La crisi in Libia si ripercuote sui già labili equilibri in Italia tra i due alleati del governo giallo-verde. Il nervosismo è palpabile, complice il rischio di un imminente aumento degli arrivi di profughi in Italia, che si è fatto sempre più pressante. "Chiudere un porto è una misura occasionale – ha detto il vicepremier Luigi Di Maio in un'intervista sul Corriere della Sera risultata efficace in alcuni casi quando abbiamo dovuto scuotere l’Ue, ma è pur sempre occasionale. Funziona ora, ma di fronte a un intensificarsi della crisi non basterebbe, quindi bisogna prepararsi in modo più strutturato, a livello europeo, nel rispetto del diritto internazionale. Occorre pianificare e prevenire, perché la sola reazione ha i suoi limiti". Per il vicepremier pentastellato insomma la chiusura dei porti sarebbe una misura solo temporanea, per tamponare l'impennata degli arrivi, che probabilmente si verificherà se la situazione in Libia dovesse precipitare ulteriormente.

A stretto giro arriva la replica del ministro degli Interni Matteo Salvini: "Rispetto il lavoro del collega di Maio che si occupa di lavoro, ma sui temi di controllo dei confini e di criminalità organizzata sono io a decidere", ha detto da Monza. "Se il ministro Di Maio e Trenta la pensano in modo diverso lo dicano in Cdm e faremo una franca discussione – ha proseguito – I porti con me rimangono indisponibili chiusi e sigillati ai mercanti di esseri umani". 

Salvini, dopo aver appreso questa mattina dell'indagine a suo carico, che lo vede ancora una volta indagato per il reato di sequestro di persona, questa volta per il caso della nave Sea Watch3, ha sottolineato che la sua posizione non cambierà: "Ne approfitto per rispondere a qualche ministro: per me i porti rimarranno chiusi". E ancora: "Se i 5 Stelle hanno cambiato idea me lo dicano. Abbiamo ridotto del 90% gli sbarchi, tantissimi morti e dispersi. Se qualcuno ha nostalgia degli sbarchi di centinaia di migliaia di persone e porti aperti, avanti c'è posto per tutti, ha trovato il ministro sbagliato. Salvini e la Lega dicono no". 

Il vicepremier pentastellato ha risposto così in una nota: "Non mi interessano le polemiche, non voglio polemizzare, fa male al Paese. Il mio unico scopo è proteggere l'Italia, le sue aziende e prevenire un'altra emergenza migratoria".