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Se l’Hantavirus è la prossima pandemia globale, siamo davvero fregati

Cooperazione internazionale inesistente, organizzazioni internazionali in crisi, sanità pubblica in ginocchio: che questa psicosi per l’Hantavirus sia da monito, perlomeno.
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Facciamo finta, ok?

Che l’Hantavirus sia davvero la malattia X, la pandemia prossima ventura che prima o poi colpirà il pianeta. Che davvero siamo alla vigilia di un altro Covid 19.

Bene, anzi male: perché se così fosse, siamo nei guai.

Perché una pandemia globale si affronta con una risposta globale, forte e coordinata, e invece siamo al tutti contro tutti, alla terza guerra mondiale a pezzi, sempre più pezzi. Ce li vedete Putin e l’Europa, Trump e gli Ayatollah, Netanyahu e la Palestina che cooperano per rispondere alla pandemia? No? Nemmeno noi.

Perché a una pandemia globale dovremmo rispondere con istituzioni sovranazionali all’altezza e invece, per dirne una, l’Organizzazione Mondiale della Sanità è a brandelli, abbandonata dagli Usa di Trump. Per non parlare dell'Onu nel suo complesso, già in crisi nera pure senza Trump.

Perché una pandemia globale si combatte con la cooperazione economica. E invece il mondo, vittima di dazi e contro dazi che rendono molto complicata la cooperazione. Per dire: l’America è arrivata a minacciare tariffe del 100% e addirittura il blocco delle esportazioni dei suoi farmaci salvavita verso l’Europa – di cui già siamo carenti, peraltro. In queste condizioni persino un vaccino che salva milioni di vite può diventare un’arma di pressione commerciale.

Perché, venendo a noi, una pandemia globale si combatte con una sanità forte. E invece in questi anni, abbiamo continuato a perdere medici e personale e non siamo stati in grado né di rifinanziare il nostro servizio sanitario pubblico, né di trasformarlo in una servizio di prossimità. Oggi come oggi, affronteremmo la prossima pandemia con una sanità messa peggio che nel 2020. 

Perché una pandemia globale si combatte con un piano pandemico adeguato, e quello appena approvato dall’Italia è ancora più debole di quello di prima, figlio di battaglie di retroguardia contro i lockdown e tutte quelle restrizioni di buonsenso necessarie a fermare un contagio esponenziale e salvare milioni di vite.

Perché una pandemia globale si combatte senza lisciare il pelo alle paranoie complottiste e alle teorie antiscientifiche e invece ci ritroviamo Robert F. Kennedy ministro della sanità americano e convinto no vax, e una commissione Covid in Italia anch’essa megafono di teorie strampalate e pericolose sulla gestione delle emergenze sanitarie.

Perché una pandemia globale si combatte come comunità, compiendo gesti e azioni che mettano in conto il bene dell’altro tanto quando il bene nostro. E forse, dopo cinque anni dagli “andrà tutto bene” e “ne usciremo migliori”, non siamo mai stati così lontani da questa visione delle cose.

Perché una pandemia globale è un problema gigantesco, e meno male che l’Hantavirus, con ogni probabilità, non lo è.

Ma magari, perlomeno, ci servirà a capire che stiamo sbagliando tutto.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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