A Bruxelles inizia il Consiglio europeo, il primo in presenza dallo scoppio dell'emergenza coronavirus. I leader Ue dovranno discutere della risposta comunitaria alla crisi economica senza precedenti innescata dalla pandemia. Il percorso fin qui è stato spesso turbolento, con i diversi Paesi membri che si sono scontrati sulle modalità del rilancio dell'economia europea, l'ammontare delle risorse da mettere in campo, e il nuovo Quadro finanziario pluriennale (Qfp). Lo scorso 10 luglio il presidente del Consiglio Ue, il belga Charles Michel, ha presentato un pacchetto che è ora sul tavolo dei capi di Stato e di governo Ue. Vediamo quindi di che cosa si discuterà oggi a Bruxelles e quali sono i nodi ancora da sciogliere.

La proposta del presidente Michel

Il presidente del Consiglio Michel riprende quella che è la proposta presentata dalla Commissione Ue, cioè il Next Generation Eu da 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi di euro dovrebbero essere stanziati come sussidi, mentre 250 miliardi come prestiti. L'equilibrio tra le risorse a fondo perduto e le linee di credito rimarrebbe quindi inalterato. Nelle scorse settimane gli Stati frugali avevano spinto per diminuire le sovvenzioni e aumentare invece quelle che sono le risorse da restituire, in modo da emettere il minor debito comune possibile. Ma per ora ciò non dovrebbe accadere: in questo modo, si legge sul sito del Consiglio Ue, si eviterà di andare a caricare sulle spalle dei Paesi con un elevato debito pubblico un fardello troppo pesante. "Questa è anche la chiave per il futuro del mercato unico, per prevenire ulteriori frammentazioni e disparità", ha detto Michel. I leader Ue discuteranno quindi di un Recovery Fund da 750 miliardi di euro, che gli Stati membri utilizzeranno poi attraverso specifici canali individuati nel prossimo Qfp. Come spiega la pagina del Senato sulla proposta di compromesso del presidente Michel, questi fondi in arrivo dovranno essere impegnati entro il 31 dicembre 2023, mentre il termine dei prestiti verrebbe anticipato a fine 2026.

Cos'è il Recovery and Resilience Facility

Tra i programmi finanziati dal Next Generation Eu, quello di maggiore portata è il Recovery and Resilience Facility (RRF), cioè il Piano per la ripresa e la resilienza con una dotazione di 560 miliardi di euro. Secondo la proposta del presidente Michel queste risorse dovrebbero essere assicurate ai Paesi e ai settori più colpiti dal lockdown e dalla crisi economica. Rispetto a quanto avanzato dalla Commissione Ue, i leader oggi discuteranno un quadro che vede il 70% di questo capitale da impegnare tra il 2021 e il 2022, e il restante 30% entro il 2023. In questo senso si terrà conto anche del crollo previsto per il Pil nel prossimo biennio. Questo Piano per la ripresa e la resilienza, sulla base del quale vengono approvati i finanziamenti, dovrà essere sottoposto all'esame dell'esecutivo Ue e ricevere allo stesso tempo il via libera dal Consiglio dell'Unione.

Il prossimo Quadro finanziario pluriennale

I leader oggi discuteranno anche del prossimo Quadro finanziario pluriennale, che riguarderà gli anni tra il 2021 e il 2027. Questo dovrebbe avere una portata di 1.074,3 miliardi: quindi 25,7 miliardi in meno rispetto a quanto inizialmente proposto dalla Commissione. I programmi interessati dai tagli, come spiegato sempre dalla pagina del Senato, sarebbero: "Orizzonte Europa; Europa digitale; Erasmus +; Fondi asilo e migrazione, per la gestione integrata delle frontiere, sicurezza interna e difesa; Fondo di transizione giusta". Invece, per la coesione (FESR, Fondo di coesione, FSE+) e la PAC e verrebbero confermate le proposte della Commissione.

I nodi da sciogliere

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha più volte sottolineato che non sarà un negoziato semplice. Non è sicuro che si arrivi a un accordo. Da una parte gli Stati mediterranei ritengono che la proposta della Commissione sia la base minima e indispensabile per lanciare un piano di ripresa economica, che sostengono debba essere delineato nello spirito della solidarietà. Dall'altra parte ci sono i Paesi frugali, che continuano a rigettare ogni forma di mutualizzazione del debito: quindi prestiti, seppur favorevoli, invece che finanziamenti a fondo perduto. L'Olanda è il Paese più critico verso il Next Generation Eu: secondo Amsterdam le risorse messe in campo dalla Commissione sarebbero troppo elevate. Il premier olandese, Mark Rutte, ha anche chiesto di approvare all'unanimità i piani che i singoli Paesi presenteranno per avere accesso al Recovery Fund. In questo modo un solo Stato avrebbe il potere di veto. "Non è in linea con le regole europee", ha tagliato corto Conte. La posizione dell'Italia è infatti favorevole alla proposta della Commissione europea: Conte ha anche sottolineato che questa risposta comunitaria, che deve essere senza precedenti, deve anche arrivare rapidamente per essere efficiente.