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Opinioni

PSG-Bayern fa inorridire gli allenatori italiani e questo è il nostro grande problema

Ritmi, libertà, pochissimi raddoppi, attaccanti che pressano ma non tornano: PSG-Bayern ci ha ricordato che in Italia si gioca un calcio che non rispecchia i calciatori-atleti di oggi.
A cura di Jvan Sica
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La quasi totalità degli allenatori italiani per questo PSG-Bayern Monaco avrebbe perso la voce durante la partita, fatto cambi senza soluzione di continuità e distrutto parte dello spogliatoio alla fine del match. I motivi sono molto facili da capire. In questa andata delle semifinali di Champions League 2025-2026 si è visto tutto quello che gli allenatori in Italia considerano errori marchiani a cui porre rimedio il prima possibile.

Prima di tutto la lunghezza sul campo delle squadre. Sono ormai decenni che abbiamo e diffondiamo profonde paranoie sul fatto che la squadra deve essere corta per togliere spazio agli avversari. Ha avuto un senso questa idea, ha ancora un senso, ma questo approccio ti toglie anche tantissimo soprattutto in fase offensiva. Per restare corti gli attaccanti devono sfiancarsi in un lavoro di continui aiuti e raddoppi che azzerano energie e forza per poi fare quello che dovrebbero fare in prima battuta, attaccare. I sei attaccanti di PSG e Bayern Monaco hanno pressato, quello sì, senza respiro, ma non si sono spesi troppo nel coprire gli attacchi avversari. In questo modo avevano campo da aggredire con o senza palla e la forza per essere pericolosi in continuazione. Oggi si deve avere il coraggio di lasciare un proprio difensore contro un attaccante avversario e non prevedere sempre raddoppi, aiuti interni ed esterni, continue rincorse e posizioni preventive, tolgono aria alla squadra, tutte le energie agli attaccanti e ci ritroviamo con i Milan-Juve del weekend scorso da rimborso istantaneo del biglietto.

Quello che in Italia non abbiamo capito è la grandezza atletica a cui poter portare un calciatore e questo secondo punto si collega al primo. Avendo paura, tremendissima paura, degli attacchi avversari copriamo ogni zona di campo con più calciatori possibili. Con atleti che fanno i 100 metri in 11 secondi e i 400 in 48’’ bisogna invece lasciarli liberi di esprimere tutta la loro meraviglia atletica e non ingabbiarli in movimenti corti e quasi sempre all’indietro. I calciatori di oggi sono atleti che devono dispiegare la loro potenza in agilità portando palla in avanti, altro grande trauma che gli allenatori italiani non riescono a superare. L’obiettivo da noi è arrivare in porta con la palla, in PSG-Bayern abbiamo visto calciatori-atleti capaci di corse e gesti tecnici in grande libertà.

Le statistiche di PSG–Bayern 5–4 in Champions League.
Le statistiche di PSG–Bayern 5–4 in Champions League.

Si arriva poi proprio alla tecnica, o meglio ancora al coraggio tecnico. Vero che nelle nostre squadre non ci sono questi calciatori, soprattutto in attacco, ma smorzare, anzi castrare ogni piccola scelta guidata da un coraggio tecnico anche a volte avventato frena e appunto sterilizza il calciatore. Quante cose belle con il pallone abbiamo visto in questa partita? Tante. Quanti errori? Altrettanti. Ma non è un problema, è nell’errore che si costruisce la fiducia nei propri mezzi tecnici ed è l’errore non mortificante che dà la spinta per essere coraggioso e provare poi anche quello che l’allenatore non ti chiede.

Facciamo un esempio: Kvicha Kvaratskhelia. Al Napoli, con uno dei migliori allenatori italiani, non parliamo di uno di quelli più retrogradi e ancora in giro a far fare partite orribili, non gli veniva lasciata questa libertà, non era chiamato a pesare così tanto all’interno della squadra, non gli veniva chiesto di essere presente in altre zone del campo sempre pensando ad offendere e non era in definitiva questo calciatore. Oggi non solo è cresciuto in tanti aspetti del corpo (spunto più brillante nei primi metri) e del gioco ma ha un raggio d’azione più ampio e gli viene chiesto di essere molto più coraggioso nelle giocate. Il risultato è l’essere uno dei migliori cinque attaccanti migliori al mondo.

Kvaratskhelia è stato mattatore in PSG–Bayern con due gol.
Kvaratskhelia è stato mattatore in PSG–Bayern con due gol.

Poi c’è il ritmo e qui bisogna chiamare in causa anche gli arbitri. I falli sono stati molto pochi in questa partita e quasi tutti negli ultimi minuti di gioco. Il Bayern Monaco ha fatto tre falli (tre falli!!!). Interrompere così poco il gioco fa correre di più, crea maggiore intensità e impone ai calciatori ritmi più alti. Gli arbitri italiani devono chiamare meno falli, punire molto di più i falli intenzionali che servono a bloccare il ritmo delle partite ed essere capaci di accompagnare il ritmo del gioco, come ha fatto splendidamente Sandro Schärer, uno dei migliori in campo.

Ultima cosa, ma anch’essa fondamentale, è l’idea che rimbomba nell’ambiente italiano nei confronti di una partita del genere. Durante e dopo il match tanti hanno detto e scritto che se in una partita si segnano nove gol c’è qualcosa che non va. Lo direbbero tutti di fronte a un 5-4 in Serie A. Ecco, questo è il primo approccio che dobbiamo essere bravi tutti noi a modificare. PSG-Bayern Monaco, così come Bayern-Real Madrid, sono il presente del calcio, questo è il calcio che si gioca oggi con i calciatori-atleti che ci sono oggi. Non puoi più chiedere a un Akhal-Teke come Olise di chiudere sul terzino, il terzino lo deve impaurire così tanto da eliminarlo dal gioco d’attacco, come ha fatto con Nuno Mendes, l’uomo determinante per la Champions dello scorso anno. Così come non si può più chiedere a un Kabardin come Kvara di sfiancarsi solo sulla fascia senza aprirsi verso tutti i lati del campo perché non bisogna squilibrare la squadra. Oggi il calcio è molto più libero di anche solo dieci anni fa ma in Italia nessuno sembra averlo capito.

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