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Opinioni

Meno male che era la sinistra ad avere le idee confuse in politica estera 

Se è vero che non si governa senza politica estera, la destra di Meloni, Salvini e Tajani può essere felice: di politiche estere ne ha almeno tre. Completamente diverse l’una dall’altra.
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Senza politica estera non si governa.

Quante volte l’avete sentita questa frase, rivolta alla sinistra, o campo largo, o non destra che dir si voglia?

La tesi, magari poco generosa, di certo con più di un fondo di verità, è che in una fase come questa sia importante che una coalizione sia coesa nel decidere che posto voler dare al proprio Paese nello scacchiere geopolitico.

Il problema è che forse, magari, avrà senso occuparsi delle visioni diverse di Conte e Schlein, Renzi e Fratoianni, tra qualche mese.

Ma oggi abbiamo al governo Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Che proprio in questi giorni, e proprio in relazione alla politica estera, hanno raggiunto il massimo livello possibile di incompatibilità.

Fredda cronaca degli ultimi giorni.

Meloni, dopo aver fatto la portavoce di Trump e Netanyahu in Europa per tre anni buoni – giustificandone i dazi, dicendo che gli Usa hanno attaccato il Venezuela per difendersi, aderendo al Board of Peace come osservatrice, augurandosi che vinca il Nobel, giusto per ricordarne qualcuna – , decide di allontanarsi dalla Casa Bianca dopo esserci accorta che le scelte di Trump, a partire dalla guerra in Iran, stavano trascinando lei e l’Italia nel baratro.

Trump comincia a insultare Meloni ogni volta che può, la dipinge come un’ingrata, “minaccia” di ritirare le truppe americane dall’Italia, e già che c’è elogia Matteo Salvini, ripescando una sua vecchia intervista.

Salvini, che non ha detto una parola in difesa di Meloni quando Trump se l’è presa con lei, gonfia il petto e ricorda di essere l’unico ad aver sempre difeso ogni scelta di Trump, dazi all’Europa e attacco all’Iran compresi. Gli stessi dazi e lo stesso attacco che sia Meloni che Tajani hanno condannato.

Non pago, Salvini ricorda anche che lui è sempre stato a fianco di Netanyahu, che ha ricevuto persino il premio di politico più amico di Israele, lo scorso anno. Quello stesso Israele da cui Meloni ha preso le distanze più volte, negli ultimi mesi.

Non bastasse, Salvini continua a dire, in ogni intervista e da ogni palco, che bisogna fare pace con Putin e tornare a comprare il gas dalla Russia, mentre il megafono mediatico di Putin, Vladimir Soloviev inveisce contro Meloni e le dà della donna di facili costumi in italiano, rea di stare a fianco all’Ucraina e di continuare a sostenerla militarmente ed economicamente.

C’è solo una cosa, insomma, su cui Meloni e Salvini vanno d’accordo, ultimamente: entrambi vogliono violare il patto di stabilità, le regole di bilancio che il loro stesso governo ha votato e ratificato due anni fa. Peccato che non sia d’accordo Antonio Tajani, che a differenza loro fa parte del Partito Popolare Europeo, che quelle regole le difende e le sostiene più di qualunque altra forza politica continentale. E ancor di più la famiglia Berlusconi, vera padrona di Forza Italia, sostiene quella stessa linea filo-europea e filo tedesca cui Meloni e Salvini vorrebbero andare contro.

Del resto, in Europa, Tajani è nel Partito Popolare Europeo, il primo partito della maggioranza che sostiene la commissione Von der Leyen, mentre Salvini è nei Patrioti Europei, il gruppo che è più ferocemente contro, mentre Meloni sta nel mezzo: il suo partito europeo è contro, ma uno dei suoi fedelissimi, Raffaele Fitto, è commissario europeo, quindi è pure un po’ a favore.

A proposito di Europa. In tutto questo, la coalizione di destra potrebbe pure imbarcare il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, per non perdere le prossime elezioni. E lui, Vannacci, è uno che ha mollato la Lega perché è troppo poco filo russa, troppo poco trumpiana e troppo morbida con Von der Leyen. E magari pure il leader di Azione Carlo Calenda, che si è fatto tatuare sul braccio il simbolo delle forze armate ucraine e sostiene con forza l’idea che l’Europa debba armarsi per avere una politica estera autonoma a Trump e agli Usa.

E forse è vero, questa è un’ottima lezione per il centrosinistra, o campo largo, o non destra: che puoi mascherare tutte le incoerenze che vuoi, ma prima o poi, in politica estera come altrove, i nodi vengono al pettine e devi farci i conti.

Ma è anche vero, concedetecelo, che quando Meloni e i suoi parlano di una sinistra con le idee confuse, sono come un cervo adulto che sta dando del cornuto a un mulo.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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