Vittorio Sgarbi, dopo la depressione torna a parlare in pubblico a Ferrara: “La morte? Non mi fa paura”

Dopo un momento difficile, segnato da una lunga depressione, Vittorio Sgarbi è tornato più spesso a farsi vedere in pubblico. Il critico d'arte, che per anni ha riempito pagine e video delle sue provocazioni e idee artistiche, ha vissuto momenti difficili. Il critico, infatti, un anno fa è stato ricoverato al policlinico Gemelli di Roma a causa della sindrome depressiva e da allora vive un conflitto, che si è trascinato anche in Tribunale, con la figlia Evelina che accusa l'attuale compagna di circonvenzione di incapace. Accusa respinta al mittente da lei e dal padre che più volte ha dichiarato di essere completamente in grado di badare a sé. Oggi sembra stare meglio, sicuramente più attivo e spiega di non avere paura della morte.
Sgarbi è tornato a parlare, invitato dal Corriere della Sera nella sua Ferrara. Dalla politica all'arte, Sgarbi ha attraversato in temi che lo hanno portato a essere uno dei personaggi di riferimento della televisione italiana, per la sua verve polemica. Una verve che in passato ha giurato di avere abbandonato e di cui si è anche pentito. Se un anno fa aveva dichiarato in un'intervista di aver perso parecchi chili e fare fatica a fare tutto, oggi è più presente nella vita pubblica del paese, da qualche mese lo si vede in giro, intervistato in tv o a presentaree libri e mostre d'arte, cime avvenuto proprio a Ferrara con Andy Warhol.
"Ho perso parecchi chili. Faccio fatica in tutto. Riesco a tratti ancora a lavorare. Ho sempre dormito poco. Ora passo molto tempo a letto" disse a Robinson e aggiunse: "La mia attuale malinconia o depressione è una condizione morale e fisica che non posso evitare". Una dichiarazione che spaventò molto chi gli era accanto e i suoi fan. Oggi, intervistato da Aldo Cazzullo, nega di avere paura della morte: "No, non mi fa paura, perché quando c’è la morte non ci siamo noi e quando ci siamo noi non c’è la morte". Quella di Sgarbi è una citazione famosa di ciò che diceva il filosofo greco Epicuro nell'Epistola a Meneceo.
La citazione precisa è questa: "Il più terribile dunque dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non siamo più. Non è nulla dunque, né per i vivi né per i morti, perché per i vivi non c’è, e i morti non sono più" e aggiungeva che "il saggio invece né rifiuta la vita né teme la morte; perché né è contrario alla vita, né reputa un male il non vivere". Sgarbi ha anche immaginato l'aldilà, che vede "monocromo, con pochi colori, prevalentemente verde, come il ferro, in cui non c’è via d’uscita" a differenza del paradiso che immagina "bianco, senza colori, perché siamo noi i colori del paradiso".
Sono stati mesi difficili, da una parte la querelle con la figlia Evelina con cui, ormai, dice di parlare solo tramite tv e tribunali. Pochi giorni fa il suo ex manager Sauro Moretti, che dopo il licenziamento lo è diventato della figlia, ha parlato di uno Sgarbi che non c'è più: "Lo Sgarbi che ho conosciuto io se n’è volato via: se ne sono andati la sua anima, il suo personaggio, la sua voglia di trasgredire, sedurre, vivere". Il critico d'arte è tornato più attivamente alla vita pubblica e nelle settimane scorse oltre a essere intervenuto in tv ha anche presentato la mostra “Ladies and Gentlemen del 1975-76”, che ha portato a Palazzo dei Diamanti di Ferrara Andy Warhol. E ha presenziato anche alla presentazione del romanzo di Alfredo Catarsini "Tra l’incudine e il martello", pubblicato da La nave di Teseo, la cui proprietaria è la sorella Elisabetta.