L’intesa, ancora, sembra tutt’altro che vicina. Le posizioni continuano a essere divergenti. Oggi più che mai. E la possibilità di un accordo nelle prossime ore sembra sempre più complicata. La prima giornata di lavori del Consiglio europeo sul Recovery Fund si potrebbe concludere con un nulla di fatto. Se non con un vero e proprio scontro, che vede protagonisti soprattutto Italia e Paesi Bassi. Ma la posizione del premier olandese Mark Rutte non cambia e nonostante il pressing di molti Paesi, tra cui anche la Spagna, sembra non esserci un concreto passo avanti. Lo scontro è su tre elementi e non riguarda solo questi Paesi. C’è il tema della governance, tanto caro a Rutte. Poi l’equilibrio tra sussidi e prestiti, tema sollevato da più parti. E infine le correzioni al Bilancio 2021-2027. Dopo la prima sessione di lavoro e in vista della ripresa serale, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha presentato una nuova proposta che prevede la possibilità di ricorrere a una sorta di freno d’emergenza che bloccherebbe i pagamenti del Recovery Fund in caso di mancato consenso tra i governi. Una proposta presentata per provare a mediare tra le diverse posizioni.

Il pressing di Italia e Spagna su Rutte

L’attacco contro Rutte parte in primis proprio dall’Italia e dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, secondo cui la proposta olandese sulla governance del Recovery Fund è “incompatibile con i trattati e impraticabile sul piano politico”. Eppure Rutte non cede. Anzi, ribadisce la sua posizione sull’ipotesi che il voto del Consiglio debba essere all’unanimità, idea rigettata da Conte. Per Rutte, infatti, questa è una “situazione eccezionale” e servono perciò risposte diverse dal consueto. Anche il premier spagnolo, Pedro Sanchez, va in pressing su Rutte, cercando di farlo cedere. Ma i tentativi finora sono rimasti vani. La situazione, quindi, resta complessa ma il clima è costruttivo, secondo quanto riferiscono alcune fonti diplomatiche. Le posizioni restano, comunque, divergenti, come spiega la cancelliera tedesca Angela Merkel. E le divisioni tra i Paesi frugali e il blocco formato da Italia, Spagna e Francia restano ampie.

Gualtieri: negoziato difficile, ma no a veti

Anche il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sa bene che il negoziato è “difficile”, così come è complicato fare previsioni. Al Tg La7 il ministro dell’Economia dice che l’Italia è determinata e che i “Paesi che pongono obiezioni significative sono sempre meno e su punti sempre meno centrali”. E che, soprattutto, non si possono accettare veti dai singoli Paesi. Dall’Italia, nel pomeriggio, arriva anche il commento del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che parla di una partita decisiva per il futuro dell’Italia e dell’Ue: “Per l’Italia il recovery fund è fondamentale. Le risorse che arriverebbero da questo fondo ci permetterebbero di pianificare la ripartenza e dare sostegno concreto a lavoratori, imprenditori e famiglie. Dobbiamo puntare a favorire lo sviluppo e la crescita del Paese. Dobbiamo essere ambiziosi e in questo momento tutto il Paese deve stringersi intorno al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. In gioco c’è il destino di tutti, anche di chi la pensa diversamente. Non ci sono bandierine politiche da piantare, qui c’è solo il futuro degli italiani, che abbiamo il dovere di garantire”.