
Facciamo finta che la guerra tra Usa e Iran finirà davvero settimana prossima, come ha annunciato ieri Donald Trump.
Se davvero accadrà, finirà con il regime iraniano ancora in piedi, più repressivo di prima e desideroso di prendersi una vendetta su donne e giovani che hanno davvero creduto Trump li volesse liberare.
Finirà con l’Iran che si prende un pedaggio sul passaggio delle navi dallo stretto di Hormuz, che prima non aveva.
Finirà con la Russia che si prende l’uranio arricchito iraniano, e con Putin che diventa di fatto il garante della stabilità globale, con buona pace dell’Ucraina e delle sanzioni europee.
Finirà con Netanyahu che otterrà tutto quel che vuole da Trump per accettare un cessate il fuoco in Libano, precondizione agli accordi di pace tra Washington e Teheran, dopo aver di fatto costretto Trump a imbarcarsi in una missione suicida e aver portato il mondo sull’orlo della catastrofe economica.
Finirà con gli Stati Uniti che hanno rotto i rapporti con tutti i Paesi europei e con il Vaticano, rapporti che Marco Rubio oggi cercherà faticosamente di ricucire, in attesa della prossima sparata di Trump.
Finirà con la Cina che attende silenziosa che arrivi il 14 maggio, giorno in cui si terrà l’incontro tra Xi e Trump, il primo in 9 anni, rinviato di un mese e mezzo perché Trump non poteva presentarsi in Cina nel mezzo del disastro di Hormuz.
Finirà alle condizioni di Teheran, perché Trump non può può permettersi di arrivare a Pechino senza un accordo con l’Iran e non può nemmeno permettersi di rinviare di nuovo l’appuntamento col suo omologo cinese.
Finirà, soprattutto, con mezzo mondo a rischio carestia, con un blocco energetico che ha già fatto – e continuerà a fare – danni all’economia globale e con la paura che il 16 maggio, a vertice finito, la questione possa di nuovo riaprirsi.
Finirà, se davvero finirà, ma era davvero difficile devastare gli Stati Uniti e il mondo in soli due mesi e mezzo come ha fatto Trump.
Applausi a lui e a chi lo ha sostenuto, davvero.