La FIGC risponde a Fanpage.it su Coverciano: “Vi diciamo perché no, non viviamo in una torre d’avorio”

A cura di Jvan Sica
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Riceviamo e pubblichiamo la richiesta di precisazioni da parte del Settore Tecnico della FIGC dopo un nostro commento critico sul “sistema Coverciano”.

Riceviamo e pubblichiamo la richiesta di precisazioni da parte del Settore Tecnico della FIGC sull'articolo pubblicato lo scorso 4 aprile in seguito alla mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali di calcio 2026, dal titolo "Coverciano sta facendo molti danni all’Italia: si apre a tutti o lo si chiude definitivamente".

La premessa doverosa è quella di ricordare come i corsi per allenatore seguano un iter ben preciso. Per arrivare a ottenere la licenza UEFA Pro – ovvero il massimo livello di formazione possibile per un tecnico, che consente di guidare qualsiasi squadra in ambito europeo – bisogna prima frequentare i corsi per allenatore UEFA C (dedicati nello specifico alle giovanili, con lezioni maggiormente improntate sulla tecnica, sulla pedagogia e sulla preparazione motoria) e Licenza D (più mirato invece alle prime squadre dilettantistiche). Solo dopo sarà possibile frequentare i corsi che definiamo “centrali”, ovvero che si tengono a Coverciano (a proposito: il Centro è stato inaugurato nel novembre del 1958) e cioè il corso UEFA A e infine quello UEFA Pro.

Rispondendo alla frase dell’articolo che citiamo testualmente (“dovrebbe essere Coverciano a sbattersi lungo tutta la Penisola”) possiamo rispondere con i numeri. In questa stagione sportiva – che è ancora in corso, quindi dal 1° luglio 2025 – il Settore Tecnico ha indetto i seguenti bandi in tutta Italia per partecipare ai corsi per allenatore: 73 (settantatré) corsi UEFA C e 64 (sessantaquattro) corsi Licenza D, senza soffermarsi sui 15 corsi specifici dedicati agli “Allenatori dei portieri per dilettanti e settore giovanile” e i quattro corsi UEFA GK B (dove GK sta per “goalkeeping”, quindi anche questi dedicati ai tecnici per estremi difensori).

Entrando nel merito del corso UEFA Pro, l’unico a rilasciare la qualifica per poter allenare in Serie A, abbiamo preso in esame i corsi effettuati dalla stagione 2012/2013 a quella attuale. In totale sono stati 328 gli allenatori abilitati UEFA Pro nelle ultime tredici stagioni (fino alla scorsa, la 2024/2025), a cui abbiamo aggiunto i 21 allievi che stanno frequentando, dal settembre 2025, l’attuale – come viene ribattezzato – “Master allenatori”. Di questi, 140 (ovvero il 40,2% del totale) non hanno mai giocato nemmeno un minuto nella massima serie dei cinque principali campionati europei.

Il 23,2% del totale ha un passato – al massimo – da calciatore dilettante, ovvero non ha mai calcato i campi professionistici nemmeno per un minuto (ci teniamo a evidenziare che nel calcolo, ad esempio, abbiamo considerato Francesco Calzona, attuale Ct della nazionale slovacca, come calciatore che ha calcato i campionati professionistici per aver disputato “solo” tre partite in Serie B in carriera prima di “scendere” in Promozione).

Degli attuali 21 partecipanti al Master UEFA Pro, ben 8 hanno un passato calcistico al massimo da dilettante.

Esaminando quindi i bandi, ad esempio quello pubblicato per l’ammissione al corso UEFA Pro di questa stagione 2025/2026 è possibile notare negli allegati finali come venga dato maggior punteggio alla propria esperienza da allenatore (ad esempio: 3,5 punti per ogni stagione da allenatore in Serie C) piuttosto che a quella da calciatore (1 punto per ogni stagione disputata in Serie A), dando risalto nei coefficienti anche alla formazione universitaria (ad esempio, 7 punti per la laurea in Scienze Motorie o in materie psicopedagogiche).

Se vi riferite al fatto di dover ammettere ai corsi gli allievi tramite test d’ingresso piuttosto che sul punteggio di bandi, sappiate che i corsi per match analyst e per osservatore seguono proprio questa procedura, con prove di ammissione in forma scritta (test con domande di tecnica, tattica e cultura calcistica generale) ed eventualmente poi in forma orale.

Infine, un appunto: nel vostro articolo viene citato l’attuale allenatore del Parma, Carlos Cuesta, enfatizzando i tecnici che non abbiano esperienze da calciatore, sottolineando come “in Italia riusciamo solo a creare copie su copie di tecnici scadenti e di pochissimo coraggio”. Vorremmo evidenziare come negli ultimi anni a Coverciano abbiano seguito il corso UEFA Pro, solo per citarne alcuni, allenatori come l’attuale tecnico del Porto, Francesco Farioli (Master 2022/2023), e l’attuale “mister” del Southampton (appena passato in semifinale di FA Cup dopo aver eliminato l’Arsenal) Tonda Mateo Eckert (Master 2023/2024), che non hanno alcun passato calcistico professionistico. A proposito: i corsi della nostra Scuola Allenatori sono ovviamente aperti anche ai tecnici stranieri, a patto che possano seguire le lezioni in lingua italiana. Negli ultimi quattordici anni sono stati ben 38 gli allenatori stranieri ammessi che hanno deciso di seguire a Coverciano il corso UEFA Pro della Scuola Allenatori italiana, a conferma della bontà dei suoi corsi e delle sue lezioni.

Sappiamo bene che c’è comunque sempre da migliorare e da formarsi, e siamo ben consapevoli che sia profondamente sbagliato “chiudersi nella torre d’avorio”, come è stato scritto nell’articolo. Proprio per questo sono frequenti gli stage che gli allievi del corso UEFA Pro effettuano durante la stagione e il nostro obiettivo è anche quello di uscire dai confini nazionali con queste esperienze (l’anno scorso, ad esempio, siamo stati al Chelsea e all’Ajax, due anni fa al Real Madrid e quest’anno andremo a breve al Racing Santander), nell’ottica di uno scambio culturale reciproco che possa aiutarci a crescere, inseriti in un contesto che vive una continua evoluzione.

Con la certezza di aver dato un contributo in termini di chiarezza, speriamo di avervi fatto cosa gradita con queste – dovute – precisazioni.

Risponde l'autore, Jvan Sica

A un’istituzione, come scritto nell’articolo a cui si fa riferimento, storia e punto di riferimento del nostro calcio (e non solo) si chiede anche quello che è stato fatto con il testo di cui sopra, ovvero sottolineare precisazioni, indicare approfondimenti sulle singole tematiche, sviluppare focus su singoli aspetti. In poche e sintetiche parole si chiede apertura allo scambio e al dibattito, per crescere. Anzi nello specifico quello che si chiede a Coverciano (e in pratica a tutte le nostre istituzioni calcistiche) è non solo e non tanto seguire o contribuire allo stato dell’arte calcistico attuale, ma essere frontiera, anche perché la nostra dimensione attuale ci permette e in qualche modo ci invoglia a guardare più in là, tanto davvero c’è poco da perdere.

Ringraziamo il Settore Tecnico della FIGC per i chiarimenti e le tematiche toccate su cui continueremo ad analizzare i risultati e le evoluzioni. Forse Zenica ha fatto davvero bene al nostro movimento e se tutti guardiamo verso l’orizzonte rifaremo un nuovo calcio in Italia.

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