
Prima i fatti.
Chi ha sparato a una coppia di manifestanti con il fazzoletto dell’ANPI al collo durante le celebrazioni del 25 aprile a Roma è un giovane di destra. Che l'abbia fatto in quanto ebreo o in nome della Brigata Ebraica di cui dice di far parte – circostanza che si è rivelata falsa – conta fino a un certo punto.
O meglio, conta per chi, nella comunità ebraica si definisce oggi "sgomento e attonito" di fronte a un odio politico e a un pericolo di radicalizzazione a destra di sempre più giovani ebrei italiani, Cosa che due colleghi che quel mondo lo conoscono bene come Gad Lerner e Valerio Renzi, qui su Fanpage, denunciano da tempo,
Per tutti gli altri, dovrebbero interessare motivazioni, ideologia e bersagli, oltre alla fede religiosa di chi spara.
E invece no. Silenzio. O semmai qualche imbarazzato distinguo.
Silenzio da tutti quelli che per un manifestante violento non si fanno scrupoli a parlare di "fascismo degli antifascisti".
Silenzio da chi parla di milioni di persone in piazza come “pacifinti” o “zecche rosse” se c’è anche solo mezzo scontro con la polizia.
Silenzio da chi guarda la carta d’identità di chi commette un reato solo se è straniero, meglio se giovane, per poter urlare all’"emergenza maranza" e all’invasione dei delinquenti.
Silenzio da chi chiede a chiunque sia islamico di “dissociarsi” dagli estremisti ogni volta che un lupo solitario compie un attentato.
Lo stesso silenzio l’abbiamo ascoltato altre volte, del resto.
Quando un militante della Lega come Luca Traini si è messo a sparare all’impazzata contro migranti e sedi del Partito Democratico.
Quando un assessore della Lega come Massimo Adriatici ha ucciso con un'arma da fuoco un cittadino straniero, entrando fin troppo nella parte dello sceriffo di Voghera.
Quando dei giovani fascisti di estrema destra se ne vanno in giro a picchiare stranieri nel nome della remigrazione, o gli omosessuali, in nome della lotta all’ideologia gender.
In questi casi, sono tutte eccezioni, secondo i grandi maestri della generalizzazione un tanto al chilo. Che ritrovano la parola solo per dare dell’antisemita o dell’anticristiano o dell’antidemocratico a chi un occhio all’odio politico della destra chiede di darlo, sia esso cristiano o ebreo, o più semplicemente, fascista.
Per carità, non chiediamo né decreti ad hoc, né pene esemplari, né di “buttare via la chiave” del carcere, come fanno ogni volta i nostri campioni di ipocrisia.
Ma che a chi osserva sia chiaro il giochino, perlomeno, questo sì.