Chivu: “Ho festeggiato con una sigaretta, chiedo scusa”. Poi salta la conferenza con un bel gesto

Una notte di festa, magica, iniziata al 90′ di Inter-Parma, 2-0, che ha consegnato lo Scudetto numero 21 all'Inter con tre giornate di anticipo. Esplode il tripudio nerazzurro a San Siro, a Milano, in Italia per festeggiare un traguardo che scaccia finalmente dietro l'angolo gli ultimi fantasmi della scorsa stagione, finita nella maniera peggiore con "zero titoli" e la figuraccia Champions. L'artefice massimo, per tutti, è soprattutto uno: Cristian Chivu, che con i colori interisti ha vinto il titolo al suo primo anno da allenatore, dopo averlo conquistato in campo, da giocatore. Un trionfo totale per il tecnico che nella festa non perde la sua consueta lucida ironia: "Ero già nella storia dell'Inter prima di questa sera". Per poi togliersi qualche fastidio dagli scarpini: "C'era chi voleva denigrarci da inizio di stagione" e lasciare spazio ai propri collaboratori, mettendosi di lato nella conferenza stampa post partita: "Lascio spazio a loro perché se lo meritano".
Il bel gesto di Chivu in conferenza stampa: "Lascio la parola al mio staff, se lo merita"
Un Cristian Chivu che poi ha preferito non parlare in conferenza stampa post partita, con un gesto che conferma il suo modo di vivere il ruolo di allenatore: lasciando spazio al proprio staff. "Oggi, stasera è più giusto che il mio staff parli a nome mio" ha iniziato, con voce visibilmente emozionata, di fronte ai giornalisti, senza nemmeno sedersi al proprio posto, "e vorrei che gli facciate anche un grande applauso, perché se lo meritano… grazie". Così, ecco tutti i collaboratori, ordinatamente dietro ai microfoni a rispondere alle domande di rito. Con Aleksandar Kolarov, vice di Chivu, che ha preso subito la parola, per poi dare spazio agli altri presenti. Mario Cecchi e Angelo Palombo, collaboratori tecnici, Stefano Rapetti e Maurizio Fanchini, preparatori atletici, e Gianluca Spinelli con Paolo Orlandoni, per la preparazione dei portieri.

Chivu e la sigaretta dello Scudetto: "Scusate se lo dico in TV"
Prima del saluto veloce in conferenza, Cristian Chivu era stato anche protagonista di un paio di siparietti davanti ai microfoni del post partita, tra cui un aneddoto su come ha festeggiato il traguardo raggiunto: "Io a un certo punto sono andato in spogliatoio a fumare una sigaretta, chiedo scusa se lo dico… Ma sono felice e contento per i giocatori: è giusto che siano in campo a sentire l'affetto e l'amore dei tifosi, devono festeggiare e godersi questo momento. Vanno dati meriti anche alla società, che ha cercato sempre di confortarci e di darci ciò che ci serviva nelle difficoltà, questi giocatori se lo meritano per davvero".
Chivu in diretta TV "zittisce" Federica Zille: "Ero nella storia anche prima di oggi"
Poco prima, nella pancia di San Siro che rimbombava a festa, in diretta TV per DAZN Chivu aveva anche simpaticamente "zittito" Federica Zille che gli aveva ricordato di essere Campione d'Italia con la maglia nerazzurra da giocatore e da allenatore, entrando di diritto nella storia del club: "Credo che ci fossi anche prima, ma sono felice per questo gruppo e per questi meravigliosi tifosi", è stata la risposta ficcante di Chivu che, negli annali dell'Inter era entrato prepotentemente nel maggio di 16 anni prima, con l'Inter del Triplete a firma Mourinho.
Chivu, lo Scudetto con l'Inter e il "rumore dei nemici": "C'era chi ha provato a denigrarci"
In una notte di doverosa festa, Cristian Chivu si è tolto comunque qualche piccolo fastidio, rimastogli negli scarpini per tutti questi mesi, ricordando lo scetticismo attorno a lui e all'Inter, reduce da una delle stagioni sportive peggiori della sua storia: "C'è chi ha provato a denigrare questa squadra e questa società ma i ragazzi si sono rimboccati le maniche e hanno fatto una stagione importante e questa è una tappa importante nella storia del club. Ci siamo sempre rialzati e abbiamo inseguito fino in fondo il nostro obiettivo. Tra gennaio e febbraio in 15 partite abbiamo fatto 14 vittorie e abbiamo capito di potercela fare. Siamo usciti dalla Champions e abbiamo perso il derby, ma siamo sempre rimasti a testa alta".
Infine, un pensiero meritato a se stesso: "Un mio merito? Sono atipico, perché ho dovuto parlare con me stesso per una questione di vita o di morte e lì ho perso l'ego, non parlo di me. Mi sono proposto di fare l'allenatore a modo mio, di essere empatico e non pensare al consenso: penso sempre a quelli che mi vogliono bene e a dare il massimo".