Energia, rinnovabili, salario minimo e sanità: la presidente della Sardegna Todde fa il punto sul suo governo

A poco più di due anni dall’elezione a presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde ha raccontato a Fanpage.it quali sono gli ultimi provvedimenti adottati dal governo isolano e ha fatto il punto sui temi caldi dell’attualità, a partire dall’energia, passando per il salario minimo, fino alla sanità. La governatrice (prima donna nella storia della Sardegna a ricoprire l’incarico) ha traccia la tabella di marcia che seguirà la sua giunta per i prossimi mesi.
La Sardegna ha impugnato dinanzi alla Corte costituzionale la legge nazionale sulle aree idonee per le fonti rinnovabili. Cosa contestate e qual è la situazione nell'isola?
Abbiamo deciso di impugnare in Corte Costituzionale la nuova legge sulle aree idonee voluta dal governo Meloni. Una norma che scavalca le nostre competenze statutarie, ignora la copianificazione, preferisce automatismi e riduce la Regione a semplice esecutrice di decisioni prese altrove. Noi una legge regionale sulle aree idonee l’abbiamo già scritta e stiamo ovviamente lavorando per perfezionarla accogliendo i rilievi della Corte. Ma come ho già detto, la sentenza non ha rimosso il nodo politico che la Sardegna ha posto, anzi lo ha reso più evidente. La transizione energetica è necessaria, ma non può trasformarsi in un esproprio del governo del territorio. Siamo favorevoli alle rinnovabili, ma dentro regole certe, equilibrio territoriale e tutela del paesaggio, dell’ambiente e delle prerogative del nostro Statuto speciale. Difendere queste competenze non è un gesto simbolico. È un dovere istituzionale verso l’isola. La nostra legge 20 nasceva esattamente da questa esigenza: mettere ordine, definire criteri chiari, difendere un territorio che non può essere considerato uno spazio vuoto disponibile a qualsiasi intervento, deciso altrove. In Sardegna la situazione è molto chiara. Noi abbiamo investito quasi 1 miliardo di euro sulla transizione ecologica, tra le Regioni più virtuose, mettendo al centro l’autoconsumo e le comunità energetiche. Senza dimenticare che il costo dell'energia è storicamente una zavorra per la manifattura sarda. Per questo abbiamo messo a disposizione delle imprese decine di milioni di euro per efficientamento energetico, fotovoltaico e sistemi di accumulo, arrivando a garantire contributi fino al 65%. È una misura che abbassa direttamente uno dei principali costi fissi di chi produce qui.
Negli scorsi giorni è tornato d'attualità il tema delle servitù militari, per una proposta di legge presentata da Fdi. Voi vi siete mossi subito e la proposta di legge è stata ritirata. Che cosa contestavate?
Il ritiro dalla commissione parlamentare della proposta di legge sulle servitù militari segna una vittoria importante per la Sardegna. Per mesi abbiamo denunciato con forza l’ennesimo tentativo di colpire la Sardegna attraverso un provvedimento – sostenuto da una parlamentare di Fdi – che rischiava di ridimensionare in modo significativo le competenze regionali in materia ambientale, soprattutto nei territori interessati da servitù militari. Qualsiasi iniziativa legislativa che punti a depotenziare le competenze regionali non può essere accettata. Quel testo avrebbe ridotto il ruolo della Regione nella tutela ambientale e nella pianificazione del territorio, proprio in aree già segnate da un peso storico che la nostra Isola continua a sopportare. Per questo la risposta è stata ferma. Ed è stato importante vedere, su una questione così delicata, una convergenza larga nella difesa degli interessi della Sardegna. Ci sono battaglie che vengono prima degli schieramenti politici, che è giusto combattere. Quando i sardi si uniscono per tutelare la propria terra e la propria autonomia, si vince.
Uno dei provvedimenti approvati nelle scorse settimane è il salario minimo di 9 euro all'ora. Come pensate di far rispettare la soglia?
