I rapporti con l'Egitto resteranno tesi finché non ci saranno passi avanti nella verità sulla morte di Giulio Regeni, morto due volte per via dei depistaggi. Noi non arretreremo finché non scopriremo cos'è successo a Giulio, che era un amico dell'Egitto, un costruttore di pace. Non si è trattato di qualcosa di casuale, una rete di 9 persone lo ha prima pedinato, poi catturato, torturato, ucciso” (Roberto Fico, 17 settembre 2018).

Ammiro la perseveranza, la compostezza e il coraggio con cui questi due genitori, da due anni e mezzo, stanno combattendo per la verità e la giustizia. A Paola Deffendi e Claudio Regeni ho assicurato che questo governo è al loro fianco in questa battaglia e che farà tutto ciò che è necessario per giungere alla verità” (Giuseppe Conte, 13 luglio 2018).

Alfano ha detto soltanto che verranno intitolate a Regeni borse di studio, università o istituti culturali (la solita squallida ipocrisia) ma non ha detto una sola parola sulla denuncia del New York Times, il suo vergognoso silenzio conferma quella denuncia. La loro vergognosa ipocrisia dimostra il sacrificio di un ragazzo morto ammazzato sull'altare degli interessi economici" (Alessandro Di Battista, 4 settembre 2017).

Proprio in questi giorni, alla vigilia di Ferragosto, Gentiloni in persona ha ben pensato di far tornare a Il Cairo l'ambasciatore Giampaolo Cantini: una misura che per modalità e tempistica ci indigna profondamente e che, oggi, uccide Giulio una seconda volta” (Alessandro Di Battista, 16 agosto 2017).

"Inoltre, chiediamo a Renzi di sospendere immediatamente l'export di armi dall'Italia verso Il Cairo, se non vuole rendersi complice del regime di Al-Sisi, accusato di una repressione interna e di numerose violazioni dei diritti umani. L'Italia alzi la testa!" (Luigi Di Maio, 14 febbraio 2016).

A giudicare dalle passerelle dei nostri ministri e dalle timide dichiarazioni del premier, anche in questa vicenda, ancora una volta si rischia di preferire gli interessi economici. In Egitto l'Eni ha interessi stratosferici ed Edison, Intesa Sanpaolo, Pirelli, Italcementi, Ansaldo, Tecnimont, Danieli, Techint, Cementir stanno piantando tende. Alcuni di questi gruppi hanno Renzi al guinzaglio e non gli permetteranno mai di fare la voce grossa con il dittatore al Sisi per ottenere la verità sui responsabili della morte di Giulio. L'Egitto ci prende in giro. Ci avevano detto che Giulio fosse morto in un incidente d'auto, ma dopo l'autopsia in Italia scopriamo che la vera causa è stata la frattura della vertebra cervicale dopo un colpo alla testa. Sul corpo ci sono segni di un violento pestaggio. Ora come ora, se al Sisi si ostinerà a nascondere la verità, il Governo dovrebbe minacciare e eventualmente avviare ritorsioni economiche verso l'Egitto” (Luigi Di Maio, 7 febbraio 2016).

Queste sono solo alcune delle durissime prese di posizione di esponenti di primissimo piano del Movimento 5 Stelle sul cosiddetto “caso Regeni”. Un omicidio che è stato fagocitato dalla propaganda politica del Movimento 5 Stelle, come del resto praticamente ogni argomento utile ad appoggiare la “causa”. Così, le evidenze del Nyt, le indagini e i riscontri (non solo giornalistici) che chiamavano in causa le responsabilità dei servizi segreti e degli alti livelli istituzionali egiziani, erano servite prima di tutto ad attaccare il governo in carica, che fosse Renzi e Gentiloni importava poco. Nella lettura 5 Stelle, la ricerca della verità era sempre stata strettamente connessa all’accertamento delle responsabilità politiche dirette e indirette, ma soprattutto era diventata un grimaldello da usare per forzare l’ipocrisia del Partito Democratico, preoccupato più di difendere gli interessi delle aziende italiane che la dignità di una famiglia e di un popolo.

Ora che si è al governo, però, la prospettiva pare sia cambiata completamente. E Al-Sisi viene invitato in visita ufficiale in Italia, oltre che al tavolo dei negoziati sulla Libia (per il “fondamentale ruolo che l’Egitto gioca in Cirenaica”). Dopo le visite in Egitto di Conte e Fico, dopo quella in cui Di Maio assicurava che per Al-Sisi “Regeni è uno di noi”, il M5s è pronto a ricevere con tutti gli onori quello che fino a pochi mesi fa era un “dittatore” con cui bisognava troncare i rapporti.

Davvero, ha più decenza Salvini, che ha sempre spiegato di considerare più importanti gli interessi economici delle aziende italiane di Regeni e della giustizia.

Ah, solo per la cronaca: gli insabbiamenti, i depistaggi e le omissioni delle autorità egiziane continuano.