Fumata nera. Inizio in salita per il negoziato sul ‘Next generation Ue' al Consiglio europeo. La prima giornata, 14 ore di fila di trattative, si chiude con un nulla di fatto. Una delle ipotesi è che possa esserci una riduzione dei 750 miliardi promessi dalla Commissione Ue per il Recovery fund, di cui 500 miliardi di sovvenzioni e 250 di prestiti.

Nonostante le aspettative positive espresse ieri dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri non sarà facile mettere d'accordo i Paesi del Sud – l'Italia ha consolidato l'asse con Francia e Spagna – con quelli del Nord guidati dall'olandese Rutte. Oggi atteso il secondo round, dopo le 11.

La proposta di Michel

Il presidente del Consiglio Michel ha messo sul tavolo una serie di proposte per provare a convincere l'olandese Mark Rutte, che da giorni chiede che sulla governance del Recovery Fund i governi si esprimano all'unanimità. La proposta di Michel prevede la possibilità da parte di un numero imprecisato di paesi di attivare una sorta di ‘freno di emergenza' per bloccare i finanziamenti del Recovery ad uno Stato membro.

Ma l'Olanda, secondo quanto emerge, non avrebbe accettato la bozza e avrebbe insistito sul fatto che anche un solo Stato membro possa esprimere il veto bloccando i finanziamenti. Inoltre Rutte, in linea con l'austriaco Kurz, ha ribadito più volte la richiesta di ricorrere ai soli prestiti e non alle sovvenzioni. "Vogliamo mostrare solidarietà, ma abbiamo anche in mente gli interessi dei contribuenti austriaci. Ecco perché respingiamo l'attuale proposta del Recovery fund che prevede sovvenzioni per 500 miliardi", ha detto il cancelliere Sebastian Kurz su Twitter. Lo stallo ha spinto Michel a rinviare alla giornata di oggi la partita.

La proposta di introdurre il ‘freno d'emergenza' per l'attuazione dei piani nazionali di ripresa non è piaciuta all'Italia. "Muro dell'Olanda? Nulla è incrollabile", ha detto il presidente del Consiglio Conte alle telecamere. "Si tratta di trovare un accordo, ma vorrei essere chiaro: l'Italia è molto ambiziosa, stiamo difendendo le prerogative della Commissione, siamo disponibili a rivedere qualche dettaglio ma non ad accettare una soluzione di compromesso che alteri l'equilibrio tra istituzioni europee ma anche l'ammontare del Recovery e il bilanciamento tra sussidi e prestiti", ha detto ai cronisti il premier, ieri notte tornando in albergo, al termine della prima giornata di lavori a Bruxelles. "Servono adeguatezza, proporzionalità, effettività: se manca uno di questi aspetti, significa che lo strumento non è assolutamente né ben strutturato né strutturale", ha aggiunto.

La proposta alternativa dell'Italia

L'Italia ha avanzato una sua proposta "alternativa", spiega, che prevede un coinvolgimento anche del Consiglio nella governance del Recovery "ma rispettoso delle prerogative della commissione, a cui in base alle previsioni comunitarie spetta la prerogativa sull'attuazione del bilancio. Su questo non si può transigere – dice -: è una funzione che i trattati attribuiscono alla Commissione. La nostra era una proposta che comunque consentiva al Consiglio di elaborare da parte della commissione una maggiore attenzione. Nulla di più".

"La Germania ha avuto un grande ruolo – aggiunge – nel dibattito interno tedesco c'era molta contrarietà verso il Recovery fund. La leadership della Merkel ha avuto un grande ruolo per orientare questa soluzione", ha sottolineato il premier. "La Germania, con la Francia, ha proposto anche ufficialmente i 500 miliardi come sussidi: la Germania sta esercitando un grande ruolo ma ci sono ancora dettagli su cui metterci d'accordo". Dopo il vertice c'è stato un colloquio tra Giuseppe Conte e Angela Merkel: il presidente del Consiglio italiano e la cancelliera tedesca si sono incontrati al bar dell'hotel di Bruxelles dove entrambi alloggiano e si sono fermati a parlare.