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Inter e Chivu campioni d’Italia sacrosanti in una Serie A che diventa ogni giorno più brutta

Il 21ª scudetto dell’Inter è merito delle scelte e della calma del suo allenatore Chivu, capace di sfruttare al meglio la rosa più forte di un campionato sempre più povero.
A cura di Jvan Sica
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Alla fine di una stagione piena di polemiche, brutture e disastri l’Inter tiene la rotta di una Serie A povera ma brutta e vince con grande merito il 21° scudetto della sua gloriosa storia. In un bailamme al ribasso, la rotta di cui sopra e il vigore a una squadra sfiorente nella seconda parte della stagione li ha dati Cristian Chivu, un allenatore da dietro le quinte, che non si schiera per nessun partito preso, che non urla tanto per urlare fuori dal campo, che non vuole inventarsi l’impossibile per cercare poi di spiegarlo agli altri, che ha normalizzato una situazione estrema lasciata dal suo predecessore, Simone Inzaghi, e che gioisce con gusto e signorilità.

Il merito di Chivu c’è in questa vittoria, anche se ha la rosa con maggior talento a disposizione. E i motivi sono vari: in primo luogo ha voluto un’altra coppia di attaccanti, non accettando l’idea di poter giocare una stagione solo con due attaccanti sensati come è successo lo scorso anno. Ha scelto due calciatori che conosceva bene per precedenti esperienze, Pio Esposito e Bonny, e alla fine dei conti sono stati loro a dare quel sostegno necessario per reggere così tanti mesi.

Grazie a una rosa creata con maggior raziocinio rispetto a quella dello scorso anno, Chivu è stato anche intelligente nel focalizzare la squadra sull’obiettivo possibile, ovvero lo scudetto. La fase campionato di Champions League è stata giocata bene ma senza l’implacabile ardore degli scorsi anni e la mestizia dell’uscita ai sedicesimi con il Bodø/Glimt non ha portato ricadute nel morale della squadra. Tatticamente Chivu ha seguito il solco di Inzaghi, avendo un valore in più in difesa grazie ad Akanji, potendo davvero ruotare gli attaccanti come detto e puntando forte sui tre mesi di forma massima che danno Dimarco e Barella, gli uomini che nella fase centrale del campionato hanno creato il gap rispetto a chi inseguiva.

Barella e Dimarco sono stati fondamentali nei momenti chiave.
Barella e Dimarco sono stati fondamentali nei momenti chiave.

A proposito di chi inseguiva, è giusto anche inserire questa Inter nel panorama calcistico italiano. Le squadre che potevano creare problemi all’Inter avevano tutti problemi molto maggiori. La Juve è senza identità da anni, anche se adesso con Spalletti qualcosa può cambiare davvero. Il Milan è troppo sparagnino per il calcio contemporaneo. La Roma è ancora nella fase di costruzione delle idee gasperiniane e l’Atalanta, perdendo il Gasp di cui sopra, deve resettare tutto. Resta il Napoli, l’unico vero co-favorito della vigilia. Avrebbe potuto Conte restare in scia senza gli infortuni di quella che in pratica è stata l’intera squadra titolare? Gli infortuni capitano a tutti ma passare in due anni da un potenziale attacco formato da Kvaratskhelia-Osimhen-Politano, al tridente che quest’anno è stato usato per buona parte della stagione, formato da Elmas-Højlund-Vergara qualcosa vorrà pur dire (e in mezzo a questa rivoluzione Conte ha vinto pure uno scudetto)?

Si gioca con i giocatori che ci sono, sentenza vera come il detto per cui gli assenti hanno sempre torto, però questa è stata in fondo una stagione senza avversari veri per questa Inter, la quale schiera pound for pound i due migliori giocatori della Serie A, Lautaro e Çalhanoğlu. Quando questi due giocano e sono in buona forma, metà del lavoro è stato già fatto.

Lautaro e Calhanoglu hanno firmato gol pesanti.
Lautaro e Calhanoglu hanno firmato gol pesanti.

Allargando ancora di più lo sguardo, come si sente la Lega Serie A e il sistema calcio italiano? Qui la risposta è facile perché con una Nazionale che salta i Mondiali per la terza volta di fila e una perdita di appeal evidente del campionato, la situazione non è per niente buona. Per mantenere vivo l’interesse sul torneo, dopo che il Napoli continuava a perdere pezzi e l’Inter aveva iniziato a macinare forte, gli hype del discorso calcistico nostrano sono stati essenzialmente due, forse i due più beceri e acchiappapancia dei tifosi. Nel girone di andata si è parlato esclusivamente dei lamenti di Conte mentre si infortunava tutta la sua squadra (i tifosi altrui invece sfottevano Pio Esposito e la sua crescita), in quello di ritorno invece, per cercare di tenere almeno in vita l’interesse sul campionato, abbiamo parlato quasi esclusivamente di arbitri, andando a discettare per ore intere intorno a fotogrammi oltretutto molto chiari. Se questo è il calcio italiano, si capisce perfettamente come siamo messi.

Rizoomando sull’Inter, non solo i nerazzurri sono la squadra campione e migliore, ma ripartiranno la prossima stagione con maggiori certezze, prima fra tutte il proprio tecnico. Chivu non è né un profeta del giochismo né un asceta del risultatismo, ma sembra a tutti per il gioco proposto e per come comunica una persona intelligente, che conosce il calcio, che ha capito cosa serve nel calcio italiano attuale per vincere (infatti ha perso quasi tutti gli scontri diretti ma ha vinto facile il campionato) e che avrà ancora più voce in capitolo nelle scelte del prossimo anno. E se ricalcheranno quelle di questa stagione, l’Inter ha un buon futuro assicurato.

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