Fabio Capello dopo la finale di Champions: “Italiani dovete copiare il PSG, basta con le scuse”

La Champions League 2025/2026 si è chiusa con il successo del PSG ai rigori sull'Arsenal e la stagione del calcio continentale può considerarsi chiusa. Anche Fabio Capello si è congedato dal pubblico di Sky, dando l'appuntamento alla prossima annata di campionato e coppe. L'ex allenatore e ct, attuale opinionista, non ha perso occasione per mandare un messaggio ai calciatori italiani e in particolare agli attaccanti proprio sulla scia di quanto visto alla Puskas Arena di Budapest.
Fabio Capello colpito dall'umiltà del PSG
Il discorso di "don Fabio" presente in tribuna in terra magiara è partito da lontano e in particolare dall'esaltazione di un PSG meno brillante del solito, ma compatto e umile. Insomma il messaggio è chiaro, anche quando le cose offensivamente non funzionano il segreto è dare tutto: "L'umiltà, la voglia di sacrificarsi, di aiutarsi in ogni momento e la forza di Luis Enrique, che riesce a trasmettere tutto questo alla sua squadra. E lo si vede in campo. Questa sera non si è visto un grande PSG, però devo dire che la vittoria è stata meritata. Ma soprattutto si è vista una squadra che, pur avendo delle difficoltà e pur non avendo praticamente mai tirato in porta, diciamoci la verità, ogni volta che perdeva palla rincorreva immediatamente l'avversario".
Il messaggio per attaccanti e allenatori italiani di Don Fabio
E qui il paragone con il nostro calcio è impietoso, con il discorso di Capello che s'inserisce nel dibattito sulla crisi di un movimento che ancora una volta resterà a guardare da spettatore i Mondiali. Quale occasione migliore dunque per lanciare un messaggio diretto ai nostri attaccanti: "Ecco, questa è una cosa che mi piacerebbe vedere nel calcio italiano. Nel nostro calcio, molto spesso, gli attaccanti quando perdono palla si fermano. No, dovete imparare dal PSG sotto questo aspetto e copiarlo bene. Poi, a livello tecnico, entrano in gioco altre qualità. Ma per quanto riguarda la volontà e il sacrificio, prendete esempio da loro".
Ma siamo sicuri che la colpa sia solo dei calciatori e non di chi gli inculca una certa mentalità e modo di giocare? Di Canio e Costacurta hanno alimentato il dibattito in studio, dando le responsabilità anche agli allenatori e qui Capello si accoda, con un taglio ironico: "Poi c'è la solita storia: ‘Se corre troppo, davanti alla porta non è lucido'. Questa è la narrazione che sentiamo spesso. L'attaccante deve rimanere lucido perché altrimenti sbaglia davanti alla porta. E allora arriva quella famosa scusa: ‘Non corro'. Ma il calcio moderno non è più questo. Oggi bisogna correre tutti, attaccanti compresi". Messaggio chiaro e forte.