevedeva la centralità della Commissione nella verifica dei piani di riforma.

Cosa contiene la nuova proposta di Michel

La nuova proposta di compromesso avanzata dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel prevede un Recovery fund tagliato nella parte sussidi (da 500 a 450), ‘rebates' più alti, chiave di distribuzione modificata (60% dei fondi distribuiti in base a Pil e disoccupazione degli ultimi 5 anni, e 40% in base al calo della crescita solo dell'ultimo anno), freno di emergenza sulla governance, con la possibilità per i Paesi di bloccare l'esborso dei fondi e chiedere l'intervento del Consiglio. Il meccanismo del ‘freno di emergenza' funzionerebbe così: lo Stato membro può fare richiesta entro tre giorni, affinché la questione venga sottoposta al Consiglio europeo, o all'Ecofin.