Dalla riunione di ieri con il presidente del Consiglio Conte i consiglieri e i parlamentari pugliesi qualcosa l'hanno compresa: è difficile a questo punto fermare gli ingranaggi della macchina. I costi sarebbero troppo elevati. Il gasdotto Tap, contro cui il M5S, e lo stesso garante del Movimento Beppe Grillo, avevano protestato in più di un'occasione, molto probabilmente si farà. Nel 2017 era stato Alessandro Di Battista a San Foca, in Salento, dove dovrebbe partire il cantiere, a impegnarsi davanti ai manifestanti No Tap: "Con noi al governo, quest'opera la blocchiamo in due settimane". La ministra per il Sud Barbara Lezzi si è limitata ad osservare, alla chiusura dei lavori di lunedì sera, che il gasdotto della discordia non si può stoppare per via del "costo troppo alto che dovremmo far pagare al Paese", un costo che "per senso di responsabilità non possiamo permetterci".

Ma l'alleato di governo Matteo Salvini continua a sottolinearne l'importanza strategica: "Oggi (ieri, ndr) dovrebbero ripartire i lavori Tap che abbasserebbero del 10% costo dell'energia per famiglie e imprese. Anche lì, va bene il tira e molla, il contratto di governo, la sensibilità degli alleati, ma l'Italia ha bisogno di infrastrutture, strade, ferrovie, ha bisogno di viaggiare".

La convocazione di ieri a Roma, presenti anche i ministri in quota Cinque Stelle Barbara Lezzi e Sergio Costa, del resto non faceva ben sperare, dopo quasi due mesi di silenzio: ad agosto il sindaco di Melendugno Marco Potì aveva inviato al governo un dossier, in cui venivano evidenziati tutti i motivi per cui le comunità del Salento sono contrarie alla realizzazione dell'opera, che servirà a portare in Europa il gas dell'Azerbaijan. Ma dal governo giallo-verde non c'era stata alcuna reazione.

"Ho chiesto al presidente Conte di garantire su Tap un clima politico nuovo, diverso da quello avuto dai governi precedenti. Ho chiesto loro di essere i cani da guardia dei cittadini, di stare col fiato sul collo di questa multinazionale cercando di far emergere le (decine) di violazioni di legge di Tap. Non ci sarebbe così nessun bisogno di bloccare i lavori per volontà politica ma Tap così si bloccherebbe da sola per propria responsabilità e propri errori progettuali e/o esecutivi, senza il terrore di penali o risarcimenti", ha spiegato il primo cittadino di Melendugno su Facebook, all'indomani dell'incontro con Conte, dicendosi "un po' amareggiato". Poi a Radio Anch'io ha aggiunto: "Il mio obiettivo è quello di cercare di fermare quest'opera che è una follia".

"Il Governo ci ha ricevuto per ben due volte – ha detto su Facebook – ci ha dedicato tempo e ascolto e di questo occorre dare atto a ringraziare il premier Conte, ma ho l'impressione che non si sono fatti tutti quegli approfondimenti necessari, né si è dedicato il tempo giusto a cercare qualche motivo valido per bloccare veramente Tap. Non è sufficiente cercare di calcolare i costi di abbandono con una visione ragionieristica e attenta alle conseguenze economiche, invece che con una visione più politica con la P maiuscola, con la voglia di difendere la volontà i diritti dei cittadini più degli interessi di un'altra multinazionale". 

Il parere finale del ministero dell'Ambiente sul cantiere del gasdotto Tap in Puglia arriverà domani. Gli uffici tecnici stanno esaminando nuovamente se sono state rispettate da Tap tutte le prescrizioni ambientali. Il controllo era già stato effettuato quest'estate, e in quel caso non erano emerse irregolarità. "C'è il ministro dell'Ambiente Costa che cercherà in breve tempo e con il nostro ausilio, di ricercare altre motivazioni forti e valide giuridicamente e di far emergere violazioni e criticità. E poi c'è il premier Conte che ha auspicato più e più volte l'intervento della magistratura inquirente anche per essere facilitato come governo dell'azione di blocco del Tap", assicura Potì.

Secondo il dossier che il Comune di Melendugno sta inviando al ministero dell'Ambiente, con la richiesta di convocazione di un tavolo tecnico pubblico su Tap, ci sarebbe stato "eccesso di potere in sede di non assoggettabilità dell'opera a Via, in spregio alle disposizioni di cui all'art. 28 del d.lgs n. 152/2006, le quali espressamente prevedono che qualora si accerti la sussistenza di impatti ambientali negativi, imprevisti, ulteriori o diversi da quelli valutati nel procedimento di Via, l'autorità competente dispone la riedizione del procedimento stesso".

Dal dossier del Comune emerge anche "la presenza di ‘dense' praterie di Cymodocea e Poseidonia oceanica, come dichiarato dalla stessa multinazionale nei suoi atti e documenti. Questo è un habitat, lo ricordiamo, protetto a livello internazionale e comunitario e come tale era stato imposto a Tap, nel decreto di Via originario del 2014, di evitare qualsiasi interferenza diretta ed indiretta con tale habitat marino".