Progettava una strage a scuola a Pescara, 17enne lascia il carcere e torna in classe, ma senza i social

È entrato in comunità lo studente 17enne che stava pianificando una strage in un liceo artistico di Pescara. Il giovane è stato arrestato a fine marzo a Perugia ma non resterà in cella: il Tribunale del Riesame ha accolto la richiesta dei suoi difensori, consentendogli di tornare a scuola ma senza avere accesso ai dispositivi informatici e ai social.
L'astensione dai social e dal web rappresenta una condizione imprescindibile in ragione dei reati di cui è accusato il giovanissimo: propaganda, istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che detenzione di materiale con finalità di terrorismo. La propaganda sarebbe avvenuta infatti proprio attraverso la rete, nel sottobosco digitale che adesso gli esperti del Ros dei Carabinieri stanno scandagliando. Secondo quanto emerso sino ad ora, l’adolescente parlava in alcuni gruppi Telegram di “razza ariana”, e sempre qui avrebbe condiviso il progetto di compiere una strage nel liceo pescarese.
Il provvedimento del giudice del Riesame, come ricostruisce Il Centro, prevede "la misura della custodia cautelare con la misura del collocamento in comunità educativa con divieto assoluto dell'uso di dispositivi informatici, autorizzando l'indagato a frequentare la scuola e partecipare alle attività organizzate dalla comunità".
Il giovane avrebbe avuto contatti anche con “Werwolf Division”, gruppo neonazista e suprematista italiano da tempo al centro delle attenzioni delle Forze dell'ordine. Il nome prende ispirazione dalla divisione nazista nata al termine della Seconda guerra mondiale con il compito di compiere atti di sabotaggio e guerriglia contro le truppe degli alleati.
In questo contesto, prettamente online, sarebbe maturata l’idea del 17enne di compiere la strage a scuola. L’operazione però non si è fermata al giovane perugino: i militari hanno eseguito perquisizioni in Abruzzo, Umbria, Emilia-Romagna e Toscana nei confronti di altri sette minorenni per propaganda discriminatoria. Tutti, secondo chi indaga, sarebbero inseriti nello stesso circuito digitale, caratterizzato da contenuti estremisti e dinamiche di radicalizzazione.