Lo scorso 8 aprile è stata una giornata importante per la Sardegna. Il Consiglio regionale ha approvato una legge che introduce una soglia minima di 9 euro l’ora negli appalti pubblici e nelle concessioni, rafforzando tutele, diritti e dignità per migliaia di lavoratrici e lavoratori. È una legge fortemente voluta dal M5S, e sostenuta da tutte le forze progressiste, che da sempre considerano il lavoro dignitoso un principio non negoziabile. Abbiamo portato avanti questa battaglia con determinazione, perché crediamo che nessuno debba essere costretto a lavorare senza garanzie adeguate o con salari insufficienti. Con questo provvedimento contrastiamo il dumping contrattuale, premiamo le imprese virtuose e introduciamo strumenti concreti per monitorare la qualità del lavoro. Offriremo formazione specialistica e strumenti pratici per la progettazione e la verifica degli appalti, aiutando le amministrazioni territoriali a gestire l'applicazione della nuova norma con efficienza. La Sardegna dimostra che si può scegliere da che parte stare: dalla parte dei diritti, della dignità e del futuro.
Un altro provvedimento molto importante è stata l'introduzione del reddito di studio. Abbiamo intervistato l'assessora Ilaria Portas che ci ha detto che dopo Pasqua ci sarebbe stato un incontro per perfezionare l'applicazione della norma. A che punto siamo?
Il Reddito di studio è una delle misure a cui teniamo di più perché afferma un principio semplice e potente. In Sardegna il diritto allo studio non deve fermarsi all’età, né alle condizioni economiche di partenza. Oggi siamo nella fase di costruzione dell’attuazione, che è quella decisiva. Stiamo lavorando per definire un impianto applicativo serio, chiaro e praticabile, in raccordo con tutti i soggetti coinvolti, perché una buona legge deve diventare una misura accessibile davvero. L’obiettivo è arrivare al prossimo anno scolastico e accademico con un meccanismo funzionante, capace di dare una risposta concreta a chi vuole completare o riprendere un percorso di studio.
Tema sanità. La Regione ha introdotto incentivi per i medici che aprono degli studi nelle zone disagiate. Come è stato accolto il bando?
Abbiamo pubblicato il bando per le sedi disagiate con l’obiettivo di rafforzare l’assistenza primaria. Per noi garantire il diritto alla salute significa arrivare ovunque, anche nelle comunità più piccole. Il provvedimento è stato accolto con attenzione e con interesse, perché affronta una criticità reale che tante comunità vivono da anni. Noi abbiamo scelto di intervenire con un incentivo fino a 3.700 euro mensili per i medici di medicina generale che aprono un ambulatorio nelle sedi più difficili, per un periodo fino a due anni, dentro un accordo condiviso con tutte le sigle sindacali. I risultati sono evidenti: siamo passati da una carenza di 543 medici di medicina generale nel 2024 a 496 nel 2025. E il bando appena chiuso andrà a coprire ulteriori 82 sedi disagiate su 100 attualmente vacanti con altrettanti medici assegnatari. Contiamo nell'arco dei prossimi mesi di colmare interamente questo divario, in modo da non lasciare nessun territorio scoperto. Naturalmente nessuno pensa che basti un solo strumento a risolvere un problema così profondo, ma era necessario iniziare con un atto concreto. Ora la sfida è accompagnare questa misura con una strategia più ampia, insieme ai territori e ai sindaci, per rendere davvero attrattivo lavorare nelle aree interne e più fragili della Sardegna.
Quali saranno i vostri prossimi passi?
I prossimi passi saranno molto chiari. A partire dalla variazione di bilancio da 750 milioni, vogliamo concentrare le risorse su poche priorità forti e immediatamente riconoscibili dai cittadini. La prima è la sanità, soprattutto quella territoriale, perché il diritto alla cura deve valere anche nei paesi più piccoli e nelle aree interne. La seconda è il sostegno ai Comuni, che sono il primo presidio pubblico sui territori e troppo spesso vengono lasciati soli a gestire problemi enormi con strumenti insufficienti. La terza è il lavoro e la tenuta sociale, quindi misure capaci di proteggere famiglie, studenti, imprese e settori che stanno subendo i contraccolpi dei rincari. La quarta è una linea di sviluppo che tenga insieme innovazione, transizione e difesa degli interessi della Sardegna, senza subire decisioni prese altrove. Noi vogliamo usare questa fase per rendere visibile una scelta di governo precisa. Meno frammentazione, meno interventi spot, più direzione politica e più risultati concreti.