In Libia continuano gli scontri tra il governo di Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale e guidato dal primo ministro Fayez al Sarraj, e le truppe del Generale Khalifa Haftar. L'ultimo bilancio è di 147 morti e 614 feriti e risale a ieri sera, quando l'Organizzazione mondiale della Sanità lo ha diffuso su Twitter, sottolineando il proprio sforzo sul territorio: "Stiamo inviando rifornimenti sanitari in appoggio agli ospedali dell'area di Tripoli, per aiutarli ad affrontare l'afflusso di persone con casi di trauma", si legge nello stesso tweet. A poco più di dieci giorni dalla marcia dell'esercito di Haftar verso Tripoli è salito a 16.000 il numero di persone che ha dovuto abbandonare le proprie case e fuggire dalla capitale. I combattimenti si continuano a svolgere principalmente nell'area dell'aeroporto, che è stato chiuso, con entrambe le parti che si accusano a vicenda di colpire i civili. Inoltre, fa sapere l'Onu, almeno mille migranti sono chiusi nei centri di detenzione di Gharyan e Qasr bin Ghashir, senza avere cure, cibo o acqua.

Ieri l'esercito governativo ha annunciato di aver abbattuto un caccia che apparteneva alle milizie di Khalifa Haftar nell’area di Wadi Rabie, a sudest della capitale, con un missile antiaereo che potrebbe essere stato fornito dal Qatar alle truppe di Tripoli; mentre il Generale ribelle incontrava il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi al Cairo. Durante il summit i due hanno parlato della situazione in Libia, "esaminando novità e sviluppi". Ci sono diverse motivazioni che uniscono il leader ribelle e il presidente al Sisi: innanzitutto Haftar ha sconfitto l'Isis nei territori dell'Est della Libia, come a Bengasi e Derna. Così facendo l'esercito del Generale ha eliminato la minaccia del terrorismo nelle zone confinanti con l'Egitto, fungendo da filtro verso il Paese di al Sisi. Inoltre, dal punto di vista politico, entrambi i leader sono fortemente contrari all'organizzazione Fratelli Musulmani, nata in Egitto, che professa un ritorno all'Islam politico e non corrotto. Per il governo del Cairo è fondamentale anche la gestione degli egiziani emigrati in Libia per lavorare e delle grandi somme di denaro che spostano tra i due Paesi per mantenere le famiglie in patria, cifre che potrebbero diminuire sensibilmente se la guerra dovesse continuare e se gli emigrati dovessero tornare. Per al Sisi è abbastanza per garantire, insieme a Russia e Francia, l'appoggio al Generale ribelle, tanto da rifiutare i contatti con il primo ministro al Sarraj.