
Le due partite delle Nazionali di domenica 7 giugno potrebbero essere due momenti decisivi nella storia della squadra italiana e dell’intero sistema calcistico azzurro. La vittoria degli Europei Under 17 e le ottime prove di una squadra che ha l'età media di 20 anni e 6 mesi potrebbero o meglio dovrebbero dimostrare che il calcio italiano ha ancora delle speranze. Non siamo irrimediabilmente e incontrovertibilmente calati di due gradini netti rispetto all'élite internazionale del calcio, non abbiamo ormai intrapreso la decadente parabola del calcio danubiano che dagli Anni '30 agli Anni '50 era il meglio su piazza, per poi appunto attestarsi su un livello nettamente più basso. Si potrebbe sintetizzare il tutto con un bel "c'è ancora domani".
Le speranze e i rischi di una nuova generazione
Abbiamo materiale umano, tecnico, di conoscenze calcistiche e di visioni future che potrebbero farci ritornare almeno a un livello degno di partecipare con buona certezza ai Mondiali. C'è l'altra possibilità però, per questo motivo sono stati usati tutti quei condizionali. Come successo anche in passato il materiale umano può venire disperso perché siamo ormai un campionato "OGM", ovvero compriamo stranieri scarsi grazie agli intermediari e ai procuratori che lavorano più facilmente con ragazzi di alcune parti del mondo, li facciamo artatamente crescere rimpinzandone il valore per colpa di un campionato ormai drammaticamente scarso, per poi rivenderli ai "polli" per farci i soldi veri.
Con i giovani italiani è più difficile per i motivi più vari, prima di tutto perché non vogliono farsi trattare da future finanziario e quindi non giocano. Il materiale tecnico può essere disperso per colpa di scelte di allenatori che non solo non guardano al materiale umano a disposizione, ma che giocano un calcio antiquato, irricevibile nel 2026 e che snaturano le qualità dei calciatori. Se a un attaccante esterno gli vieti di avere coraggio come mantra principale della tua idea di calcio, la sfrontatezza dei 17 anni si disperde subito e non torna più.
Il peso delle scelte dirigenziali
Le conoscenze calcistiche e le visioni è un attimo a buttarle via, basta mettere nei posti che contano persone che perpetuano lo status quo, che non hanno appunto una visione del futuro oppure che credono sia facile continuare come abbiamo sempre fatto, dimenticando che il calcio come qualsiasi altro settore della società in questi ultimi venti anni ha fatto un balzo in avanti di secoli. Quale strada prenderemo? Ci infileremo finalmente nel bosco delle opportunità e della creatività oppure resteremo in riva al fiume, aspettando l’ennesimo contropiede?

Che fine hanno fatto i campioni d'Europa U17 del 2024?
Andiamo a vedere l'Under 17 di due anni fa, allo stesso modo campione d'Europa per capire che direzione di regola scegliamo. In quel caso dominammo il torneo con sei vittorie (una ai rigori) e un 3-0 finale contro il Portogallo di grande prestigio. Seguiamo il percorso che i titolari di quella finale hanno fatto in questa stagione. Il Milan aveva i due attaccanti più interessanti del lotto, Camarda e Liberali. Il primo è stato un anno in prestito al Lecce, giocando spezzoni anche per colpa di un infortunio, il secondo è stato addirittura venduto al Catanzaro. Il livello potenziale dei due giocatori è sotto gli occhi di tutti, ma in quelle posizioni i rossoneri quest'anno hanno scelto di giocare con gente come Gimenez, Nkunku e Füllkrug, i quali hanno dimostrato di essere giocatori scarsi ma vendibili a prezzo maggiorato nei prossimi anni (vedi sopra). Intanto il Milan non si è qualificato nemmeno per la Champions League.
Tra Primavera, Serie D e occasioni mancate
Mattia Mosconi ha giocato due partite con l'Inter in serie A, Alessandro Di Nunzio nemmeno una con la Roma. Federico Coletta nel 2025 era passato al Benfica con cui sta facendo la trafila classica, giocando in questa stagione 31 partite in totale, in cui inserire anche otto fondamentali partite (con un gol e due assist) in Youth League. Emanuele Sala è un altro povero tapino del Milan, che si è sparato 26 partite in serie D, testandosi sui campi di squadre come la o lo Scanzorosciate, il Real Calepina e la o il Virtus Ciserano. Cristian Cama, pure lui ennesimo tapino questa volta della Roma, ha giocato solo in Primavera, mentre nel suo ruolo in serie A giocava gente tipo Tsimikas, Andrea Natali è stato all'AZ Alkmaar e anche lui ha giocato quattro partite in Youth League, Francesco Verde alla Juve ha visto giocare Cabal in prima squadra e lui no, Emanuel Benjamin gioca nelle serie inferiori ma con il Real Madrid e direi che non è male come cantera. Solo il portiere di quella squadra in finale, Massimo Pessina, si è veramente già affermato con quattro presenze in serie A nel Bologna. Continua la nostra inaspettata voglia di lanciare portieri giovani mentre con gli altri desistiamo.

La sconfitta di Zenica come spartiacque
Cosa ci aspetta quindi il futuro? A vedere dai calciatori dell’ultima vittoria under 17 poco o nulla dovrebbe cambiare. C'è un però, a guardare bene. Tra questa e quella vittoria c’è di mezzo Zenica. Zenica conta, o meglio, dovrebbe contare (teniamoci stretto il condizionale). Zenica ha davvero strappato il velo non solo sul valore effettivo dei calciatori italiani, ma anche sull'inguardabilità della serie A. Se tutto inizia a crollare e Zenica ha minato le fondamenta, anche i manager del calcio italiano dovranno e sapranno fare qualcosa.
Il nuovo ct e la necessità dei "Pafundi problems"
Aspettiamo l'elezione del presidente della FIGC e la decisione sul prossimo allenatore della Nazionale, al quale bisognerebbe chiedere subito una cosa, che dovrà continuare a fare ogni volta che gli tocca scegliere, azzardare la "mossa Pafundi" fatta da Mancini qualche anno fa quando era ct dell'Italia. Convocare in Nazionale calciatori che i club non vogliono far giocare crea un problema, l'opinione pubblica li scopre mentre i club vogliono tenerli nascosti per non avere casini, i giornali e il web ne parlano, i tifosi guardano i giocatori scarsi con cui le proprie squadre si presentano in campo ogni weekend e chiedono perché non gioca invece il giovane tizio o il giovane caio, insomma si crea un problema. Quello che chiediamo e sogniamo dal nuovo ct dell'Italia è creare tanti "Pafundi problems", per smuovere le acque e aiutare davvero a cambiare le cose.